Il “farro del pungolo” di Acquapendente [Viterbo] al momento viene coltivato soltanto in un’area ristretta di circa tre/quattro ettari da pochissime aziende locali. Ad essere coltivata è una varietà locale seminata da tempo immemorabile. Gli antichi popoli mediterranei, raccontano i contadini di Acquapendente che hanno scelto l’agrcoltura biologica, utilizzavano molto il farro per zuppe e focacce che integravano con carne, latte e derivati. Il farro è simile al grano, dal quale si differenzia per la particolare caratteristica della sua granella che rimane anche dopo la trebbiatura. “Il Pugnalone” è un consorzio di piccole aziende bio che operano nella provincia di Viterbo e di Rieti che coltivano il farro del pungolo. Il “pugnalone” era lo strumento con il quale in passato si puliva l’aratro impastato dalla terra dei campi. Ma il farro non è l’unico cerale coltivato e diffuso attraverso la vendita diretta, i gruppi di acquisto solidale e alcuni centri sociali romani: ci sono anche i “fagioli del purgatorio” [considerati la “carne dei poveri” per il loro elevato contenuto di proteine], i “ceci del solco dritto” [solo recentemente è ripresa la sua coltivazione grazie all’intervento della Comunità Montana] e le più note [e buonissime] “leticchie etrusche”. Il consorzio, inoltre, commercializza vino, olio, miele, frutta e ortaggi freschi e trasformati. Aderiscono al Pugnalone, che ha sede in piazza Oberdan 3 ad Acquapendente, l’azienda agricola San Francesco [che produce legumi e cereali], l’azienda Falisca [nocciole e derivati], l’azienda Cerere [pasta] e il Casale [vino]. Il consorzio ha come ente certificatore Aiab [Associazione italiana per l’agricoltura biologica].






