L'anti-crescita cresce

Si trascorreranno queste vacanze di Natale, e sicuramente i primi mesi dell’anno nuovo, a presidiare duro perché la Dora Riparia continui a scorrere dove si trova, perché le montagne non si spostino avanti e indietro e la geografia della Valle di Susa [per il momento], non si modifichi. Tutto questo con buona pace dei nostri ministri. Non c’è giorno infatti che Di Pietro, ma anche D’Alema e Rutelli e tutti quelli che prima di chiudere gli occhi la sera pensano alla Torino-Lione, intervengano dimostrando di non conoscere i luoghi. La Valsusa non va più nominata, ora si parla di tracciato che segue la “destra Dora”, che passerà tutta in Val Sangone. Basta prendere una cartina e rendersi conto della bufala. Che ci azzecca?, direbbe il nostro, come c’entra la Val Sangone con la Francia? Di Pietro non sente ragioni, spedisce con urgenza documenti al commissario dell’Unione europea, rassicurando che l’opera “si farà”. Lo ha fatto per l’ennesimo incontro del 19 dicembre, verifica della Cig [Commissione inter governativa], che si è tenuto a Parigi. Dichiara: “Si farà con un tracciato alternativo”. Quale? Quello inventato a tavolino dai giornalisti?

Nei sogni del ministro il Tav non interessa più la Valsusa. Bisogna rassicurare l’Europa, evitare che la Francia scarichi l’Italia, stanca dei tentennamenti. Anche il ministro Bianchi rassicura, rilasciando dichiarazioni al giornale francese La Tribune: “Prima di firmare per gli accordi definitivi bisogna dialogare con gli enti locali e la popolazione”. Come a dire: facciamoli giocare un po’ ai vari tavoli, tanto è tutto deciso. L’Osservatorio, presieduto da Mario Virano, dovrebbe esaminare il traffico merci, i flussi fra Piemonte e Francia, le potenzialità residue della linea storica. Un esercizio di stile e basta? Non a caso il popolo No Tav è fortemente dubbioso e critico. In centinaia si sono dati appuntamento davanti alla Comunità montana, giovedì 23 novembre, per il primo incontro dell’Osservatorio. Per ore hanno atteso notizie, in strada, alla fine, stanchi e infreddoliti, hanno trovato un pesante catenaccio e lo hanno messo al cancello della Comunità montana chiudendo con la chiave e subito dopo buttandola via. E’ sempre una questione di prospettive. Chi è chiuso dentro e chi sta fuori. Per uscire hanno avuto bisogno del fabbro.
Se l’Osservatorio dovrebbe analizzare tutte le criticità e ipotesi tenendo in considerazione anche l’opzione zero, il compito della Conferenza dei servizi, fortemente appoggiata da Di Pietro, è di fatto l’anticamera dell’opera. Tuttavia la Conferenza va indetta quando c’è un progetto definitivo e Ltf e Rfi un progetto non ce l’hanno. “Questa è la ragione tecnica–spiega Antonio Ferrentino presidente della Comunità montana–unita alla valutazione politica dell’inopportunità del contemporaneo svolgimento dell’Osservatorio e della Conferenza dei servizi, per cui disertiamo l’incontro e lo consideriamo illegittimo”. Venerdì 15 dicembre a Torino presso la Prefettura il nuovo appuntamento della Conferenza dei servizi al quale hanno partecipato i sindaci della Val Sangone, e alcuni sindaci dell’Alta Valle di Susa. E’ evidente il tentativo di isolare la bassa valle, di rompere il fronte No Tav, in una parola di “fare la pelle” a Ferrentino. I Ds di Torino stanno lavorando pancia a terra su questo obiettivo.

Come sarà il nuovo anno? A parte la scontata risposta “a sara dura”, Ferrentino spiega che sarà dura per entrambi le parti, per il movimento No Tav, ma anche per il governo. “Noi partiamo da una consapevolezza: l’unità del fronte istituzionale con i sindaci e la grande partecipazione dei cittadini”. Se non erano figuranti, quelli a Venaus durante la tre giorni dell’anniversaio, ai primi di dicembre, quella presenza qualcosa deve pur significare.

Intanto i presidi sono diventati luoghi di elaborazione politica. La Tav è quasi messa fra parentesi, sono altri gli interessi sui quali costruire la partecipazione. Si sta lavorando per una economia di valle che tenga in conto il trasporto merci, i chilometri fatti, le filiere corte. Spiega Maurizio: “Quello che si vuole creare non è un semplice gruppo di amici o militanti che costituisce un Gas, un gruppo di acquisto solidale, ma un territorio che, oramai consapevole dei limiti dello sviluppo, ha voglia di sperimentare alternative reali dove qualità dei prodotti [biologici], consapevolezza nel consumare [filiera corta e prezzo sorgente], e far sì che la socialità e il calore umano che si respirano all’interno dei presidi sostituiscano l’acquisto di pomodori brasiliani o cavoli olandesi in supermercati freddi e asettici. Tentare di concretizzare questa voglia di cambiare realmente il modo di consumare è una scommessa che in Valle di Susa ad oggi vale la pena sicuramente tentare”.

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