Sedici centrali turbogas, sette autostrade [dai costi lievitati fino a radoppiare], due linee ferroviarie ad alta velocità e una bretella ferroviaria per le merci di 25 chilometri a doppio binario: è quanto prevede il Piano energetico regionale lombardo. Tutte opere che la giunta regionale, guidata da Roberto Formigoni, vuole realizzare usando le facilitazioni permesse dalla Legge Obiettivo. Con il beneplacito di Ds e Margherita, convinti sostenitori della proposta di «Autonomia federalista », lanciata da Formigoni lo scorso agosto, che scomoda la Costituzione per aprire la strada a una supermaggioranza fondata proprio sulla realizzazione di grandi opere.
Per lottare contro «la cementificazione del territorio e della Costituzione» si è creato nel 2005 il Coordinamento dei comitati ambientalisti della Lombardia. Riunisce i comitati di Milano, Bergamo, Brescia, Mantova, Lodi, Cremona e Pavia. «Il coordinamento si è costruito al di fuori delle strutture tradizionali, che risentono troppo della vicinanza con alcune forze politiche – spiega Ezio Corradi, che ne è il vicepresidente – Abbiamo organizzato numerose iniziative, con grande partecipazione dei cittadini. Oltre alle assemblee abbiamo anche fatto una raccolta di firme che sono state consegnate al Parlamento europeo, al presidente della repubblica, della regione, delle province, ai sindaci, e con ricorsi alla magistratura per denunciare i rischi di una devastante politica del territorio».
A rafforzare le ragioni di chi fa parte del coordinamento, c’è anche il triste primato della Lombardia, che è la prima regione italiana per il tasso di mortalità da tumore. Le fotografie del satellite Envisat, scattate nell’ottobre 2004, e del satellite Nasa, nel marzo 2005, confermano che la pianura padana è tra le cinque regioni più inquinate del mondo. «Com’è possibile annunciare politiche contro l’inquinamento e poi autorizzare il raddoppio di un’inquinante acciaieria a Cremona- Spinadesco o le centrali turbogas di Bertonico, Offlaga, Mantova Ies?», si chiede Ezio Corradi.
Se si vanno a guardare nel dettaglio i progetti, si scopre che oltre a essere dannose per la salute e l’ambiente, le grandi opere lombarde sono anche insostenibili economicamente.
Spiega Corradi: «L’autostrada Travagliato- Melzo, meglio nota come la Brescia-Bergamo-Milano, anche se non parte da Brescia, non passa da Bergamo e non arriva a Milano, e che è lunga 52 chilometri, dovrebbe costare 1480 milioni di euro [rispetto ai 600 previsti] per un traffico prevalentemente locale, che sposterà solo il dieci per cento delle automobili dalla A4 Milano-Venezia. E che dire dell’autostrada Tirreno-Brennero, 83 chilometri al costo di mille e ottocento milioni di euro, per un traffico previsto dal progetto di 21 mila veicoli al giorno nel 2040? Oltre alle autostrade, anche le linee dell’Alta velocità avranno un impatto piuttosto pesante sull’ambiente. Quella che dovrebbe andare da Treviglio a Verona rischia per esempio di devastare le colline moreniche del Garda».
I comitati propongono invece un Piano energetico fortemente integrato a quello nazionale, un nuovo piano generale dei trasporti e la riqualificazione della rete ferroviaria esistente, a partire dalla linea che da Asti-Mortara va a Mantova- Monselice. Un binario unico e sottoutilizzato, a fianco dell’attuale, che è possibile raddoppiare con costi di realizzazione infinitamente minori rispetto a una linea Tav e senza danneggiare il territorio che ne viene attraversato. Mentre la giunta Formigoni investe sulle infrastrutture, il controllo delle risorse pubbliche viene affidato ai privati: proprio in questi giorni si discute infatti in fretta e furia della privatizzazione dell’acqua – separando la gestione dall’erogazione – per aggirare l’impegno del governo in materia di acqua pubblica [vedi box]. Secondo Mario Agostinelli, consigliere regionale indipendente con il Prc, «la Lombardia sconta l’idea vecchia che bisogna fare scorrere le macchine, non l’acqua».






