La Regione Lazio consuma. Al verde

Un consiglio regionale in cui in inverno fa un caldo sahariano e in estate un freddo polare ha qualcosa che non va. O è popolato da persone che hanno una strana concezione delle stagioni oppure ha una ancor più strana concezione dei consumi energetici. Chi frequenta quel luogo sa che lì e altrove «non esistono più le mezze stagioni» ma è convinto che un insieme di fattori non razionali, tra i quali anche la sciatteria e il menefreghismo, hanno dato luogo a un microclima interno irrespirabile. Ma non è questo il solo punto debole del consiglio regionale del Lazio per quanto riguarda la «ecosostenibilità» dei consumi. Un interessante capitolo riguarda l’eliminazione di masse consistenti di rifiuti assai delicati tra i quali vere e proprie montagne di ottima carta o di toner, computer irrimediabilmente guasti e molto, molto altro. Ma il Green public procurement [Gpp] include nella sua casistica molto di più. Gli acquisti effettuati dalla pubblica amministrazione rappresentano in Italia e in Canada il 17 per cento del Prodotto interno lordo, in Europa il 18 per cento e negli Stati uniti il 14.

Il Gpp vuole inserire criteri di qualificazione ambientale nella domanda che le pubbliche amministrazioni esprimono nell’acquisto di beni e servizi. Questa pratica, ancora troppo poco diffusa nel nostro paese e di certo alla Regione, non è un «pallino» di qualche ambientalista fissato ma un preciso obbligo contenuto in leggi europee e italiane nonché in delibere Cipe e ministeriali che tutti sono [sarebbero] tenuti a rispettare. Si sta parlando di una imponente quantità di obblighi che dall’inizio del nuovo secolo hanno cominciato a dettare le condizioni minime per una azione equilibrata nelle pubbliche amministrazioni.

E proprio alle Regioni spetta il compito primario di far applicare tali normative non solo nelle sedi istituzionali ma in tutti gli enti e le società a prevalente capitale pubblico. Così, animata da questo «sano» impulso di far risparmiare sprechi inutili al consiglio e di rendere più piacevole e abitabile un luogo nel quale, bene o male, centinaia di persone trascorrono un mucchio di tempo, la consigliera Anna Pizzo, che fa parte dell’ufficio di presidenza, ha un paio di mesi fa richiesto e ottenuto dall’ufficio di presidenza di poter compiere una seria ricognizione sulla situazione a dir poco incresciosa del consiglio e di proporre drastici correttivi. Ad aiutarla, il consigliere verde Enrico Fontana e un gruppo di «specialisti» che volontariamente hanno prestato la loro consulenza sul Gpp e su come applicarlo.

Prima tappa: capire quanto, come e perché si consuma in Regione in servizi energetici, lampade, computer, fotocopiatrici e stampanti, mezzi di trasporto, mense, pulizia, arredi per ufficio, carta per ufficio. Le risposte ottenute sono state, per ora, frammentarie e vaghe, segno di una difficoltosa ricognizione della quale, tuttavia, i due consiglieri sono determinati a venire a capo. Seconda tappa: cercare di capire perché su ciascuna postazione dei consiglieri in aula vi sia una bottiglia di acqua minerale e perché invece, fuori dell’aula, giacciano abbandonati i distributori di acqua che avrebbero se non altro il merito di non moltiplicare le bottiglie vuote da gettare.

Terza tappa: riuscire a scoprire perché in mensa non siano previsti cibi biologici di alcun tipo e perché non esistano le brocche per l’acqua ma solo le bottiglie di minerale. E perché le stoviglie debbano essere di plastica la qual cosa, oltre a produrre una montagna di rifiuti difficilmente smaltibili, genera anche un senso di depressione e squallore.

Quarta tappa: capire perché il bar del consiglio chiuda la sera alle sei mentre molti consiglieri [e quindi spesso anche il loro personale] rimangano più a lungo. In ogni caso, dalle sei in poi non c’è più nulla né da bere né da mangiare. Perché allora non prevedere distributori di cibi e bevande automatici? Di recente tutte le maggiori centrali del commercio equo hanno introdotto distributori automatici per bevande equo e solidali ma anche per prodotti provenienti dall’agricoltura biologica locale. In tal modo si potrebbero favorire le piccole aziende del Lazio riducendo enormemente l’impatto ambientale per la riduzione dei trasporti.

Un ultimo capitolo riguarda i consumi energetici: nella finanziaria regionale 2006 venne istituita [articolo 36] una Agenzia regionale per le energie intelligenti ma, soprattutto, nella finanziaria 2007 è stato approvato l’articolo 14 che riguarda la«promozione e acquisto di beni e servizi ecosostenibili ». Due belle iniziative, peccato che la prima sia in gran parte ancora lettera morta e la seconda riguardi solo gli acquisti delle Asl. Ecco perché la scorsa settimana i tredici consiglieri del coordinamento della sinistra hanno sottoscritto una interrogazione per conoscere «quale sia lo stato di attuazione della buona pratica degli acquisti verdi [Gpp] da parte delle strutture regionali».

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