Un blog contro la Tav romana

Stazione

DICEVANO che sarebbe stata pronta nel 2006. Sta scritto negli accordi stipulati dal Comune di Roma con la Rete ferroviaria italiana Spa [Rfi]. Ora si parla del 2008. Costerà 300 milioni di euro, considerando anche la «riqualificazione » di tutta l’area. A lavori conclusi, non rimarrà in piedi nulla della vecchia stazione, anche se l’interno era già stato completamente rifatto solo nel 2000.

La nuova stazione Tiburtina di Roma manderà in pensione la stazione Termini. Secondo il nuovo Piano regolatore sarà lo snodo dell’Alta velocità a Roma. Paolo Desideri, l’architetto che l’ha progettata, dice che è la «più grande opera infrastrutturale urbana d’Italia». L’intervento riguarda 250 mila metri cubi di stazione e altri 550 mila metri cubi di uffici e centri commerciali. Una monumentale galleria pedonale sarà sospesa sopra i binari [che registreranno un flusso di 500 treni al giorno] a nove metri di altezza.

L’edificio, affiancato da due strade sopraelevate, collegherà i quartieri di Pietralata e Nomentano. Nelle aree intorno agli ingressi sorgeranno anche un maxi centro commerciale, otto palazzoni alti cinquanta metri per uffici e abitazioni, e ancora un albergo, un ipermercato e un immenso parcheggio interrato. Il progetto complessivo è finanziato da Comune, Stato e Tiburtina Spa, società costituita da Rfi.

La nuova stazione dovrà reggere un traffico di 20/25 milioni di passeggeri l’anno, 70/80 mila nelle giornate di punta. Oggi, nelle giornate di punta, sono 12/15 mila. Tutto è pensato per fare in modo che i viaggiatori non escano mai dalla stazione: palestre, alberghi, centri commerciali, biglietterie. Ci sarà anche una piazza interna in finto stile romano, con tanto di fontana. Mai nessuno però ha pensato di chiedere un parere ai cittadini di quel quartiere. L’impatto delle nuove costruzioni comincia a preoccupare molti. «Questa meraviglia tecnologica vorrà dire almeno cinque volte più traffico di oggi, cioè auto, persone, merci. Una prospettiva entusiasmante, lo sviluppo che avanza, ci dicono. E i problemi di mobilità? E l’aumento delle polveri sottili? E la partecipazione? », si chiede Bruno Cameli. Con un gruppo di amici che abitano vicino alla stazione, Bruno ha creato il sito Piazzablog.it «per rompere il black out di comunicazione che avvolge quel progetto». Decine di collaboratori contribuiscono, anche anonimi, probabilmente molti sono impiegati pubblici. Per il sito vi sono poche regole: niente promozione ai partiti, niente razzismo [il rischio che gruppi di destra, presenti nel quartiere, si inseriscano è alto], niente pubblicità. Le informazioni raccolte, per quanto possibile, vengono verificate e pubblicate. Lo straordinario lavoro di Piazzablog è utile anche per alcune battaglie sulla casa di Action e di Nunzio D’Erme.

Nel dicembre 2005 Piazzablog promuove un’assemblea pubblica. Più di cento persone si incontrano grazie solo al passaparola. C’è persino Orlando Corsetti [Margherita], il presidente del Municipio III, il più a metà settembre Roma est è rimasta paralizzata perché il ponte della Tiburtina, già ora attraversato da migliaia di auto, è franato durante i lavori per la nuova stazione. Così, il 24 settembre, associazioni, centri sociali, la bottega del commercio equo e l’amministrazione del Municipio V hanno promosso un incontro con Piazzablog, sito di informazioni sulla Tav romana. Il dibattito è stato molto partecipato. La rete costituita da cittadini, associazioni e alcuni consiglieri dei due muncipi, dunque, si allarga. Intanto, Piazzablog avvia inchieste su altre aree oggetto di trasformazioni [Villa Narducci e il deposito Atac di via della Lega Lombarda]. In questo caso, la possibilità per la società civile di rimettere in discussione i progetti sembra maggiore. Veltroni ha detto di voler fare del deposito un museo, il Municipio III ha deliberato per farne la sede di servizi culturali. Peccato, che il Comune e l’agenzia Risorse per Roma abbiano deciso di farne un’area di edilizia residenziale e commerciale con trucchi da prestigiatore [manca il verde previsto dalla legge? Allora sui tetti delle nuove strutture mettiamo un po’ di piante].

Nei decreti attuativi della “Legge Obiettivo” si stabilisce che la piena responsabilità della progettazione esecutiva e della realizzazione delle grandi opere è affidata a un General contractor, che dispone di piena libertà nel processo realizzativo dell’opera, compresa la possibilità di subappaltare in toto la produzione senza obbligo di gara. Questo meccanismo comporta l’impossibilità di controllare la filiera del processo produttivo dal punto di vista dei diritti e della sicurezza dei lavoratori, e della penetrazione di interessi criminali. Dagli anni ottanta, quando decollano i profitti del commercio di droga, le mafie riciclano fiumi di denaro. Uno dei meccanismi più semplici è quello di entrare nel business delle grandi infrastrutture e degli appalti pubblici. «Il gioco dei noli delle macchine movimento-terra, acquistate da queste organizzazioni e affittate ai cantieri, è uno dei mezzi più semplici ed efficaci per questa conversione – ha spiegato Claudio Cancelli, docente del Politecnico di Torino – Per qualche misterioso motivo, i nostri legislatori hanno lasciato un grazioso buco, proprio a questo riguardo, nella legislazione antimafia». Il gigantesco indotto funge da lavanderia per i quattrini della mafia e deve essere alimentato da Grandi opere. Uno dei primi a capirlo fu Giovanni Falcone, che individuò in Angelo Siino, proconsole di Totò Riina, il «ministro dei lavori pubblici della mafia». Nel febbraio del 2005 si è scoperto che il clan italo-canadese dei Rizzuto aveva stanziato 5 miliardi di euro per una cordata di imprese che ha concorso nella «fase di prequalifica» del General contractor per il ponte sullo Stretto. «Il ponte non solo rappresenta una violenza ambientale e paesaggistica; non solo è uno spreco di denaro pubblico; non solo è un bluff come elemento trasportistico ed occupazionale, ma è anche una formidabile torta su cui la mafia potrebbe trovare nuovi profitti e vigore legittimati o consentiti da meccanismi contrattuali non ben ponderati», commenta il Wwf.

Il 29 gennaio altro incontro pubblico. Anche in questo caso la sala che ospita il dibattito è strapiena. Corsetti si impegna a presentare le proposte di Piazzablog all’assessore all’urbanistica del Comune, Roberto Morassut. Ma il 7 aprile il consiglio comunale delibera la contrarietà al progetto. Intanto, il consiglio municipale, su proposta di Piazzablog, approva un documento per sostenere i processi di partecipazione. Ma Corsetti oggi ha dimenticato tutto.

In maggio, Paola Enrico, tra i promotori di Piazzablog e moglie di Bruno, si candida con le liste dell’Ulivo, viene eletta nel Municipio III, diventa presidente della Commissone speciale Tiburtina, ma Corsetti [confermato presidente] si rifiuta di concederle la delega alla partecipazione: poco male, dicono quelli di Piazzablog, «in fondo, la partecipazione non può essere delegata».

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