L'energia umana, muscoli e mani

Credo sia importante prima di addentrarci in alcune linee di riflessioni sull’importanza delle abilità manuali e l’uso dell’energia muscolare, vedere un piccolo schema sulle scoperte e sull’utilizzo che l’uomo ha fatto dei diversi sistemi di energia attraverso i secoli:

2 milioni-10.000 a.C.–L’unico tipo di energia usato è la propria energia muscolare.
10.000 a.C.–L’uomo comincia a sfruttare l’energia muscolare degli animali.
600 a.C. ca.–I Greci sperimentano le proprietà elettriche dell’ambra.
III secolo a.C. ca.–Compaiono in Medio Oriente i primi mulini ad acqua.
27 a.C.–Vitruvio descrive i mulini ad acqua ad albero orizzontale e a ruota verticale usati a Roma.
II secolo–Compaiono i primi mulini ad acqua a cascata verticale.
650 ca.–Compaiono in Persia i primi mulini a vento
1086 ca.–Compaiono in Europa i primi mulini attivati dalle maree.
1100 ca.–Il mulino a vento, tramite gli arabi, arriva in occidente.
1712–T. Newcomen costruisce un motore a vapore impiegato per pompare acqua dalle miniere.
1769–J. Watt inizia a migliorare la macchina di Newcomen aggiungendovi il condensatore.
1780–L. Galvani scopre l’elettricità animale nelle rane.
1782–J. Watt realizza la macchina a vapore a doppio effetto a rotismo planetario.
1800–A. Volta annuncia l’invenzione della pila elettrica.
1821-1831–M. Faraday studia il fenomeno dell’induzione elettromagnetica, realizza la prima dinamo rudimentale.
1879–T. A. Edison realizza le prime lampade a filamento.
1881–Edison realizza a New York la prima centrale termoelettrica.
1893–N. Tesla realizza la prima centrale idroelettrica a corrente alternata.
1893–W. Kaplan realizza la turbina “a propulsore”.
1896–H. Becqerel scopre la radioattività naturale.
1897–1898 M. e P. Curie scoprono le proprietà radioattive di alcuni minerali.
1904–In Toscana per la prima volta si sfrutta l’energia geotermica per ottenere corrente elettrica.
1905–A. Einstein formula la teoria della Relatività ristretta, aprendo l’era nucleare.
1919–E. Rutherfod effettua la prima reazione nucleare.
Anni ‘20–Vengono realizzate le prime perforazioni petrolifere a grande profondità.
1934–F. Fermi e i “ragazzi di via Panisperna” scoprono i neutroni lenti.
1934–F. Jolit e I. Curiel scoprono la radioattività artificiale.
1935–L. Szilard ipotizza la possibilità di reazioni a catena.
1938–H. Bethe formula la teoria della fusione nucleare.
1938–Viene scoperto in Messico il primo giacimento di petrolio Off Shore.
Anni ’40–Vengono realizzati i primi prototipi di centrali maremotrici.
1941–Viene realizzato in U.S.A. un grande generatore eolico.
1942–E. Fermi costruisce a Chicago la pila atomica.
1945–Viene lanciata la prima bomba atomica su Hiroshima.
1954–L’URSS costruisce la prima centrale nucleare di tipo ancora sperimentale.
1957–Entra in funzione la prima centrale nucleare statunitense.
1958–Vanguard è il primo satellite artificiale a sfruttare la luce del sole come fonte diretta attraverso celle solari.
1960–Viene reallizzata in URSS la prima grande centrale solare.
1968–L. Arcomovich realizza il Tokamak per sperimentare la fusione nucleare.
Anni ‘70–Si sperimenta l’energia solare nei mezzi di trasporto.
1972–Negli U.S.A. sono in funzione 30 centrali nucleari ed altre 51 sono in costruzione.
“…non conosco modo migliore di cambiare il sistema che immettere nel mondo un nuovo tipo di tecnologia, con cui anche la gente qualunque possa acquisire un’autonomia produttiva e diventare relativamente indipendente” Ernest Fritz Schumacher da “Il Buon lavoro”
1974–L’ingegnere J. Lidmayer realizza una cella fotovoltaica al silicio molto più efficiente di quelle già in uso.

Ivan Illich: energia ed equità

Ed è proprio in quegli anni che Ivan Illich (sicuramente una delle menti più lucide nell’analizzare e valutare i meccanismi e gli intrecci fra la tecnica, la tecnologia e la politica) in maniera chiara evidenzia quello che negli anni successivi si sarebbe poi avverato. All’inizio del 1973, su “Le Monde” di Parigi esce una sua prima analisi sul tema “Energia ed equità”.

"…Da qualche tempo è venuto di moda parlare di un’imminente crisi energetica. Questo eufemismo occulta una contraddizione e consacra un’illusione. Maschera la contraddizione che è implicita nel perseguire assieme l’equità e lo sviluppo industriale; fa salva l’illusione che la potenza della macchina possa sostituire indefinitamente il lavoro dell’uomo. Per superare la contraddizione e dissolvere l’illusione, è urgente chiarire quella realtà che viene oscurata dal linguaggio della crisi: e la realtà è che elevati quanta di energia degradano le relazioni sociali con la stessa ineluttabilità con cui distruggono l’ambiente fisico.

Coloro che parlano di crisi energetica credono in una particolare idea dell’uomo e continuano a propagarla. Secondo questa concezione l’uomo nasce, e resta per tutta la vita, dipendente da schiavi che deve faticosamente imparare a dominare. Se non dispone di prigionieri, ha bisogno di macchine che compiano gran parte del suo lavoro. Si può misurare il benessere d’una società, secondo tale dottrina, dal numero degli anni che i suoi membri hanno trascorso a scuola e dal numero degli schiavi energetici che hanno così imparato a governare. Questa convinzione è comune a tutte le contrastanti ideologie economiche attualmente in voga. È messa in pericolo dalle evidenti iniquità, molestie e impotenze che si manifestano ovunque quando le orde voraci degli schiavi energetici superano oltre un certo rapporto il numero delle persone. La crisi energetica concentra le preoccupazioni sulla scarsità del foraggio disponibile per questi schiavi.

Io preferisco chiedermi se gli uomini liberi hanno bisogno di essi.

Gli indirizzi di politica energetica che verranno adottati nel decennio in corso determineranno la portata e il carattere delle relazioni sociali che una società potrà avere nell’anno 2000. Una politica di bassi consumi di energia permette un’ampia scelta di stili di vita e di culture. Se invece una società opta per un elevato consumo di energia, le sue relazioni sociali non potranno che essere determinate dalla tecnocrazia e saranno degradanti, comunque vengano etichettate, capitaliste o socialiste.
In questo momento le società, specie quelle povere, sono per lo più ancora libere di seguire nel campo dell’energia uno di questi tre indirizzi:

possono identificare il benessere con un forte consumo energetico pro capite, o con il conseguimento di un’elevata efficienza nella trasformazione dell’energia, oppure ancora con il minor uso possibile di energia meccanica da parte dei membri più potenti della società. Il primo orientamento punterebbe su una gestione rigida di combustibili rari e distruttivi a vantaggio dell’industria, mentre il secondo metterebbe l’accento su una riattrezzatura dell’apparato industriale nell’interesse del risparmio termodinamico.

Questi due primi atteggiamenti comportano ingenti investimenti pubblici e un accentuato controllo sociale; entrambi giustificano l’avvento di un Leviatano computerizzato, e sono oggi contestati da più parti.
La possibilità di una terza scelta è percepita da ben pochi. Mentre si è cominciato ad accettare, come condizione per sopravvivere fisicamente, qualche limitazione ecologica al consumo energetico massimo pro capite, non si arriva ancora a vedere nell’impiego del minimo possibile di potenza il fondamento di una varietà di ordinamenti sociali che sarebbero tutti moderni quanto desiderabili. E tuttavia solo stabilendo un tetto all’uso di energia si possono ottenere rapporti sociali che siano contraddistinti da alti livelli di equità. L’unica scelta attualmente trascurata è la sola che sia alla portata di ogni nazione. È pure la sola strategia che permetta di usare una procedura politica per porre limiti al potere anche del più motorizzato dei burocrati. La democrazia partecipativa postula una tecnologia a basso livello energetico; e solo la democrazia partecipativa crea le condizioni per una tecnologia razionale…"

Conoscenze cerebrali e abilità manuali

Pochi giorni fa, nell’inserto del Corriere della Sera (Io Donna n° 31 del 29 luglio 2006) l’editorialista Beppe Severgnini così conclude un suo pezzo dal titolo “Il futuro è di chi sa usare il trapano”. “Siamo diventati tutti come le signore eleganti nelle barzellette della Settimana Enigmistica: un po’ svampite e incapaci di ogni attività manuale e pratica, non soltanto con l’automobile. A parte una minoranza di hobbysti appassionati, che girano con la pinza in mano e l’occhio febbrile, la maggior parte di noi si sta avvicinando a forme di pura vita cerebrale: sappiamo molte cose, ma siamo incapaci di usare un trapano, aggiustare una doccia, smontare una porta. Un giorno le mani scompariranno, sostituite da uno stilo per operatore di tastiere. Resteranno soltanto gli artigiani, ormai padroni del mondo, che diranno: "tranquillo, dottore, mi consegni il suo stipendio, ci penso io”. E Maria Rita Parsi, decana degli psicologi italiani, così mette in guardia il mondo della scuola: "La povertà di pensiero e di espressione potrebbe insidiare i bambini e i giovani. A favorirla potrebbe anche essere lo strapotere dei nuovi mezzi di comunicazione che relegano l’attività manuale di scrivere, utilizzando carta e penna, nel dimenticatoio delle forme, ormai passate di moda, del lasciare traccia delle proprie ricerche, dei propri vissuti, dei propri desideri, bisogni, scoperte. Un chiaro avvertimento d’invito ai bambini e ai giovani affinché non rinuncino a questa manualità viene da un interessante libro di Raffaele Simone: "La terza fase.

Forme del sapere che stiamo perdendo" (Ed. Laterza). Scrivere a mano è, infatti, un esercizio indispensabile, personale ed intimo, che esprime nella calligrafia lo stile dell’anima ed è capace di stimolare la mente ad organizzare, proprio attraverso il flusso della scrittura, lo sviluppo dei pensieri e dei sentimenti. Rinunciare a scrivere a mano sul foglio bianco significa, poi, perdere il rapporto con un rito, con una manualità, attraverso i quali consentiamo al pensiero di strutturarsi ed organizzarsi in tempi di riflessione ed articolazione della forma necessari anche alla crescita e allo sviluppo armonico della persona. (Il Resto del Carlino, 16.02.2006).

Siamo decisamente ad un bivio: può una società fare a meno dell’energia che il corpo umano ricava dal cibo, combinando variamente acqua, sali minerali, vitamine, proteine e grassi? Può una società composta da tanti individui che posseggono un corpo, con arti e muscoli, delegare solo ad una percentuale di essi i compiti che possiamo definire “unici” e che non si possono delegare ad una macchina?

Energia da 1 o da 1000? Meglio da 100

A proposito di tecnologia E. F. Schumacher (Il piccolo è bello, Moizzi Editore, Milano 1977) definisce la tecnologia di un tipico paese in via di sviluppo, da 1 sterlina, mentre quella dei paesi sviluppati da 1.000 sterline. Poiché il salto tra queste due tecnologie è talmente enorme che passare dall’una all’altra è semplicemente impossibile, se si deve dare un aiuto effettivo a coloro che ne hanno più bisogno, è necessaria una tecnologia che si trovi in una posizione intermedia tra la tecnologia da 1 sterlina e quella da 1.000 sterline: in forma simbolica, una tecnologia da 100 sterline. Schumacher elabora così l’idea di sviluppare cosiddette “tecnologie intermedie”, le vere tecnologie appropriate. Alla stessa maniera dovremmo cercare come sfruttare al meglio l’energia intermedia fra l’energia muscolare umana usata da 2 milioni a 10.000 anni prima di Cristo e l’energia (concentrazione estrema di quanta di energia) sprigionata (il più delle volte sprecata) dal petrolio o dal nucleare. Pensiamo all’energia del vento utilizzata oggi al meglio nelle imbarcazioni a vela, pensiamo all’energia muscolare degli animali da tiro, pensiamo a quel perfetto strumento termodinamico che è il pedale della bicicletta.

Educarci alle abilità manuali, fin da piccoli

Nella mia esperienza diretta di maestro di scuola materna, ed ora dirigente scolastico, mi sono reso conto quanto le mani siano uno degli strumenti più importanti dell’uomo e quanto le abilità manuali (che sfruttano l’energia muscolare) caratterizzino gli esseri umani da tutti gli altri Può una società fare a meno dell’energia che il corpo umano ricava dal cibo, combinando variamente acqua, sali minerali, vitamine, proteine e grassi? esseri viventi del creato. Credo nell’importanza di educare alla manualità e all’uso delle tecnologie semplici fin dalla scuola dell’infanzia. L’uso di strumenti e tecnologie semplici ci insegna tante cose: ci aiuta a risolvere i piccoli e grandi problemi della quotidianità e contemporaneamente educa le nostre abilità manuali. L’intelligenza non è solo un fatto teorico, ma una esperienza concreta, per questo credo sia importante, nella scuola, imparare e usare bene le mani.

Insieme all’amico Roberto Papetti, alcuni anni fa, ho evidenziato una serie di strumenti semplici, il cui utilizzo anche nella scuola, ritengo fondamentale.

Una sorta di Manifesto per il recupero delle tecnologie manuali, che qui vengono evidenziate:

• la vanga, la zappa, il rastrello, la falce, le cesoie, il cavicchio… strumenti che ci servono per scavare, rastrellare, piantare, raccogliere, tagliare. Sono gli strumenti di lavoro della terra. Saperli usare bene significa produrre cibo;

• l’ago e il filo, le forbici, il metro, gli spilli, il ditale. Ci servono per cucire, tagliare, rammendare, puntare, attaccare bottoni, rattoppare. Sono gli strumenti di lavoro che servono al sarto o alla sarta, per i vestiti
del nostro corpo;

• la pentola, il mestolo, il coltello, il forchettone, lo scolapasta, il tegame, il matterello… oggetti d’uso quotidiano della cucina. Ci aiutano a preparare con cura i cibi del nostro nutrimento;

• la bicicletta, la pompa, il mastice e la gomma, i ferri da riparare la camera d’aria. La bicicletta è lo strumento più ecologico ed efficace per spostarsi consumando il minimo di energia. È importante saperla riparare e tenerla in efficienza;

• la sega, il martello, le pinze, la raspa, il cacciavite, il succhiello, le chiavi, la lima… sono gli strumenti del banco da lavoro delle botteghe artigiane: il falegname, il fabbro, l’elettricista, il carpentiere, l’idraulico;
• la cazzuola, il badile, la coffa, lo sfratasso, la pennellessa, lo scalpello, il mazzuolo… sono gli strumenti indispensabili per costruire e riparare le case;

• la penna e la matita, il quaderno, la cannetta col pennino, i pastelli, i pennelli, la gomma, i colori,… offrono a chi studia, crea o scrive, una infinità di opportunità. Ancora oggi sono gli strumenti più semplici ed efficaci del lavoro scolastico;

• la corda, lo spago, dal filo di diverso materiale e lunghezza, sono oggetti d’uso che servono per legare, unire, agganciare, sollevare, appendere, sostenere,…facendo e disfacendo nodi;

• il binocolo, la lente di ingrandimento, il cannocchiale, il microscopio, la macchina fotografica… sono strumenti per l’esplorazione, e la scoperta, aiutano i nostri occhi a vedere più lontano, più vicino e con
maggiore intensità;

• la scopa, la pattumeria, la paletta, lo straccio, la ramazza, la pala, lo strofinaccio,… sono gli utensili per le pulizie e l’igiene dell’ambiente in cui viviamo;

• il sapone, la spugna, lo spazzolino, l’asciugamano, il tagliaunghie, il pettine… oggetti e strumenti semplici ed essenziali per la pulizia e l’igiene quotidiana del nostro corpo;

• la trottola, l’aquilone, le bambole, gli elastici, la palla, il salterello, sono strumenti e giochi per il divertimento dei bambini e delle bambine. Sperimentiamo nel concreto e quindi impariamo regole, leggi scientifiche, trucchi, meccanismi altrimenti difficili da imparare;

• E infine c’è il coltellino, con i suoi mille usi. È lo strumento per una vita avventurosa e all’aperto. Bisogna saperlo usare bene, con abilità e attenzione.

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas 24/29 gennaio carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto