In principio fu San Francisco. Un’azione di protesta dei ciclisti della Bay Area per conquistare alle bici l’accesso a un nuovo ponte è all’origine di uno dei fenomeni di azione diretta urbana più contagiosi del pianeta. La Critical mass, coincidenza organizzata di ciclisti, che ormai si manifesta in tutti i continenti dell’asfissiato globo.
In Italia è partita da Milano, ma a Roma, città con il più alto tasso di densità automobilistica del mondo [700 auto ogni 1000 abitanti] ha dato nuovi frutti: le ciclofficine “bicigestite” romane. Dal loro lavoro di semina di coscienza ciclistica, è germogliata la Critical mass “intergalattica” che nel 2007 arriva alla sua quarta apparizione nelle strade della capitale. Tre giorni, dal 25 al 27 maggio, per rilanciare la mobilità urbana su due ruote a trazione umana, ma anche per “praticare” la città a misura dei propri desideri. La Critical mass è soprattutto questo. Non un programma, ma uno stile di costruzione del mondo che si vorrebbe. Sui pedali, in gruppo, per percorsi inediti e inaspettati. Subito. Senza aspettare ordinanze di chiusura al traffico, domeniche ecologiche o sindaci con fascia tricolore che inaugurano nuove piste ciclabili. Le piste esistono già, sono le strade dominate dalle “autoimmobili” che divorano spazio, aria, energia, socialità, vita.
Il programma prevede per venerdì 25 maggio, la Critical mass “ordinaria” romana: appuntamento come ogni ultimo venerdì del mese alle 18 a piazzale Masse critiche [che le mappe ufficiali si ostinano a chiamare piazzale Ostiense]. Sabato, invece, campanelli, sellini, ciclobar e sound system a pedali convergeranno su piazza del popolo [ore 16]. Domenica, calata verso il mare: si parte alle 11,30 di nuovo da piazzale Ostiense per una ronzante discesa verso le spiagge di Capocotta.
Tra un appuntamento e l’altro, gireranno anche gli ingranaggi celebrali [tenete d’occhio www.ciemmona.org e www.robebikeforum.org]. Al contrario di quello che gli spot da centinaia di cavalli e accelerazioni da jet inducono a pensare, attorno alle bici e al loro uso sovversivo c’è un mondo di idee, elaborazioni, proposte, provocazioni. Con alcuni nomi illustri che tirano la volata [Ivan Illich, Alfred Jarry, tra gli altri] ma soprattutto centinaia di migliaia di gregari che macinanochilometri ogni giorno, spesso in allegria. Come scriveva Dider Tronchet nel suo “Manuale di ciclosofia”, ci si accorge che dall’alto del sellino la prospettiva cambia, l’orizzonte, non più incorniciato dal parabrezza, si amplia. è una scoperta tanto entusiasmante da far salire l’urgenza di raccontarlo agli altri. Di fare massa e trasformare le città.
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