È un piccolo gioiello di architettura popolare situato a due passi da Ventimiglia [Imperia] e dal mare. Ma il villaggio medioevale di Torri Superiore è soprattutto uno scherzo riuscito del movimento per la decrescita.
Il borgo é composto da centosseanta vani collegati da un intricato labirinto di scale, terrazzi e vicoli. Nel corso degli ultimi cento anni, il borgo é stato abbandonato. Quindici anni fa, un gruppo di persone ha deciso di restaurarlo cercando di rispettare il carattere originale del borgo, per farlo diventare la casa per alcuni nuclei familiari, il luogo per condividere alcuni spazi e l’occasione per un’attività di albergo diffuso. “Ma non abbiamo mai pensato a una comune” dice Lucilla, una delle prime persone che hanno abbandonato la vità in città per scegliere stili di vita diversi. Oggi, Torri Superiore è uno degli ecovillaggi più noti in Italia.
Le caratteristiche originarie del borgo sono state preservate con tecnologie appropriate e principi di bio-architettura. I lavori edili sono stati realizzati con piccole ditte artigianali locali e il lavoro volontario dei soci. A partire dal 1997 sono state ristrutturate le prime abitazioni e un’ampia parte del centro culturale di proprietà dell’associazione Torri Superiore [il centro è ora gestito dalla cooperativa Ture Nirvane, fondata per ultimare il restauro e avviare le attività culturali e ricettive]. Alcuni della cooperativa sono anche tra i promotori del Laboratorio di cittadinanza attiva di Vetimiglia: “Con incontri pubblici, questionari, il teatro dell’oppresso cerchiamo di allargare gli spazi di partecipazione politica”.
La comunità residente è composta da venti persone, tra cui cinque bambini. I residenti curano le attività culturali e sociali realizzate a Torri, seguono i lavori dei cantieri per il recupero degli edifici e i programmi di agricoltura biologica [produzione di olio, verdura e frutta per il consumo interno]. Alcuni hanno mantenuto attività di lavoro esterne. Dice Lucilla: “Ci siamo resi conto che è possibile vivere bene anche con redditi bassi, quando si avviano attività di autoproduzione, si condivisono spazi e servizi, e si scopre la bellezza di trascorre il tempo libero non facendo per forza shopping, ma magari passaggiando nei boschi”.
La comunità si riunisce ogni settimana e prende le decisioni con il metodo del consenso. L’economia dell’ecovillaggio si basa sull’attività ricettiva della “Casa per ferie” dotata di confortevoli camere, servizi igienici con acqua calda solare, sale per incontri. È in funzione anche un ristorante che offre alimenti biologici.






