La Finanziaria è assai poco «bio»

Se la ricerca italiana piange per i tagli dei fondi, noi abbiamo finito le lacrime», dice Vincenzo Vizioli, presidente della fondazione Aiab, il ramo dell’Associazione italiana agricoltura biologica che si occupa della ricerca. «Al contrario di quello che si pensa di solito – aggiunge Vincenzo – l’agricoltura biologica non guarda al passato, anzi è un settore cha bisogno di continua innovazione».

Vizioli non è tenero con la finanziaria in discussione in parlamento: «Speravamo anche noi in un’inversione di tendenza rispetto agli anni berlusconiani, quando Gianni Alemanno, ministro dell’agricoltura, ha parlato bene, ma non ha fatto quasi nulla. Soprattutto, però, speravamo che l’agricoltura biologica potesse entrare in un ragionamento più ampio e profondo sul tipo di sviluppo per il futuro di questo paese». Il legame tra qualità dell’agricoltura e qualità del territorio dovrebbe essere chiaro, spiega Vizioli, «invece si continua a premere sul tasto della competitività che, in assenza di un’idea diversa di qualità e di una definizione di che cosa sia la competitività, diventa per forza competizione sui prezzi».

Di qui, la gestione dei fondi come si trattasse di semplice assistenza agli agricoltori, di qui gli aiuti concentrati in poche grandi aziende, di qui, infine, il lavoro semischiavista nelle campagne italiane. «Non è solo una questione di soldi, anche se ovviamente le risorse sono importanti – dice ancora Vizioli – Noi chiediamo che venga data dignità al nostro settore. L’agricoltura biologica è percepita come qualcosa di residuale, magari per pochi che se la possono permettere o per gli irriducibili della natura, invece vorremmo riuscire a spostare il dibattito sulla cura del territorio, che è strettamente connesso alla qualità del cibo. La nostra – conclude – è prima di tutto una battaglia di cultura politica. E c’è ancora moltissima strada da fare».

Dal lavoro, intanto, dovrebbe partire un nuovo approccio alle questioni della terra. È quel che pensa ad esempio Angela Lombardi, che viene da Potenza ed è deputata di Rifondazione nella Commissione agricoltura: «Credo che uno dei punti buoni della finanziaria sia aver previsto punizioni più severe per l’evasione dei contributi previdenziali dei lavoratori agricoli. È un modo per individuare e colpire chi sfrutta il lavoro nero. Ma è solo l’inizio, anche se un inizio importante, per la vita di migliaia di persone, soprattutto al sud». Passata la finanziaria, a dicembre, l’Ue dovrebbe rispondere ai piani di sviluppo agricolo preparati dalle regioni italiane.

«I piani sono stati elaborati con scarsissima consultazione e pochissima attenzione per il biologico», dice Vizioli. Un giudizio condiviso da Angela Lombardi che aggiunge: «Dopo la finanziaria dovremmo iniziare a lavorare per un piano nazionale, per immaginare un futuro dell’agricoltura italiana fuori dalle spinte al ribasso delle politiche neoliberiste, contro gli Ogm e contro il modello agricolo della Wto».
«I piani avrebbero dovuto essere redatti territorio per territorio, dal basso, con la partecipazione più ampia possibile. Vediamo come si potrà lavorare dopo la legge finanziaria e speriamo di non dover guardare a questi cinque anni appena iniziati di governo del centrosinistra come all’ennesima occasione persa per l’agricoltura italiana», conclude Vizioli.

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