Secondo quanto riporta il sito ufficiale, “il cohousing non è un’utopia ma l’esperienza quotidiana di migliaia di persone in tutto il mondo che hanno scelto di vivere in una comunità residenziale a servizi condivisi”.
In pratica si raggruppano un po’ di persone e si elabora un progetto che preveda il maggior numero di spazi e servizi in comune: dalla lavanderia, fino alla sala da pranzo. La partecipazione attiva degli abitanti icomincia fin dalla costruzione del complesso.
Strutture simili ci sono in Canada, vicino a Vancouver, dove in una palazzina [Quayside Village] si condividono, oltre alla sala da pranzo, un orto e un’area per il compostaggio dei rifiuti organici. A Oakland, in California [Usa], pieno centro città, un ex-mercato ristrutturato ospita ventidue unità di abitazione che condividono una stanza per gli ospiti, la lavanderia, una hobby room, una cucina e una palestra. A Cotati, sempre in California, la comunità residenziale gestisce, insieme, anche quattro negozi, situati sempre all’interno della struttura.
A Washington, l’Eastern Village Cohousing, comprende cinquantasei unità abitative che variano dai 50 ai 180 metro quadri. La comunità residenziale condivide la palestra, una piccola biblioteca, stanze per lo yoga, spazi gioco e una cucina dove chi vuole può organizzare feste e incontri. La Pinakarri Community, in Australia, è invece dedita alla sostenibilità ambientale. Producono energia con i pannelli fotovoltaici, fanno il compostaggio e hanno creato un orto in permacoltura.
A Nieuwegein, nei Paesi bassi, ci sono ventisei case condivise [stanze in comune per studiare, lavorare, dormire…] e ventuno appartamenti singoli. In comune hanno addirittura un negozio di oggetti usati, oltre a giardini e spazi per praticare sport e un pub aperto fino all’una di notte. In Gran Bretagna un progetto di cohousing sta coinvolgendo alcuni anziani, che oltre al vivere comune sperimentano anche l’aiuto reciproco. E alcuni progetti sono finalmente in fase di realizzazione anche in Italia [Milano e Abbiategrasso].
Oltre a creare una straordinaria aggregazione tra “vicini di casa”, il cohousing permette anche un notevole risparmio economico per le famiglie e i single. Si riducono inoltre i consumi energetici e gli sprechi [come i doppioni, ad esempio invece di comprare dieci congelatori, se ne compra uno solo più grande].
Il segreto per la buona riuscita di un progetto di co-residenza e’ l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità’ e ospitalità. Roba seria.






