La Reggio verde

Sarà forse perché la lentezza è una delle idee e delle parole chiavi con le quali Alexander Langer ha proposto nuovi linguaggi e immaginato nuove relazioni sociali e ambientali. Di certo, per Pinuccia Montanari, che di Langer è stata collaboratrice, quello della lentezza è lo stile con il quale proporre oggi pratiche diverse per amministrare una città come Reggio Emilia, di cui è assessora all’Ambiente, a cominciare dal rapporto con i dirigenti pubblici.

“La formazione dei 1.500 dipendenti comunali, attraverso materiale informativo, convegni e incontri–dice la Montanari–è uno dei nodi principali del lavoro avviato dall’ufficio Reggio sostenibile”. Per capire la portata delle novità sulle quali lavora quell’ufficio è sufficiente dare un’occhiata alla quantità e alla qualità del materiale pubblicato su internet, diviso in dieci tematiche [acqua, aria, energia, fauna urbana, mobilità, rifiuti e altre]. Davvero utili, ad esempio, sono le pagine web sul risparmio energetico e quelle sulla mobilità ciclabile.

Ma è soprattutto su quello che molti oggi chiamano “acquisti verdi” che l’amministrazione di Reggio si dimostra piuttosto creativa. Chi passa in comune quasi non ci crede: il cento per cento della carta utilizzata è riciclata. E così come nei quartieri della città da alcune settimane si sperimenta la raccolta dei rifiuti porta a porta, anche negli uffici pubblici la raccolta differenziata è diventata la parola d’ordine.

“Reggio acquista verde” è invece il titolo della pubblicazione con la quale il Comune racconta la sua esperienza di “consumatore critico”: dagli arredi scolastici e per gli uffici alle vernici, dalla lampadine ai mezzi elettrici [Reggio ha il primato dei mezzi pubblici elettrici, settantadue], dalle scarpe per la pulizia municipale alle buste per la corrispondenza, dai distributori di bevande e snack alla carta igienica. Attraverso otto bandi, il Comune ha scelto criteri rigorosi orientati a quella che ormai anche molti dipendenti pubblici chiamano “cultura del limite” e che certo non riguarda solo l’assessorato all’Ambiente.

Al primo festival nazionale della decrescita [notizia in basso] Pinuccia Montanari ha raccontato la sua esperienza: “Non amo parlare di sviluppo sostenibile–ha subito precisato–, e non è solo una scelta nominalista. Parliamo invece di politiche per la sostenibilità, convinti che, per essere attuate, politiche di questo tipo implicano molta ricerca e molta partecipazione della società civile. Anche perché il consumo critico dà fastidio a molti, ad esempio, a tutti quelli interessati al business dei rifiuti”.

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