Un continente a secco

IL 25 APRILE È PASSATO MESTO. Nemmeno le celebrazioni dell’Anzac day, che ricordano lo sbarco dei corpi d’armata australiano e neozelandese a Gallipoli, in Turchia, nella prima guerra mondiale, hanno cancellato le polemiche politiche. È un anno elettorale, nella federazione australiana. La data non è stata ancora fissata, ma nella seconda metà del 2007 il governo conservatore di John Howard potrebbe essere il primo governo di un paese ricco ad essere sconfitto a causa della sua politica ambientale. «Abbiamo perso almeno dieci anni–sostiene Bob Brown, leader dei Verdi–E ora ne stiamo pagando le conseguenze». L’Australia, uno dei paesi più aridi del mondo, ha molta esperienza in fatto di siccità. Ma quella che dura dal 2003 [e in alcune zone anche da prima] è ormai accettata come la peggiore di sempre. Howard, al governo da due mandati, ha bloccato qualsiasi tentativo di avviare l’Australia sulla strada della riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra.

Adesso è l’imputato numero uno per la scarsità d’acqua che colpisce soprattutto l’ovest. Queensland, Nuovo Galles del sud, Victoria gli stati più assetati. Nell’immenso quadrilatero che racchiude Adelaide, Brisbane, Sydney e Melbourne, la siccità ha colpito duro. Escluse le zone costiere, e con una propaggine verso nord, nell’outback, il circondario del Queensland che arriva alla cittadina di Tambo, l’area corrisponde al bacino dei fiumi Murray e Darling. Oltre un milione di chilometri quadrati, più o meno il doppio della Francia, dov’è concentrato il 40 per cento della produzione agricola australiana e più del 70 per cento delle fonti di acqua dolce.

«Sono stata in campagna lo scorso fine settimana, nella fattoria del mio fidanzato – racconta a Carta Jacqueline McArthur, addetta stampa del Wwf Australia – Lo spettacolo era davvero terribile. La fattoria è lungo il fiume Murray, vicino alla diga di Dartmouth. Il livello del bacino è infimo, i campi sono secchi. Gli alberi da frutto e i vigneti sono arsi. Perfino l’umore dei contadini è inaridito». In alcune zone del bacino Murray-Darling, come per esempio l’area cotonifera di Bourke, nel Nuovo Galles del Sud, il raccolto si è ridotto del 95 per cento, e il cotone raccolto non è di buona qualità.

Il 19 aprile Howard non ha trovato di meglio che annunciare come, senza piogge abbondanti entro la metà di maggio o poco oltre, bisognerà proibire l’irrigazione dei campi. Non ci sarà più acqua, ha detto il primo ministro, per garantire il collegamento tra una stagione agricola e l’altra. «Bisogna sperare e pregare per la pioggia», ha concluso. «Il governo, in un anno elettorale, non si azzarda a valutare i danni della siccità – dice ancora Jacqueline McArthur – ma i produttori di frutta dicono che, prima di tornare ai livelli del 2000, l’ultimo anno buono, ci vorranno almeno quattro o cinque anni». L’agricoltura australiana si avvia a una lenta morte per disidratazione.

Howard è conservatore anche nelle stime dei danni. Nella conferenza stampa in cui ha annunciato la possibile sospensione dell’irrigazione, ha detto che finora la siccità ha portato via almeno tre quarti di punto percentuale al tasso di crescita australiano. Il danno reale, però, si potrà valutare solo verso luglio o agosto, quando sarà chiaro se tra le due annate agricole ci dovrà essere uno stop. Per alcune produzioni come i vini, che negli ultimi anni hanno scalato le classifiche mondiali di qualità, il danno potrebbe essere doppio, con la perdita di quote di mercato che sarà difficile recuperare nel breve termine. La siccità non è solo assenza d’acqua. Nel 1967 in Tasmania gli incendi hanno distrutto mille e quattrocento fattorie e causato la morte di 62 persone.

Nel 1983, il Victoria è stato spazzato da violentissime tempeste di polvere e sabbia, mentre nel sud est del paese il fuoco ha ucciso 75 persone. Nel 1994, nel Queensland, quasi il 40 per cento delle fattorie aveva chiesto indennizzi al governo per affrontare gli effetti della siccità. Nel 2007 gli effetti rischiano di essere ancora peggiori.

I contadini australiani sono già sotto pressione per molte ragioni. Crollo dei prezzi agricoli, concorrenza di altri paesi asiatici su alcune produzioni o di quelli occidentali su altre, abbattimento delle tariffe per le importazioni. Ora la siccità. Nei mesi scorsi, tra i farmers, è stato registrato un suicidio ogni quattro giorni. Il tasso rischia di aumentare, nonostante il denaro che il governo federale sta cercando di far arrivare ai programmi di assistenza ai contadini.

Il bacino Murray-Darling è sempre stato soggetto a una grande variabilità nella portata d’acqua, e il 95 per cento del prelievo di acqua dai corsi che alimentano i fiumi principali è per usi agricoli e industriali. Howard ha ribadito a fine aprile che le città hanno la precedenza sulla campagna e gli esseri umani hanno la precedenza sull’irrigazione e sul nutrimento per gli animali. Ma il problema, secondo il Wwf Australia, non è solo quello di distribuire meglio l’acqua che rimane, quanto piuttosto di avviare una programmazione integrata della gestione idrica. «È assurdo che un paese arido come l’Australia non sia ancora dotato di infrastrutture adeguate», spiega Jacqueline McArthur.

Solo negli ultimi due anni, infatti, il governo federale e quelli statali hanno iniziato a incoraggiare la costruzione di cisterne private per la raccolta dell’acqua piovana o programmi per il risparmio idrico. A partire dal riciclaggio dell’acqua potabile che finisce nelle fogne e da restrizioni più severe per gli usi industriali.

A Perth, nell’est dell’Australia, un impianto di desalinizzazione è entrato in funzione nel novembre 2006 e dovrebbe fornire alla città il 17 per cento del fabbisogno. A Sydney, però, un progetto analogo è stato bocciato, così come a Toowoomba, poco a est di Brisbane, al margine del bacino del Murray-Darling, è stato bocciato in un referendum popolare il progetto per riciclare l’acqua «grigia» dagli impianti fognari e destinarla ad usi agricoli. Senza un cambiamento nelle abitudini e nella politica, scrive il Wwf in un documento sulla siccità, non sarà possibile avviare gli interventi strutturali necessari per affrontare la siccità in corso e, più ancora, quelle a venire.

L’elemento di novità che sembra sfuggire al governo Howard, infatti, è che le previsioni dell’International panel on climate change [Ipcc], lasciano poco spazio alla speranza e alle danze della pioggia. Nell’ultimo rapporto, presentato all’inizio di aprile, il consesso di scienziati di tutto il mondo che studia, sotto bandiera Onu, i cambiamenti climatici, scrive che «a causa dell’aumento della siccità e degli incendi, la produzione agricola in gran parte dell’Australia meridionale e orientale è destinata a diminuire entro il 2030». Le annate agricole «normali» saranno l’eccezione.

La siccità colpisce anche la produzione di energia, affidata in gran parte alle centrali a carbone [raffreddate ad acqua]. L’Australia è il principale esportatore mondiale di carbone, e Howard è amico della lobby del carbone almeno quanto George W. Bush lo è di quella petrolifera. Per questo l’Australia è l’unico paese ricco, assieme agli Usa, che ha rifiutato di ratificare il Protocollo di Kyoto. Nemmeno la peggiore siccità della storia ha convinto il premier conservatore a fare retromarcia e, anzi, Howard ha rilanciato. Per non scontentare la lobby del carbone, il primo ministro ha bloccato, a febbraio, un rapporto che bocciava la tecnologia del cosiddetto «carbone pulito» e adesso cerca di tagliare le emissioni di Co2 puntando sull’energia nucleare.

Il 20 aprile il vice presidente dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica [Aiea], Werner Burkart, ha visitato il reattore sperimentale di Lucas Heights, a sud di Sydney. Il progetto, da 400 milioni di dollari australiani, dovrebbe essere il primo passo per iniziare a produrre energia atomica. Il governo prevede di costruire 25 centrali entro il 2050 e usa l’argomento dei tagli alle emissioni per superare le obiezioni di cittadini, organizzazioni ecologiste e avversari politici. Sfugge un dettaglio. Anche i reattori nucleari sono raffreddati ad acqua. Al contrario dei frutteti, delle vigne e delle docce, però, in caso di siccità non basta chiudere i rubinetti.

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