Ve la immaginate Firenze che crolla, colpita da cedimenti del terreno che ingoiano per sempre il David di Michelangelo, il Battistero o i capolavori custoditi agli Uffizi? Uno scenario fantascientifico: ma il progetto di una galleria che passa sotto la città potrebbe renderlo meno remoto.
Mille e trecento milioni di euro pubblici per una galleria lunga nove chilometri, con dighe sotterranee per arginare le falde acquifere e tanto di apposita stazione dell’alta velocità [Av] firmata dal noto architetto inglese Norman Foster. Un progetto a dir poco devastante per un territorio già reduce dei lavori infiniti per la Tav del Mugello, una tratta della Bologna-Firenze.
È all’accanimento dell’associazione Idra che si devono un certo numero di «scoperte» sulla Tav. L’ultima, non per importanza, riguarda proprio quella che i suoi sostenitori chiamano la «madre di tutte le battaglie » ovverossia il sotto-attraversamento Av della città, a proposito del quale – spiega Girolamo dell’Olio, responsabile di Idra – «non esiste un solo documento tecnico d’insieme sul nodo fiorentino».
Dell’Olio aggiunge che «si programmano dunque investimenti colossali nelle infrastrutture, pensiamo alla Tav permanentemente incompiuta tra Bologna e Firenze, alla sofferta Variante di Valico, alla discussa terza corsia della A1, senza essere in grado di prevederne la ricaduta l’una sull’altra, e tutte insieme sul trasporto di passeggeri e merci, sulla mobilità urbana e su quella metropolitana ».
Eppure l’alta velocità a Firenze c’è già e usa in area urbana gli stessi binari del trasporto locale. Per liberare questi binari basterebbe aggiungere un quinto binario ai quattro esistenti, riducendo così del 70 per cento il costo dei lavori. «In queste condizioni dedicare un tracciato del tutto nuovo all’Av – spiega Ornella De Zordo, consigliera comunale di Unaltracittà/Unaltromondo – sarebbe un delitto nei confronti della città e dell’ambiente. Noi chiediamo quindi una valutazione di impatto ambientale integrale, e non solo preliminare, come consente invece la Legge Obiettivo». Anche perché il sotto-attraversamento di Firenze non presenta nessun vantaggio. L’inabissamento della linea, con la presenza della falda acquifera, impone una curva a gomito, limitando la velocità massima a 60 chilometri orari e non permettendo quindi di risparmiare tempo.
Quali vantaggi si trarrebbero allora dal sotto-attraversamento? «Si fanno le grandi opere non perché ce n’è bisogno – dice Ornella De Zordo – ma perché sono affari colossali per chi le costruisce. Nel nostro caso, la gara d’appalto è già stata aperta e l’offerta più vantaggiosa viene dal consorzio stabile Ergon, di cui fanno parte il consorzio Etruria, che sta realizzando la Tav del Mugello, e la Coopsette, una delle più importanti cooperative emiliane. Il consorzio si è formato solo per partecipare alla gara di appalto ». Così, questa opera faraonica rischia di prosciugare le poche risorse disponibili per le piccole opere utili al territorio, oltre a essere, secondo De Zordo, «dannosa e inutile, corrisponde a un’idea vecchia di progresso, che assorbe tutte le risorse pubbliche e devasta il territorio. I tre elementi che oggi chiamiamo progresso sono invece l’uso consapevole del denaro pubblico e del territorio, oltre all’ascolto delle popolazioni coinvolte».
Nella regione Toscana, governata da amministrazioni di centrosinistra, non si ferma qui l’elenco dei progetti dannosi per l’ambiente e i cittadini. A Livorno si lotta contro un rigassificatore che dovrebbe essere installato in mare, mentre è in atto un braccio di ferro lungo il tracciato dell’autostrada tirrenica, tra le comunità locali che propongono un ampliamento dell’Aurelia e le amministrazioni che vogliono a tutti i costi un’autostrada costiera. Come se non bastasse, la Toscana conta anche diversi inceneritori, l’ultimo – quello di Case Passerini – è stato approvato dal piano provinciale nonostante una grande mobilitazione popolare. Gli abitanti della piana fiorentina, già schiacciati tra l’aeroporto e l’autostrada, dovranno fare i conti anche con un’ulteriore fonte di inquinamento.
La diffusa resistenza popolare vuole cercare di pesare, in una regione dove vige «il modello di consenso toscano» tanto elogiato dai politici e dove i sindaci, secondo De Zordo, «non si sentono rappresentanti delle popolazioni come in Val di Susa, ma funzionari dei partiti che sostengono questi scempi». Per tentare di riprendere possesso del proprio territorio, la rete toscana sulle grandi opere, che riunisce tutte queste lotte, ha indetto una mobilitazione a Firenze per il 10 ottobre. Un banco di prova della manifestazione nazionale del 14.






