Ignorati e soffocati dai clamori del G8, sono arrivati questa mattina a Roma centocinquanta lavoratori della Fiat di Termini Imerese [Palermo], spediti in pulman a rappresentare la protesta e le richieste delle duemila tute blu siciliane. Stanno dando vita a un sit in davanti al ministero dello sviluppo economico, dove alle 15 è iniziata la riunione convocata dal ministro Claudio Scajola con Fiat, sindacati e Regione siciliana, per discutere della sorte dello stabilimento. Intanto, proseguono i sit in davanti alla fabbrica di Termini Imerese e a quelle dell’indotto, dove i sindacati dei metalmeccanici, Fiom, Fim e Uilm, hanno indetto uno sciopero di otto ore. E per due giorni ci saranno mobilitazioni in città e davanti alla sede della Regione a Palermo. Ma ha tutta l’aria di essere solo l’inizio.
Non piace a lavoratori e sindacati il piano della Fiat, che prevede di fermare la produzione automobilistica in Sicilia nel 2012 e di riconvertire la fabbrica: ma per fare cosa? La controproposta che i sindacati portano alla riunione di oggi prevede la produzione di oltre 200 mila auto e tremila nuove assunzioni tra diretto e indotto. A sostenere le ragioni dei lavoratori si sono mobilitati anche i sindaci del comprensorio di Termini, mentre la Regione mette sul piatto 390 milioni per realizzare le infrastrutture a servizio del sito e per l’innovazione. Ma è stato fin troppo chiaro l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che qualche giorno fa è arrivati a dire che lo stabilimento siciliano «non ha ragione di esistere».
«La Fiat ha scelto di chiudere per delocalizzare altrove. E noi rischiamo di perdere il posto di lavoro – dice Roberto Mastrosimone, delegato Fiom Cgil, che avvisa – Chiederemo che si possa rivedere la scelta della Fiat. Se non dovesse avvenire, metteremo in campo altre iniziative e metteremo davanti alle loro responsabilità i governi regionale e nazionale». A Roma, davanti al ministero di Scajola, insieme a quelli di Termini ci sono anche i lavoratori di Pomigliano e di Modena, per protestare contro il piano Fiat che mette a rischio altri stabilimenti, come la Cnh di Imola: la Fiat ha deciso di chiuderla, lasciando per strada 500 lavoratori.






