Municipi virtuosi

Non so se ci avete fatto caso: il computer sottolinea la parola decrescita come fosse un errore, un elemento estraneo, sconosciuto. Questo la dice lunga su quanta strada c’è ancora da fare concettualmente prima che la decrescita diventi il paradigma con cui declinare la nostra quotidianità.
L’associazione dei Comuni virtuosi si riconosce perfettamente ne valori della decrescita, anzi le sperimenta ogni giorno nelle tante progettualità che mirano al risparmio energetico, alla consociazione degli acquisti, a una gestione sensata del territorio.

Se dovessi rispondere alla domanda: “Cosa può fare un amministratore di un ente locale sensibile alla decrescita per mettere in pratica buone prassi quotidiane?” proverei a indicare un percorso a tappe.
Il primo intervento da dare è rendere efficiente da un punto di vista energetico la “macchina comunale” [pubblica illuminazione, immobili come scuole, musei, impianti sportivi, biblioteche. municipi, etc.]. Attraverso il coinvolgimento di una Esco [Energy saving company, un’impresa che sviluppa, finanzia e installa progetti volti al miglioramento dell’efficienza energetica e della riduzione dei consumi] è possibile risparmiare energia e denaro migliorando al tempo stesso le condizioni ambientali. Valga su tutti l’esempio del Comune di Trezzano Rosa, provincia di Milano.

Poi mi muoveri sul piano regolatore, cercando di promuovere una gestione del territorio partecipata che miri a razionalizzare gli spazi occupati, introducendo per le nuove edificazioni criteri di bioedilizia. In questo senso sono molte le esperienze virtuose già avviate, come a Vezzano Ligure, in provincia di La Spezia.

Il terzo passaggio è l’introduzione degli acquisti verdi o Gpp [Green public procurement], nelle politiche di acquisto dei beni e servizi da parte dell’ente pubblico, carattaerizzati da una minore pericolosità per la salute umana e per l’ambiente, in modo che gli enti locali possano introdurre dei requisiti ecologici nelle forniture dei beni e dei servizi al momento dell’acquisto. È forse il primo passo, ma indispensabile, per una Pubblica amministrazione che non si limiti a predicare bene ma intenda realmente modificare i propri comportamenti, tenendo conto delle implicazioni ambientali e sociali e riducendo la propria “impronta ecologica” attraverso una scelta più accurata di arredi, lampade, computer, fotocopiatrici, tessuti per divise, mezzi di trasporto, materiali da costruzioni, carta. ecc. I Green public procurement sono ad uno stadio molto avanzato in tantissime realtà pubbliche. Molto interessante a questo riguardo è l’esperienza della Provincia di Cremona.

Fatti questi passaggi, risulta fondamentale incentivare i cittadini all’adozione di nuovi stili di vita che consentano il risparmio di risorse e di energia, la riduzione dei rifiuti e degli inquinamenti, assicurando contemporaneamente anche un risparmio economico e un miglioramento della qualità della vita. Impronta ecologica della “macchina comunale”, gestione responsabile del territorio, introduzione di nuovi stili di vita nella comunità: penso siano questi i punti irrinunciabili di un ipotetico programma per un amministratore che in campagna elettorale si dichiari vicino alla decrescita.

Purché tutti questi progetti non diventino una scusa dietro cui nascondere politiche energivore. Mi spiego: la raccolta differenziata ha un senso solo se alla fine dell’anno sono riuscito a convincere i cittadini a produrre meno rifiuti; i pannelli solari servono se prima ho reso effiiciente da un punto di vista energetico l’edificio sul cui tetto ho deciso di installare il pannello; la carta riciclata negli uffici è ottima, ma non ha alcun senso se poi non si usa il fronte retro e si sprecano una montagna di fogli per niente; il nuovo quartiere impostato secondo i criteri della bioedilizia trova la sua ragione d’essere se prima ho verificato la reale necessità di costruirlo.

L’associazione dei Comuni virtuosi sta raccogliendo decine di progetti che vanno in questa direzione. Dalla mobilità sostenibile al risparmio dell’acqua, dalla riduzione degli imballaggi alle banche del tempo, dall’utilizzo dei biocarburanti alla progettazione partecipata. Centinaia di amministratori locali stanno, di fatto, costruendo quelli che potremmo chiamare, con un po’ di fantasia, i Municipi della decrescita.

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