Le strade della decrescita, come quelle del Signore,a quanto pare, sono infinite e passano anche attraverso progetti innovativi e alternativi che mettono in discussione i simboli del business e del mercato.
Una conferma viene dalle Marche dove alcune organizzazioni sociali hanno deciso di sperimentare una moneta locale dalle caratteristiche particolari. I soggetti che promuovono l’iniziativa sono le associazioni BioArs che si occupa di altra economia, Terre dell’Adriatico [formazione agli agricoltori biologici e biodinamici], Gruppo per le Arti Applicative [artigianato artistico tradizionale] e Keypass [azienda di software e internet provider].
Sono tutte realtà che fanno parte del Consorzio Marche Eque nato un anno fa e che aggrega comuni della regione, associazione di categoria, piccole aziende con attività economiche sensibili alle tematiche ecosostenibili.
Lo slogan del Consorzio esemplifica i suoi intenti: “Cambiare noi stessi per cambiare il mondo”. Come ci spiega Roberto Mosca di Bioars “il progetto chiamato Moneta locale è un’idea nata almeno cinque anni fa e inizialmente portata avanti solo dalla mia associazione”.
Nella prima fase il progetto ha coinvolto circa cinquecento persone e aveva lo scopo di verificare l’interesse verso la proposta tra le imprese, le associazioni e le stesse istituzioni locali. Quella fase è stata propedeutica alla nascita del Consorzio Marche Eque e si è dimostrata utile per verificare l’aspetto tecnico del progetto, come il funzionamento dei lettori Pos “Point of sale”,gli apparecchi che richiedono l’uso di schede elettroniche – come il bancomat – e che prevedono la digitazione del codice personale di identificazione] distribuiti in comodato grazie alla collaborazione di un istituto di credito locale.
L’area interessata all’esperimento è quella del centro delle Marche. Saranno distribuite più di mille tessere agli utenti coinvolti al costo di cinque euro annui l’una. Le persone potranno acquistare prodotti o servizi intellettuali e di manodopera presso gli “attori di filiera” indicati dai promotori del progetto. In sostanza un circuito di filiera corta nel quale a prevalere sarà il rapporto diretto tra i cittadini e i produttori.
“Le piccole aziende coinvolte – continua Roberto – destineranno una percentuale fissa delle vendite tramite questo circuito solidale ad associazioni locali che operano in ambito sociale, culturale e nel volontariato”. Ogni vendita sarà registrata con un lettore di smart card in dotazione e la tessera dell’utente finale, che all’inizio dell’anno avrà indicato la propria associazione beneficiaria.
Agli attori di filiera che non hanno un computer e quindi non potranno utilizzare il lettore smart card, sarà dato un blocchetto prestampato o un sistema di timbri. Per il 2007 è previsto il coinvolgimento anche di Banca popolare etica e di una banca locale. Gli utenti finali potranno essere sia singoli cittadini che aziende.
L’obiettivo insomma è favorire un’economia locale basata davvero su principi di ecosostenibilità, tramite sostegni diretti e il coinvolgimento di imprese sociali locali senza passare attraverso i potentati politici o economici.






