Più di cinquecento anni fa, gli abitanti di quelle che oggi chiamiamo le Ande basse dell’Ecuador, sviluppavano la capacità di gestire il rapporto con il territorio e con la forte siccità locale, raccogliendo acqua piovana in altura per ricaricare le falde che alimentavano le sorgenti più a valle.
Questo si combinava con la conservazione del manto vegetale e dei bacini fluviali, ma anche con l’astronomia e la ritualità: una sapienza collettiva che assicurava sopravvivenza e prosperità e–anche per l’ingegno e il lavoro richiesti a ciascuno–edificava una comunità, contribuendo a determinare una specifica visione di sé e delle relazioni con gli altri, con la natura e con il cosmo.
Tutto ciò arriva a noi attraverso un progetto di cooperazione per il recupero delle culture e delle pratiche dei Paltas, disperse da quanti si sono susseguiti in quel posto per portare, anche con la forza, civiltà e progresso, insieme a differenti visioni del mondo.
In un’area nella quale la desertificazione ha costretto a emigrare un terzo degli abitanti e riduce alla sopravvivenza [con 0,80 euro al giorno] le famiglie dei contadini, si sta ora realizzando una gestione consensuale del territorio che vede al centro il ruolo delle donne. La disponibilità dell’acqua ha migliorato le condizioni igienico-sanitarie e ha ridato impulso all’agricoltura, favorendo il recupero della sovranità alimentare e stimolando le istituzioni locali a consolidare questa esperienza di partecipazione in una strategia politica permanente.
Una regione come la Liguria e l’Ecuador si avvicinano così in virtù di un’antica popolazione, che aveva compreso come intorno ai beni comuni si giochi la dignità stessa dell’esistenza umana, e come questi, toccando l’appartenenza a un medesimo e inscindibile contesto ecologico e sociale–uniscano e impegnano reciprocamente le comunità, attribuendo diritti e responsabilità. La cooperazione internazionale è dunque un’opportunità per comprendere come, valorizzando le risorse fisiche dei territori e i saperi delle comunità che li abitano, sia possibile ricostruire principi di cittadinanza, restituire al lavoro e all’economia una valenza sociale e capovolgere la logica di una spirale competitiva che fa precipitare tutti nella solitudine e nella precarietà.
Da lì si può partire per tornare a tessere trame di relazioni e alleanze che–nel Nord e nel Sud del mondo–uniscano le vittime dello sviluppo, verso una società capace di futuro, in cui ognuno sia consapevole di non essere sufficiente a se stesso ma sappia anche di avere qualcosa di bello, di giusto e di umano da scambiare.
per informazioni:
Progetto Sviluppo Liguria
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