La serra italiana

CHE CI SIANO ORMAI segni di cambiamento climatico non c’è dubbio. Restano i soliti dubbi: se i cambiamenti siano tutti dovuti a problemi legati all’inquinamento oppure se siano dei «cambiamenti nazionali». I ghiacciai vanno indietro, la temperatura sta crescendo, il mese di ottobre, appena trascorso, è stato uno dei più caldi del secolo. Nessuno è in grado di dire con precisione se i cambiamenti che stiamo vivendo sono tutti colpa dell’uomo oppure solo per una parte, oppure per niente. In ogni caso, i dati che sono disponibili non possiamo ignorarli, e possiamo dire che c’è una elevatissima probabilità che siano tutti causa dell’uomo o, comunque, gran parte.

A questo punto può essere del tutto inutile continuare il dibattito se il clima stia cambiando o meno, bisognerebbe piuttosto a metterci a lavorare per ridurre gli impatti, cioè per cercare di ridurre il «tasso di cambiamento» del clima. In certo modo ridurre l’inquinamento non serve per tornare ad avere un clima normale, ma serve ad evitare che peggiori troppo. Dall’altro lato, si devono cominciare a fare tutte quelle scelte che permettono di adattarsi ai cambiamenti che ci saranno comunque. Ci sono due ordini di scelte. La prima è di «alto livello », a livello politico, non solo nazionale ma internazionale: sono, in fondo, le dichiarazioni che sentiamo fare per esempio da Tony Blair sul famoso rapporto Stern [il rapporto sull’economia nei cambiamenti climatici che prende il nome da Nicholas Stern, ex Chief economist della Banca mondiale ndr.], che poi conferma una serie di cose di cui si parla da anni.

All’interno della visione politica d’alto livello c’è chi la prende più sul serio e chi di meno. Tra i paesi che la prendono meno sul serio c’è sicuramente l’Italia, che non ne fa un problema prioritario nell’agenda politica. La Tav spunta sempre, tutti i giorni, e invece dei problemi climatici chi se ne frega. Il «taglio deciso» alle emissioni di Co2 di cui parla il ministro Pecoraro Scanio si può fare solo facendo appello a un’altra visione dello sviluppo del paese. Non si può pensare di tagliare e poi di favorire la crescita. Tagliare le emissioni significa prima di tutto una maggiore efficienza energetica, ciò che può avere un senso anche per l’economia, perché risparmio ed efficienza creano un mercato: se devo fare una caldaia più efficiente, ho bisogno di tecnici che lavorino, e quindi creo un mercato. Anche se devo mettere i pannelli solari creo un mercato. Le Monde ha scritto che occuparsi dell’isolamento termico delle case era visto dai francesi come una grande opportunità di mercato per i prossimi anni. E lo è, è vero.
Dall’altra parte, non possiamo continuare con una visione industrialista e sviluppista, come invece si continua a fare. Si vuole l’uovo e la gallina, ed è impossibile. Se vogliamo una economia che consumi di meno bisogna anche creare un’economia diversa, non quella della crescita continua, degli inceneritori, dei capannoni, delle costruzioni stile Monticchiello. Bisogna avere il coraggio di avviare una economia di decrescita, che corra di meno e in modo diverso, per obiettivi diversi. Questo non vuol dire fermare l’economia, vuol dire avere un’economia più virtuosa, in cui invece di vendere i Suv si vendono i pannelli solari.

Quel che manca è però anche l’educazione del singolo. Di fronte a problemi così grandi non basta l’azione politica, ci vuole una certa convinzione, una certa coralità di scelte da parte della gente. È questa la premessa necessaria, se si vuole veramente perseguire la riduzione delle emissioni di gas serra, ciò che poi ci porterebbe anche ad essere più sicuri sul piano energetico: non dimentichiamo che l’Italia si deve preoccupare due volte, la prima volta per il clima, la seconda per la propria sicurezza, perché non avendo noi petrolio, gas e carbone, più facciamo efficienza ed economia sull’energia e meglio stiamo come bilancia commerciale, cioè diamo meno soldi agli sceicchi, e meglio stiamo anche come sicurezza, perché non siamo più troppo dipendenti da Putin che chiude il rubinetto. Abbiamo veramente molto da guadagnare.

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