L’attuale organizzazione economica marginalizza i piccoli produttori e i processi produttivi di tipo tradizionale, con il concreto rischio della loro scomparsa. Che significa perdita di saperi, di sapori e di biodiversità. Senza contare che l’applicazione in agricoltura di metodologie colturali a noi estranee ha modificato sostanzialmente, sino a farla scomparire, la fisionomia delle nostre campagne.
Il cibo e l’agricoltura, l’ambiente e il paesaggio, la storia e la cultura sono le nostre risorse migliori su cui investire. Ma il cibo e l’agricoltura non sono un problema solo degli agricoltori. Se “mangiare è un atto agricolo”, come sostiene Wendel Berry [contadino e saggista statunitense, autore del Manifesto del Fronte di liberazione del contadino impazzito], occorre superare il concetto di “consumatore” come terminale passivo del processo produttivo/distributivo, per restituirgli il ruolo attivo di co-produttore a tutti gli effetti, alleato dell’agricoltore, che a sua volta assume il ruolo di agri-tutore [ovvero di colui che contribuisce a tutelare i territori e la vita che vi si svolge con tutte le sue relazioni].
Per questo nasce in Piemonte il progetto Agricenobio, che muove i suoi passi dall’esperienza delle bio-adozioni alimentari a distanza, come “adotta una pecora, difendi la natura” promossa dal Bioagriturismo La Porta dei Parchi e dalla cooperativa Asca, nel Parco nazionale d’Abruzzo, o come l’iniziativa dell’E-Breeding/E-Growing [con “adotta un suino”, “adotta un uliveto” e altre] di Bioadozioni alimentari Italia. Sono esperienze che hanno indicato la possibilità di sviluppare un nuovo rapporto tra produzione e consumo.
Fondatori dell’associazione Agricenobio sono Aiab e Città del Bio [l’associazione dei Comuni per la promozione della cultura del biologico], con le realtà che hanno già avviato le prime esperienze, la cooperativa Asca e Bioadozioni alimentari Italia.
L’obiettivo è sostenere gli agri-tutori che si impegnano in progetti di particolare valore per il recupero di varietà vegetali e animali a rischio di estinzione, di sistemi di produzione storici di particolare pregio, di iniziative di recupero e di salvaguardia ambientale, favorendo una filiera corta e la nascita di “comunità del cibo” partecipate dai co-produttori, che condividono la scelta e adottano il progetto. Comunità del cibo contraddistinte da un progetto comune, come in un “cenobio” [virtuale], in cui la partecipazione è facilitata da internet. Un bel progetto, insomma, per sostenere l’opera di resistenza di chi sceglie di produrre con i metodi dell’agricoltura biologica.
Aiab Piemonte tel./fax 011 4501250, info@cittadelbio.it






