La crescita del consumo di carne prosegue ma riguarda ora i paesi emergenti: la Cina ha molteplicato per quattro il suo consumo di carne bovina in dieci anni, tra il 1991 e il 2002, e l’India lo ha raddoppiato nello stesso lasso di tempo. Tuttavia le differenze restano segnate: L’europeo consuma circa venti chili di carne bovina all’anno mentre il Nordamericano supera i 45 chili. In Francia il consumo di carne è passato da sessanta chili nel 1960 a 96 chili nel 2002; abbiamo così “guadagnato” quasi un chilo all’anno per trent’anni! I francesi erano così malnutriti nel 1960?
Ma c’è di peggio, a causa di questi cambiamenti di atteggiamento alimentare, nel senso di un accumulo di calorie animali, l’agricoltura non serve più oggi a sfamare gli umani ma a nutrire gli animali. Un terzo delle colture sono destinate all’alimentazione animale e i pascoli occupano già un quinto delle terre, cioè una superficie due volte superiore a quella destinata alle colture.
Secondo Yves Cochet, un litro di petrolio è necessario per produrre un chilo di carne; altre stime dano dieci litri per un chilo sul tavolo di una famiglia statunitense. Negli Stati uniti il 70 per cento e in Europa il 60 per cento della produzione di cereali servono a nutrire il bestiame. Si ottiene in media una caloria animale per sette calorie vegetali assimilate dalla bestia [11 nel caso della mucca]. Inoltre l’uso delle energie fossile nel corso della trasformazione delle calorie vegetali in calorie animali produce dei gas a effetto serra.
Le nostre abitudini non possono cambiare dall’oggi al domani poiché si basano su tradizioni ancorate nel nostro inconscio. Se la ragione ci dettase un atteggiamento ecologicamente corretto, dovrebbe incitarci a mangiare la soja, perché contiene venti volte più proteine della carne di maiale. Dubito però che in Europa venga preferito ai faggiolini o alla verdura, una volta e mezzo meno efficace.
L’alimentazione contemporanea in Francia rimane più vicina a quella del contadino del tredicesimo secolo che alle abitudini giapponesi, cinesi, indiane, africane o messicane. Eppure non bisognerebbe rinunciare a molto per dare più spazio a piatti a base di vegetali nella nostra alimentazione. Ma esiste un freno a un’evoluzione in questo senso: un piatto surgelato non richiede o una fetta di carne non richiedono nessun lavoro ma sono il prodotto di un macrosistema che per mantenere la catena del freddo, modifica il pianeta con i flussi che genera. Anche a tavola la decrescita è necessaria, ma non quella della qualità!






