La mappa mondiale degli uccelli a rischio per i cambiamenti climatici

Dal Report “Le specie di uccelli e i cambiamenti climatici: lo status globale” presentato dal Wwf in occasione della conferenza di Nairobi sul clima.

EUROPA – Pernice bianca (Lagopus mutus)
Questa specie si trova sulle Alpi e in Nord Europa ed è tipica degli ambienti di alta montagna. In Inverno il suo piumaggio è bianco candido mentre con l’arrivo della primavera lentamente volge al marrone. In questa delicato periodo di muta la Pernice approfitta dei nevai residui per nascondersi ai predatori. Lo scioglimento precoce delle nevi e dei ghiacci rende più vulnerabile questa specie poiché le modifiche del suo habitat sono repentine. Sopravive in Europa con 5.000-9.000 coppie.

AFRICAEUROPA – Upupa (Upupa epops)
L’Africa è un territorio ‘strategico’ per molte specie migratorie che trascorrono in questo continente i mesi invernali: le gravi siccità per il crollo delle precipitazioni sta minacciando specie come l’Upupa. E’ un uccello comune anche da noi, dal lungo becco ricurvo, grande migratore. Dopo aver trascorso l’inverno in Africa, attraversa il deserto del Sahara per tornare in Europa e in Asia per nidificare. Le ricerche dimostrano che le condizioni della popolazione africana, analizzando i suoi ‘quartieri invernali’, sono peggiorate. Le specie migratorie, più di quelle stanziali, sono vulnerabili ai cambiamenti climatici poiché vanno incontro a rischi diversi che si sommano tra loro data la vastità dell’areale che frequentano (caccia, inquinamento, scarsità di cibo, riduzione degli habitat)
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AFRICA/EUROPA – Balia nera (Ficedula hypoleuca)
Alcune popolazioni di uccelli specializzati nel catturare insetti, come pigliamosche e balie, passeriformi insettivori, stanno crollando fino al 90% della popolazione a causa di uno ‘sfasamento’ tra il loro ‘ritorno’ dalle aree di svernamento in Africa ed il ‘picco’ di riproduzione degli insetti sempre più anticipato a causa delle primavere precoci.

EUROPA – Uria comune (Uria aalge)
Un crollo senza precedenti della popolazione si è avuto anche in una specie tipica del nord Europa, l’Uria comune. Il 2004 è stato ’l’anno nero’, legato al collasso dei pesci di cui si nutre, una conseguenza del riscaldamento dei mari.

AFRICA – Aquila rapace (Aquila rapax)
L’Aquila rapace è un uccello predatore tipico delle savane aride che vive in Africa e in Asia. Il destino di questa specie è fortemente legato al previsto crollo delle precipitazioni dovuto ai cambiamenti climatici, soprattutto nel suo habitat africano, come verificato in uno studio nel deserto del Kalahari. Bastano poche variazioni nella media annuale delle piogge per rendere inospitali gli habitat dell’Aquila rapace.

AFRICA – Faraona vulterina (Acryllium vulturinum) – (foto 55506 – credit: WWF-Canon/Martin Harvey)
Questa specie è la più rappresentativa del genere faraona e vive nell’area nord-orientale dell’Africa, dal sud dell’Etiopia, al Kenia e parte della Tanzania. L’Africa diventerà sempre più arida per colpa dei cambiamenti climatici e le aree semi-aride della regione nord-orientale si ridurranno cospicuamente. Questo animale si nutre di insetti, semi e frutta e deve il suo nome al fatto che ha una testa priva di penne rendendola simile agli avvoltoi.

NORD AMERICA – Pulcinella dai ciuffi (Fratercula cirrhata)
Anche il coloratissimo ‘Pulcinella dai ciuffi’, è particolarmente vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici sulla pescosità dei mari: tra il 1975 e il 2002, quasi 30 anni di caldo inusuale che si sono succedute in Canada, hanno provocato il crollo delle nascite nella popolazione di questa regione. Anche negli anni successivi quasi nessun pulcino è riuscito a involarsi come conseguenza del successivo riscaldamento delle acque marine.

SUD AMERICA – Pinguino delle Galapagos (Spheniscus mendiculus)
. Dal ‘Santuario’ naturale delle Isole Galapagos arriva un altro ‘campanello d’allarme’: il Pinguino delle Galapagos è particolarmente vulnerabile agli effetti del Niño sulla produttività della catena alimentare marina, non riesce infatti a nutrirsi sufficientemente. Il ritmo e l’intensità sempre maggiori del Niño sta mettendo a serio rischio questa popolazione che dal 1970 ad oggi si è dimezzata.

ASIA – Gru siberiana (Grus leucogeranus)
Tra gli habitat che si stanno riducendo più rapidamente vi è la tundra, ‘paradiso’ delle Gru siberiane. Questa specie, di cui restano solo 3.000 individui in tutto il mondo, sta rischiando di scomparire sia per la progressiva riduzione della tundra nelle aree di nidificazione dell’Artico russo e siberiano, sia per la rarefazione delle piogge alternato a eventi estremi che stanno verificandosi nell’area del fiume Yangtze, in Cina.

AUSTRALIA – Cacatua nero magnifico (Calyptorinchus banksii)
In Australia si ridurrà fino al 2% di quello attuale l’areale di distribuzione del pappagallo della specie Cacatua nero magnifico se saranno confermate le previsioni di aumento di 3 gradi e la riduzione del 10% di piovosità. Già nella parte nord-occidentale di questo continente almeno ¾ delle specie di uccelli può scomparire se la temperatura globale supererà il livello ’ di guardia’ di 2 gradi.

ANTARTIDE – Pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri)
Sempre per rimanere in ‘ambienti estremi’ l’Antartico ospita il Pinguino imperatore, una specie che è riuscita nel tempo ad adattarsi perfettamente ai ghiacci del sud del pianeta. Ma nella Terra di Adelia si è verificato un anomalo prolungamento del periodo ‘caldo’ ed un assottigliamento dei ghiacci così come una riduzione del krill, nutrimento indispensabile per questi animali, ormai considerati specie vulnerabile.

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