Un banco Fuori mercato

Si chiamano “Fuori mercato” ma nei loro intenti non c’è alcun desiderio di fuga o di nicchia: i progetti di commercio e agricoltura davvero alternativi, dicono, nascono dalla capacità di incontrarsi e scontrarsi con i mercati veri, quelli frequentati dalle persone comuni tutti i giorni.

Fuorimercato nasce l’8 marzo 2007 con l’idea di mettere in rete prodotti agricoli ma anche competenze, storie, iniziative di alcune delle esperienze agricole più significative del movimento contadino italiano. In pochissime settimane, il passaparola ha aggregato sette piccole aziende [alcune aderiscono anche ad Aiab], tre cooperative, un consorzio, tre comitati di sette regioni diverse [con una presenza lombarda più intensa perché la rete è nata anche grazie all’iniziativa dei gruppi di acquisto solidali della Lombardia] e con una valanga di idee e proposte che hanno prodotto, ad esempio, due nuove etichette, tre spacci, un sito internet e un paio di progetti partecipati.

“Fuorimercato è assolutamente non profit, auto organizzato, rifugge adesioni partitiche o anche solo di categoria” si legge nel sito. Spiega Sabina, una delle promotrici: “Cosa ci interessa? I percorsi collettivi, trasparenti, condivisi. Non ci interessa una tessera bio, ma raccontare come viene dato un certificato bio. Ci interessa che le persone che comprano vadano nelle fattorie a verificare cosa e come viene coltivato. Ci interessa la certificazione partecipata, che in altri paesi, come Francia, è anche pubblica e istituzionalizzata e ci interessa sapere chi fa ricarico sul prezzo, quanto e perchè”.
Per questo, l’agricoltura sostenibile, la sovranità alimentare, il cibo no Ogm, i problemi della distribuzione, l’accesso al mercato, il prezzo sorgente, le certificazioni bio, la filiera corta, sono alcuni dei temi intorno ai quali Fuori mercato vuole costruire progetti e informazione.

In una rete di questo tipo è possibile trovare prodotti come il ViNo Dal Molin preparato in Toscana, il formaggio bio dei Copas [il coordinamento dei pastori sardi], il riso e il miele biologici provenienti da aziende della provincia di Pavia, le cosiddette “bevande no coke” come il sambuchino e lo sciroppo di rose liguri, ma anche le patate silane, coltivate dai promotori dei comitati contro la privatizzazione dell’acqua della Sila, o la farina e il pane del materano.
Essendo una sfida al Mercato originale, radicale e per fortuna un po’ sconquassata, i prodotti di Fuori mercato non sono diffusi da alcuna organizzazione centrale: più semplicemente viene indicata l’azienda della rete più vicina, il resto delle richieste inviate a info@fuorimercato.eu viene sì spedito, ma non sono previsti guadagni aggiunti per l’organizzazione centrale.

Per capire meglio chi sono quelli di Fuori mercato basta forse sapere in quali contesti stanno cercando di avviare nuove relazioni: Val di Susa e Campania [nei comuni che si oppongono alle nuove discariche]. Al sud sono diversi i progetti avviati: ma non tutti sono andati in porto perché, spiegano quelli di Fuori mercato, dalla grande distribuzione alle organizzazioni mafiosi, sono in molti a non volere alternative.
338 7010250 www.fuorimercato.eu

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