La fine dello sviluppo e il lavoro di rinnovamento

Estratto della Dichiarazione dell’Incad
(International Network for Cultural Alternatives to Developpement)

Orford, Quebec, Canada, 4 maggio 1992

Sotto il nome di sviluppo, la natura e le comunità umane subiscono la sfigurazione, l’estinzione, la morte.
La posta in gioco oggi non è né una crisi di gestione, né una riforma, né una restaurazione delle culture e della natura rovinata, nemmeno un semplice risveglio.
Abbiamo bisogno di un cambiamento che possa iniziare un profondo risveglio per la messa in atto di un disarmo culturale e di una fine dello sviluppo stesso.
Dobbiamo di conseguenza impegnarci concretamente per una riabilitazione della natura e delle culture.
Di conseguenza, proclamiamo una fine dello sviluppo, invitiamo i popoli del mondo ad incominciare il lavoro di ricostruzione, ri-armonizzazione, rinascita, dopo il passaggio della tempesta.
Ciò può significare la creazione di gruppi di rinnovamento capaci di associare con immaginazione gli elementi della modernità alle sopravvivenze della tradizione.
Crediamo che è arrivato il momento di riconoscere radicalmente il pluralismo del nostro mondo e che dobbiamo impegnarci in un ampio processo di rinnovamento culturale con la convinzione che non possa esserci alcun criterio universale a guidarlo.

A titolo di esempio possiamo identificare i seguenti fini come primi passi da fare:
1. Cancellare progressivamente (in ragione del 20% all’anno) tutti i debiti dei paesi del Sud accumulati per progetti di sviluppo;
2. Ridurre il reddito per persona nei paesi del Nord al loro livello del 1960;
3. Bloccare con mezzi adeguati l’utilizzo illimitato di petrolio;
4. Ridurre la quantità di elettricità utilizzata a una velocità che permetta di annullare tutti i progetti nucleari nel giro di dieci anni;
5. De-costruire il modello globale di educazione che incoraggia e sostiene gli stati nazione e il loro sviluppo: rimettere in vigore i sistemi di educazione praticati dalle comunità locali in armonia con il loro ambiente culturale e naturale, che permetterà di sostenere il buon livello di quelle comunità.
6. Iniziare una campagna di massa di programmi per un’altra educazione nel Nord come nel Sud all’indirizzo delle élites socio-professionali a proposito della perversità dello sviluppo: ciò consisterà nel lavorare sui seguenti soggetti:

  • Lo sviluppo come fattore di impoverimento della maggior parte del mondo;
  • Le modalità di pauperizzazione.
  • Il sacrificio delle energie naturalmente rinnovabili sull’altare della crescita economica.
  • L’obbligo che è fatto alle élites socio-professionali di aumentare il PIL degli stati nazione tanto che le rende incapaci di comprendere l’interesse del lavoro di rinnovamento creativo delle comunità locali.

1. Trasformare tutti gli aiuti delle agenzie di sviluppo in cooperative decentralizzate consacrate alle acquisizioni e al rinnovamento della conoscenza, alla considerazione dei modelli di vita, al saper fare delle diverse culture del mondo per il proseguimento di un dialogo interculturale sul dopo-sviluppo tra i popoli del Nord e del Sud.

Ri-orientare tutti i finanziamenti a questo fine.

Firmatari:

Kalpana Das (Canada-India); Gustavo Esteva (Messico); Serge Latouche (Francia); Douglas Lummis (Gappone-Stati uniti); Frédérique A. Marglin (Stati uniti); Marie Macdonald (Stati uniti); Ashis Nandi (India); Emmanuel N’dione (Senegal); Raimon Panikar (Catalogna-Spagna-India); Sidny Pobihuschy (Canada); Majhid Rahnema (Francia-India); Wolfang Sachs (Germania); Edith Sizoo (Olanda-Belgio); David Tushneider (Bolivia); Robert Vachon (Canada); Hassan Zaoual (Francia-Marocco).

Traduzione italiana per le Edizioni Lilliput on-line di Paolo Coluccia

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