Il cielo in una stanza di bambù

A MIZORAM, un piccolo stato a nordovest dell’India, i cittadini hanno donato ai profughi dello tsunami tonnellate di canne di bambù per costruire nuove case. Diciamo la
verità, a noi occidentali sembrerà piuttosto strano pensare di usare un arbusto, per lo più cavo all’interno, per costruire intere case. Ma in oriente, a cominciare dall’India, che è il più grande paese produttore, quella è una delle piante più popolari impiegate come materiale di base per l’edilizia.
In Cina, ad esempio, nella regione della Grande muraglia, Kengo Kuma, un architetto noto per il suo approccio ecologista alla professione, ha realizzato una Bamboo House,
una casa tutta di bambù. La scelta non è stata puramente estetica, anche se il suo uso ha un forte significato simbolico per numerose comunità. E’ stata una decisione anche pratica ma, soprattutto, ambientale. Il bambù, infatti, ha un ciclo di vita piuttosto rapido, nel primo anno può raggiungere i quindici metri di altezza e in soli quattro anni la sua crescita è completa. Una piantagione cattura fino a diciassette tonnellate di carbonio per ettaro l’anno. Quaranta volte di più di un bosco della stessa grandezza. Niente male, no?
Per questi e molti altri motivi, il bambù è considerato uno degli elementi chiave per un’evoluzione davvero sostenibile dell’edilizia. Una vera alternativa al legno e alle cosiddette essenze pregiate, ormai introvabili e costose. Con sessanta ettari di bambù, ogni anno in Costa Rica si costruiscono mille case, se fossero fatte di legno ne occorrerebbero cinquecento. E anche Brasile, Thailandia, Indonesia e Pakistan hanno aumentato la produzione di pasta di legno derivata dal bambù per fabbricare la carta che normalmente si ricava dalla cellulosa.
Nel 2003 anche l’Europa ha avuto il suo primo edificio pubblico realizzato interamente in bambù. Il precursore è un piccolo paese della Lombardia: Vergiate. Qui l’architetto colombiano Simon Velez, massimo esponente a livello mondiale per le costruzioni in bambù, ha ideato insieme all’associazione Emissionizero una struttura permanente di cinquecento metri quadri che, guarda caso, servirà a diffondere informazione sul tema della tutela dell’ambiente, ma sarà anche luogo di incontro, di feste ed eventi vari.
«A Emissionizero non importa solo la promozione di tecniche e di materiali ‘altri’, sostenibili e performanti, anche se importati da paesi del sud del mondo» spiega la responsabile Viviana Chioetto, «la provenienza non basta per avere la certezza che ciò che si sta facendo è realmente ‘sostenibile’. Troppo spesso chi esporta dal sud del mondo è in realtà ricco e concentrato sugli interessi della propria azienda. Il nostro sforzo è selezionare le realtà con le quali collaboriamo e dalle quali importiamo il bambù. La crescita locale non è per niente automatica, se ad arrichirsi sono solo gli esportatori. Siamo certi che queste attenzioni non sono ancora molto rispettate da chi si affaccia oggi alle costruzioni in bambù, e il nostro sforzo è quello di mantenere un’attenzione viva e vigile alle esperienze di ecologia pura davvero solidale».
www.emissionirezo.net

Tags assegnati a questo articolo: ecologia, decrescita, ambiente

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