L’ITALIA SARÀ PRESENTE alla Conferenza mondiale sul clima di Nairobi con alcune novità, anche se la Conferenza sarà per lo più interlocutoria. Infatti, per rimettere in gioco tutte le carte e coinvolgere paesi come la Cina o l’India, tutti i paesi aspettano che cambi il governo Bush. Nonostante questo, Nairobi servirà a mettere a punto una serie di meccanismi che riguardano l’applicazione del Protocollo di Kyoto e per discutere del post-Kyoto. Ma per raggiungere gli obiettivi, non tanto quelli fissati da Kyoto ma quelli che verranno dopo e che avranno un taglio molto più pratico, serve una vera rivoluzione energetica.
Per l’Italia il dato di partenza è il grande ritardo in cui ci troviamo ad un anno dall’inizio del conteggio delle emissioni [con il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore il 16 febbraio 2005, i paesi industrializzati europei si impegnano a ridurre, per il periodo 2008-2012, il totale delle emissioni di gas ad effetto serra almeno dell’8 per cento rispetto ai livelli del 1990, ndr.], con il 13,5 per cento in più di emissioni e quindi con un risultato molto negativo su cui bisogna invertire la tendenza.
Ci sono due aree in cui ci si è avvicinati agli standard di Kyoto: una è l’«emission trading» [un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas serra, ndr.]. L’altro settore in cui si sta lavorando per raggiungere risultati significativi anche in tempi brevi è quello dell’edilizia civile, dove l’efficienza energetica è molto bassa. Le caratteristiche degli edifici, in particolare quelli costruiti del dopoguerra, sono ancora molto scadenti dal punto di vista termico. Le misure previste nella finanziaria, cioè la detrazione del 55 per cento dall’Irpef per i lavori di isolamento degli edifici, per installare collettori solari e caldaie ad alta efficienza, avvieranno un notevole programma di riqualificazione.
Un importante segnale è poi il decreto legislativo 192, già approvato in consiglio dei ministri il 6 ottobre e che attualmente sta finendo il giro delle commissioni parlamentari e delle Regioni. Il decreto, che recepiva la direttiva europea in materia di rendimento energetico nell’edilizia – cosa che è stata fatta male dal governo Berlusconi – prevedeva dodici mesi di tempo per fare eventuali costruzioni ad alto rendimento energetico, abbiamo fatto una corsa per cambiare notevolmente il provvedimento. Per esempio, sono state introdotte misure d’isolamento termico degli edifici molto più stringenti rispetto a quelle attuali, così un edificio costruito nel gennaio 2010 disperderà circa la metà di quanto ne disperdeva nel 2005, tagliando drasticamente le dispersioni. Con questo provvedimento inoltre sarà introdotto l’obbligo del solare termico per la produzione di acqua calda nei nuovi edifici ed è previsto che una parte egli edifici abbia l’obbligo del fotovoltaico per la produzione di energia elettrica.
Un altro elemento efficace per l’efficienza è la certificazione energetica, anche questa ora obbligatoria. È uno strumento che spingerà verso un acquisto di edifici a basso consumo energetico, come è successo a Bolzano. In questo modo il settore delle industrie energivore – elettrico, siderurgia, cemento e raffinerie – è coperto dall’«emission trading», il settore civile è coperto da queste nuove norme sia per l’esistente, vedi la finanziaria, che per il futuro, vedi il decreto 192.
Il settore ancora scoperto è quello dei trasporti che per altro è anche quello più in controtendenza, quello che è peggiorato di più. È una situazione comune a tutti i paesi ma da noi particolarmente grave. Si dovrebbe lavorare di più soprattutto ad un serio rilancio del trasporto pubblico, ad esempio investendo su tram, metropolitane, ma anche su soluzioni innovative come il «car sharing». Per questo settore nella finanziaria inizialmente c’era la proposta di collegare il bollo delle auto con le emissioni di Co2, però per quest’anno si rischiava un problema tecnico con i libretti di circolazione, per cui la proposta è stata rimandata al prossimo anno. Nel frattempo si è data una spinta notevole al gpl, a cui è stata ridotta la fiscalità, e al metano. Quindi la spinta per la trazione alternativa c’è, come anche sui biocombustibili, in particolare per il biodiesel, è aumentata la quota che si può miscelare con il gasolio.
Nel prossimo periodo i due settori in cui ci concentreremo sarà quello dell’efficienza energetica perché c’è ancora molto da fare. Ad esempio pensiamo proprorre un innalzamento delle quote dei certificati bianchi sull’efficienza energetica, che è l’obbligo che hanno i distributori di energia elettrica e gas di avere quote di risparmio di energia. Questo meccanismo sta funzionano molto bene, tant’è che molti paesi vorrebbero adottarlo. Nel 2005 il risparmio è stato del 60 per cento in più dell’obiettivo fissato. In questo momento l’obiettivo è di 2,9 milioni di tonnellate di petrolio fino al 2009, tendiamo ad alzare questo obiettivo al 2012.
Poi bisogna ridare fiato alle fonti rinnovabili. Sta per essere approvato il nuovo conto energia, cioè il meccanismo di finanziamento del solare fotovoltaico, cui viene tolto il tetto annuale – che prima c’era e poneva dei limiti agli incentivi per gli impianti – e, soprattutto, introduce un meccanismo importante per cui non si deve più fare domanda all’autorità Gse [il Gestore dei servizi elettrici]. Quindi se dal gennaio dell’anno prossimo voglio costruirmi un impianto fotovoltaico lo faccio, e non devo chiedere più niente a nessuno, anzi ho anche il diritto ad un incentivo che sarà molto interessante per quegli impianti integrati nell’edilizia, in cui la progettazione dell’edificio vede sin dall’inizio l’inserimento del solare. Gli edifici del futuro saranno a basso consumo d’energia e solari.
Sulle altre fonti rinnovabili, il vento, le biomasse, ecc., andranno sciolti alcuni nodi che ne impediscono la reale applicazione. Uno di questi è il ruolo delle Regioni, nel senso che alcune di esse hanno un atteggiamento di chiusura verso alcune fonti, come ad esempio l’eolico. È un’idea su cui stiamo ragionando: come responsabilizzare le Regioni, ma anche i comuni, al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. Bisogna trovare maniere innovative di coinvolgimento di Regioni e enti locali, altrimenti gli obiettivi di Kyoto non si raggiungeranno, la politica nazionale da sola non basta, anche radicale. Eppure esempi positivi in ci sono: la Toscana, ad esempio, ha messo in atto una serie di azioni sia sull’efficienza energetica che sulle fonti rinnovabili interessanti, anche le Marche hanno un buon piano energetico e anche quello della Puglia è interessante. Un altro esempio positivo è il «road pricing» [il pedaggio che si paga per accedere in auto in una città o in determinate aree ndr.] introdotto a Milano, una misura innovativa che può portare a risultati significativi. A Londra ha avuto un grande successo, riducendo sia gli inquinanti locali che la Co2.
In generale, rispetto al panorama europeo l’Italia è comunque in ritardo ed è in ritardo anche sulle fonti rinnovabili, anche se sta recuperando. Ad esempio sul fotovoltaico dove, nel 2007, sarà tra le prime a livello mondiale ad adottarlo insieme a Giappone, Germania, Spagna, California. Non dimentichiamo inoltre che il nostro paese è il primo in Europa ad averlo applicato in maniera obbligatoria negli edifici, mentre è il primo paese a varare, insieme alla Spagna, l’obbligo del solare termico.
Questo testo è ricavato da un conversazione con Gianni Silvestrini, gli eventuali errori sono da addebitare a Carta.






