Un ulivo su tre colli

Quelli dell’azienda agricola Tre Colli di Montelibretti [provincia di Roma] dicono che per sconfiggere le malattie degli olivi non occorre usare pesticidi e concimi chimici: è sufficiente scegliere varietà che non trovano un ambiente ostile sui terreni in cui sono coltivati, raccogliere i frutti nei tempi naturali senza spingersi in produzioni fuori stagione e “assecondare” i terreni non lavorandoli a fondo, ma portando in superficie gli strati più poveri e reintegrandoli con sostanze nutritive provenienti da precedenti produzioni. Tre regole tutto sommato “banali” che l’agricoltura intensiva ha da tempo dimenticato.

Sulle fertili colline della Sabina romana, a metà strada tra i Monti Lucretili e la valle del Tevere, sono invece diverse le piccole aziende, come Tre Colli, che hanno scelto di coltivare con metodi naturali: metodi che comportano l’esclusione di tutte quelle tecniche di produzione che modificano i cicli propri dei terreni e delle piante coltivate. Chi sceglie l’olio extravergine di oliva da agricoltura biologica “Sabina Dop” dell’azienda Tre Colli, come ad esempio i molti consumatori che aderiscono a gruppi di acquisto solidale della capitale, lo sanno bene [la bottiglia da 0,75 litri costa dieci euro]. Del resto, l’azienda vanta una tradizione più che centenaria nella coltivazione dell’ulivo [tutte le olive sono colte a mano e macinate a freddo] ed è socia di Aiab [Associazione per l’agricoltura biologica] Lazio. Ma la produzione comprende anche olive in salamoia, pasta di olive, ortaggi e frutta e poi sottoli e confetture [quelle di pomodori verdi bio o quelle di zucca da duecento grammi, ad esempio, costano cinque euro]. Non avete un certo languorino da “pane e olio”?

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