Per i rifiuti, l’alternativa non si trova nel libro dei sogni degli ambientalisti, e tantomeno nelle elaborazioni di accademici illuminati. Per i rifiuti l’alternativa esiste già, e vive e striscia negli angoli delle strade; il sabato e domenica nelle piazze, e i giorni feriali a lato dei mercati rionali. Spesso di nascosto dai vigili. Spesso morendo e rinascendo di continuo in luoghi diversi. L’economia popolare del riuso, pur se clandestina, ogni anno sottrae allo smaltimento decine di migliaia di tonnellate di scarti. Solo nel Lazio. Le fonti? A volte si lavora a monte sgomberando locali, altre volte la miniera d’oro è il cassonetto: un’asticella per tenerlo aperto, e poi giù a frugare. Qualcosa si trova sempre. Secondo le direttive europee il riuso è prioritario anche rispetto a riciclaggio e recupero. Ma finora è latitante da ogni sistema di gestione dei rifiuti. La missione dell’Occhio del Riciclone è proprio far emergere la filiera del riuso per metterla in contatto con la gestione dei rifiuti ufficiale. Per togliere i rigattieri dall’attuale strangolamento e per ottimizzare il riuso creando sistemi su scala. Se il riuso fosse poi introdotto nel quadro di un “porta a porta spinto”, l’asse della gestione dei rifiuti si sposterebbe finalmente su parametri di sostenibilità economica e ambientale. Per sei settimane, grazie alla partecipazione di Carta e della Regione Lazio, l’Occhio del Riciclone curerà su CartaQui una rubrica su questi temi. Il mondo dei rifiuti sarà raccontato partendo dalle molte esperienze popolari attive nel Lazio e non solo.






