40 PER CENTO ENTRO IL 2007, 50 per cento entro il 2009, 60 per cento entro il 2011. Gli obiettivi minimi di raccolta differenziata fissati dal governo, se rispettati, porteranno vantaggi di ordine finanziario, ambientale e sanitario. Occorre però cambiare abitudini: la raccolta stradale, che non garantisce mai alte percentuali, va sostituita con quella domiciliare. Con quest’ultima si può anche raggiungere l’80 per cento. Grazie al porta a porta spinto città come San Francisco e Canberra si sono date l’obiettivo «rifiuti zero». Puntando ovviamente anche su serie politiche di riduzione. Nelle linee guida per la gestione dei rifiuti proposte dal Presidente della Regione Lazio, il concetto è riconosciuto: «laddove è possibile» sono «preferibili raccolte effettuate mediante il sistema del porta a porta». E fortunatamente sembra che il porta a porta spinto sia possibile davvero ovunque. Secondo uno dei massimi esperti italiani, il dottor Paolo Contò, il porta a porta può essere applicato dappertutto: «A contare non sono le dimensioni ma le conformazioni urbanistiche, e attualmente tutte le tipologie sono state sperimentate con successo».
Nel Lazio qualcosa già si muove: a Roma è iniziata la sperimentazione sui quartieri di Colli Aniene, Decima e Massimina. Salvo anomalie organizzative, l’iniziativa avrà successo e potrà essere estesa a tutta la città. Nel frattempo si sono dati da fare anche Comuni più piccoli. Capofila è la provincia di Latina, con 12 Comuni coinvolti. Tra loro ci sono Formia e Latina stessa. Nel viterbese c’è invece Acquapendente, mentre nella provincia di Roma ben 115 Comuni hanno fatto domanda per adottare il nuovo sistema. L’amministrazione provinciale ha selezionato per il momento 27 Comuni.
Innovazione totale? In realtà no. Il porta a porta esiste da tempo. Ma non ci riferiamo al vecchio sistema indifferenziato della nettezza urbana, bensì agli «stracciaroli», che un tempo anche a Roma passavano casa per casa con i carretti a raccogliere materiale da vendere al peso per il riciclaggio. Una tradizione pressoché estinta che però sopravvive floridamente in altri paesi. Uno dei tanti esempi è Zabalin City, quartiere copto di Cairo nord, i cui abitanti svolgono il mestiere di raccoglitori informali. Nelle zone da loro coperte gli «zabalin» garantiscono percentuali di riuso e riciclaggio pari all’80 per cento. Perché non considerarli un modello?






