“Un vasetto di yogurt prodotto industrialmente e acquistato attraverso i circuiti commerciali, per arrivare sulla tavola dei consumatori percorre da 1.200 a 1.500 chilometri, costa 10 euro al litro, ha bisogno di contenitori di plastica e di imballaggi di cartone, subisce trattamenti di conservazione che spesso non lasciano sopravvivere i batteri da cui è stato formato”. È l’inizio del noto Manifesto del movimento per la decrescita felice che sull’esempio dello yogurt delinea la proposta di riduzione dei consumi, quindi degli sprechi e dell’inquinamento.
L’autoproduzione, dello yogurt così come di molti altri prodotti e servizi, è una delle strade proposte da quel Manifesto. Su Forumetici.org, alcuni dei sostenitori dell’autoproduzione, ricordano che per preparare lo yogurt non è indispensabile la yogurtiera elettrica. Basta far bollire del latte di soia e buttare dentro, quando il latte si è intiepidito dopo la bollitura, un vasetto di yogurt comprato [o i fermenti lattici]; il tutto va poi coperto con un panno umido per otto ore. Non dimenticate di tenere da parte un bicchiere per la prossima autoproduzione.






