Le biomasse producono energia alternativa, conveniente e pulita, ma non è certo questa la novità. Sono anni che se ne parla [senza fare altro, a quanto pare, visto che il loro utilizzo copre soltanto il 2 -3 per cento del fabbisogno energetico italiano] e che si è a conoscenza dei vantaggi che comportano per il riscaldamento rispetto ai metodi tradizionali.
In primo luogo il risparmio [dal 20 al 40 per cento rispetto ai sistemi a metano e a gasolio], poi la loro ecocompatibilità, visto che l’apporto di CO2 all’atmosfera è nullo, dato che la quantità liberata con la combustione o con altri processi che ne scompongono la struttura è la stessa impiegata per la crescita della pianta [mentre i combustibili fossili, che rilasciano in tempi brevi quantità fissate in milioni di anni…]. L’utilizzo di combustibili come il pellet, il cippato [macinato di legno], la legna, la sansa, noccioli di pesca contribuiscono, inoltre, a diminuire la dipendenza da petrolio e gas e ad accorciare i trasporti, che diventano brevi per la vicinanza fra la sede di raccolta e i luoghi di utilizzo [spesso si fa tutto da sé a casa].
Da non sottovalutare anche l’incremento occupazionale, dalla raccolta, lavorazione e distribuzione del combustibile, all’installazione di nuove caldaie, alla valorizzazione delle risorse forestali locali, degli scarti agroindustriali e dell’industria della lavorazione del legno e il fatto che, indirettamente, con quel tipo di riscaldamento si contribuisce a limitare il numero dei grandi disastri ecologici [incidenti agli oleodotti, gasdotti, petroliere].
Utilizzare biomasse è dunque vantaggioso; per le tasche e per l’ambiente. Ma ora lo è ancora di più. C’è un combustibile ecologico, ad alto potere calorico, di facile reperibilità e con un costo contenuto; nessun portentoso ritrovato tecnico, ma solo il buon vecchio mais, pianta così utile e versatile che non finirà mai di stupirci.
Ci sono infatti caldaie, pensate e costruite in Italia, che vanno a granturco, che rendono più del Gpl, hanno costi di gestione bassissimi e soprattutto non inquinano. Si è scoperto che il potere calorico che genera è maggiore rispetto a quello del pellet, della legna, perfino del Gpl; più calore a un costo inferiore [6180 Kcal al 0,13 euro/Kg]. Con il mais per il riscaldamento si risparmia dal 40 al 60 per cento delle spese di combustibile, si riduce l’inquinamento atmosferico, si possono impiegare le ceneri rimaste [che sono veramente poche visto che queste caldaie permettono una combustione quasi completa, e quindi non necessitano di una costante pulizia] come concime, e il combustibile è rinnovabile in un ciclo produttivo di 6/7 mesi [quindi è sempre reperibile].
C’è poi una legge, la n°449 del dicembre ‘97, che prevede una detrazione fiscale del 36 per cento ai fini Irpef per l’acquisto di caldaie ecologiche a basso consumo [in Italia sono prodotte da Eco.Bio.Calor, A.R.C.O. ed altre aziende); risparmio e salvaguardia ambientale finalmente insieme.






