I vantaggi dell'innovazione frugale

“Non si tratta di vivere tutti allo stesso modo, in questo mondo, ma che il contributo di ogni essere umano all’inquinamento sia equamente distribuito, e il minore possibile. É anormale che certe parti del mondo consumino e inquinino 20 volte più di altre”. Dunque queste parti devono passare a un sistema economico decrescente, ancora da inventare. E qui entra il concetto di “innovazione frugale”, elaborato in un dossier per il mensile francese Silente, scritto dallo studioso e praticante della decrescita François Schneider.

Gran parte della corsa sfrenata ai consumi che ci fa rimanere nell’ottica della crescita viene dal fatto che l’industria continua a innovare giusto per vendere di più. Occorre invece pensare a modelli di innovazione che vadano verso un minor consumo: appunto, l’innovazione frugale.
Siamo a una tale situazione di pericolo che dovrebbe apparire liberatorio porre limiti a quelle tecnologie che riducono il nostro vero benessere e quello del pianeta. L’innovazione frugale può declinarsi a tutti i livelli: personale, locale, regionale, nazionale e globale. E a tutti i livelli, implica la ricerca di informazioni e dati e la loro divulgazione al maggior numero possibile di persone.
L’autore propone quattro piste per l’innovazione frugale.

La prima è rifiutare quelle tecnologie che non possono essere riformate per il loro vizio intrinseco: energia nucleare, armamenti, ogm, nanotecnologie, clonazione.

La seconda innovazione frugale è ridurre altre tecnologie: in primo luogo il trio auto-aereo-tv, generatore di grandi ricadute e implicazioni. Se si riesce a uscirne, in massa, ciò apre inaudite frontiere verso la frugalità. Mettere in discussione la devastante automobile, ad esempio, “destabilizza” i centri commerciali, gli spostamenti superflui, lo spezzettamento delle attività. E del resto, “se si è per l’ecologia e l’equità, l’auto individuale non è possibile”; serve per i casi di urgenza, medici, per gli incendi, non certo per la quotidianità. Quanto all’aereo, così pesante per il clima e in tale crescita, esso fa percorrere migliaia di chilometri per viaggi meteora, non certo di vera conoscenza; ridurre, ridurre. E la tv individuale? Responsabile com’è della diffusione della pubblicità e della passività, si tratta di allontanarla dal nucleo delle nostre vite, e–politicamente–di ristabilire un controllo civico sui suoi contenuti.
E poi le case: in Francia, 5 milioni sono vuote, mentre tanti dormono per strada; si dovrà un giorno osar toccare la proprietà privata (requisizioni, affitti obbligatori) e come in Galles mettersi a discutere sulle seconde case (sostituibili dallo scambio). Nell’alimentazione, molte buone ragioni inducono a ridurre al massimo i prodotti animali, procedendo verso l’abolizione degli allevamenti intensivi. E i gadget da ridurre, quanti sono? Non basta un solo telefono anziché uno al lavoro, uno a casa e diversi cellulari? Poi, i forni a microonde, gli ascensori bloccamuscoli, e perfino i frigoriferi in inverno…

La terza innovazione frugale è mettere dei limiti a certe tecnologie.
Limiti alla velocità (e ai consumi di carburante e di vite); limiti alla capacità di carico delle strade; limiti alle necessità di spostamenti trasformando i quartieri urbani e perfino le campagne in centri polifunzionali. Occorre una nuova localizzazione; l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) va sostituita dall’Organizzazione mondiale della localizzazione (Oml). Sfavorire le tecnologie più pesanti imponendo delle ecotasse. Porre dei limiti alle estrazioni di materie prime, riducendole di anno in anno (una misura che si può applicare a livello personale come locale, regionale, mondiale).

La quarta innovazione frugale è sviluppare alternative.
Per lo sviluppo… della decrescita. Il futuro dovrebbe prevedere un maggiore uso dell’energia umana là dove–come in Occidente–se ne usa sempre meno: la bicicletta, ecologica e salutare, ma anche certi manodomestici. E la tv? A livello locale è conviviale avere tv di quartiere o di villaggio, così come cinema di quartiere o di villaggio. In effetti la condivisione dei beni (anche delle lavatrici, e ovviamente dei mezzi di trasporto) è da favorire, perché permette di ridurre la produzione a parità di servizio e fa comunità.
I sistemi frugali però devono essere gradevoli e richiedere meno sforzo degli altri. Per dire: anche la toilette che fa il compost (e dunque produce fertilità anziché inquinare, una antica geniale invenzione da recuperare) deve essere più confortevole e bella del noto e tristo wc. E così le piste ciclabili, o il vuoto a rendere. Ovviamente, consumando meno e dunque producendo meno, si dovrà ridurre e ridistribuire il tempo di lavoro remunerato.

Tags assegnati a questo articolo: ambiente, ecologia

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