FERRARA, 130 mila abitanti, una quantità di biciclette, e una enorme polemica. Su cosa? L’amministrazione comunale e quella provinciale hanno scelto la raccolta differenziata dei rifiuti. Tutto bene? No, c’è chi dice che la raccolta non funziona come potrebbe, in una città tutto sommato piccola, ricca di aree verdi e di corti, ideali per il riciclaggio di rifiuti organici attraverso le «compostiere ». La percentuale effettiva di differenziata da un paio di anni è ferma al 32 per cento, e non sembra voler crescere. Ma soprattutto una parte della popolazione, e molte associazioni, sono sul piede di guerra: si sentono tradite da amministratori come Sergio Golinelli, assessore all’ambiente della Provincia [per i Verdi], che ha dato il suo consenso al progetto per un nuovo inceneritore. E per una centrale a turbogas.
Per sapere di più del clima di spaccatura tra società civile e istituzioni che si respira da un po’ di tempo in città, siamo andati a Ferrara. Dove, come in altri territori, le politiche sui rifiuti diventano la questione attorno alla quale pezzi di società cominciano a mettere in discussione consumi, modi di gestione della cosa pubblica e rapporti con l’ambiente, non senza limiti e contraddizioni. Il dato sulla raccolta differenziata, ad esempio, dice che Ferrara fa abbastanza a confronto di molte città, ma ancora decisamente poco rispetto ad altre [vedi box], e comunque lascia aperto il problema dei rifiuti nelle discariche e di quella parte che neanche la differenziata è in grado di eliminare. «Quando nel 1999 il centrosinistra è andato al governo in comune e alla Provincia, abbiamo approvato un Piano rifiuti che puntava al 40 per cento di raccolta differenziata – ci spiega Golinelli – All’epoca, la raccolta differenziata era ferma al 15 per cento. Ora possiamo proporci di mirare al 60». Intanto, però, la quantità di rifiuti prodotta dai cittadini di Ferrara è in crescita, e occorre quanto prima trovare alternative alle otto discariche esistenti su un territorio ad alto rischio, essendo sotto il livello del mare e del Po.
L’obiettivo finale delle amministrazioni era la chiusura di sei discariche e di uno dei due inceneritori già attivi. Al momento sono state chiuse solo due discariche e, dopo molti anni di deroghe al limite delle emissioni inquinanti, un inceneritore. «Ma dire che stiamo per triplicare la dimensione dell’inceneritore e non dire che ne è stato chiuso uno è scorretto – prosegue Golinelli – Così come non si può definire ‘mega’ la nuova centrale turbogas da 800 megawatt. In questo modo si finisce per creare un clima di paura assurdo e ingiustificato tra i cittadini». L’assessore allude in particolare al quesito del referendum autogestito promosso in febbraio dal comitato Ferrariapulita e da alcune associazioni, con il quale si chiedeva ai ferraresi se erano favorevoli alla triplicazione dell’inceneritore di Cassana e alla costruzione della turbogas all’interno del Petrolchimico. Al referendum hanno partecipato 11.500 persone: non poche. Il 99 per cento ha risposto no a tutti e due i due quesiti.
In effetti, il Piano provinciale non prevede la «triplicazione» dei volumi smaltiti: un inceneritore viene potenziato [sarà in grado di smaltire 140 mila tonnellate, contro le 50 mila attuali, e dovrebbe alimentare in questo modo anche il teleriscaldamento nel quartiere che ospita l’inceneritore], ma un altro è stato chiuso. L’aumento finale resta in ogni caso consistente ed è di circa 70 mila tonnellate, cioè poco meno del doppio di quanto viene smaltito ora [80 mila tonnellate]. Le falde idriche sono a rischio C’è anche chi ricorda che a Ferrara esistono altri inceneritori più piccoli gestiti da privati, ad esempio quello dell’ospedale, che contribuiscono ad aumentare i livelli di inquinamento [anche se mancano dati ufficiali]. Dal canto loro, Provincia e comune hanno sempre segnalato come il Piano provinciale prevede per Ferrara l’autosufficienza. «Non vogliamo importare rifiuti prodotti da altri – dice Golinelli – ma neppure possiamo immaginare di esportare i nostri. Per questo serve l’ampliamento di un inceneritore: eviteremo così anche di farne costruire di nuovi, come alcuni propongono. Le discariche ancora attive andranno ad esaurimento. Il termovalorizzatore servirà dunque solo a incenerire quanto resta, di cui nessuno sembra preoccuparsi».
Le ragioni di chi si oppone al potenziamento
L’aria dell’inceneritore non riguardano solo l’aumento dei rifiuti smaltiti e quindi l’aumento dell’inquinamento dell’aria. Spiega Marzia Marchi, di Legambiente e del comitato Città sostenibile: «Esiste un problema per le falde idriche. Il sottosuolo ferrarese ospita il polo chimico più vecchio d’Italia, che è da tutti riconosciuto come molto inquinato. Per le sue origini il nostro è anche un terreno molto permeabile. Perforarlo di trenta metri per permettere di tirare su una canna fumaria alta sessanta metri significa rischiare di inquinare le falde più profonde».
Quelli di Città sostenibile ricordano anche gli studi realizzati da alcuni medici circa il presunto aumento, nella popolazione, di allergie, problemi cardiologici e tumori ai polmoni e al colon, malattie causate dalle micropolveri. Provincia e comune rispondono che la principale causa per quel tipo di problemi, di gran lunga più influente degli inceneritori, resta l’inquinamento per l’utilizzo di automobili [ai primati mondiali di smog della pianura padana Carta ha dedicato un ampio servizio la scorsa settimana], ma questo non riduce di molto le responsabilità delle amministrazioni locali, che pure si occupano di mobilità. Città sostenibile, alla quale hanno aderito di fatto persone di Legambiente, non è l’unico comitato contro gli inceneritori e la turbogas. Ferrariapulita è nata nel 2004, e secondo molti è in realtà anche uno strumento «elettorale», che piace alla destra, per portare alcuni suoi promotori a partecipare alle prossime elezioni amministrative: per questo diverse organizzazioni, ad esempio la Rete Lilliput, hanno preferito in questi anni mantenere la loro autonomia dai comitati, pur condividendo alcune loro iniziative.
Il 10 marzo scorso il Movimento per la salute e l’ambiente di Ferrara – l’insieme dei comitati si è dato questo nome – ha promosso un’iniziativa pubblica alla quale ha partecipato Beppe Grillo, per consegnare le schede del referendum. Alla vigilia dell’appuntamento, probabilmente per accogliere una parte delle proteste dei comitati, con una lettera aperta ai ministri Pierluigi Bersani e Alfonso Pecoraro Scanio il sindaco di Ferrara Gaetano Materiale [che non ha incontrato i promotori del referendum], ha chiesto un «confronto urgente e approfondito» sui termini del nuovo accordo di programma che l’amministrazione comunale sta definendo con le aziende insediate nell’area del Petrolchimico. Il sindaco ha anche annunciato che, a metà maggio, Ferrara ospiterà un convegno nazionale sulle politiche energetiche e sulle politiche nazionali di smaltimento dei rifiuti: secondo lui, restano validi gli obiettivi «dell’autosufficienza e dell’ampliamento dell’inceneritore».






