L'impresa del riciclaggio [l'esperienza di Mani tese a Faenza]

Riciclo

Tremilanovecentocinquantuno tonnellate di rifiuti raccolti nel 2005, pari a 131.000 metri cubi. Sottratti alla discarica grazie al riciclaggio e al riutilizzo. Sono i numeri dell’attività promossa a Faenza, presso il Centro di raccolta di materiali riciclabili, dal gruppo locale di Mani Tese, dal Comitato di amicizia e dalla cooperativa Riciclaggio e solidarietà [entrambi soci di Mani Tese].
Costituita sei anni fa per affiancare e sostenere in maniera professionale l’impegno di oltre cinquanta volontari, questa cooperativa dà oggi lavoro, a tempo indeterminato, ad undici persone.
L’unione di queste tre realtà, solo nello scorso anno, ha permesso alla comunità locale un risparmio di oltre 533.000 euro nello smaltimento dei rifiuti. Per ogni chilo di materiale raccolto, selezionato e avviato al riciclaggio, Hera – la Società per azioni partecipata dai Comuni che gestisce il ciclo idrico e quello dei rifiuti nella maggior parte dell’Emilia Romagna – riconosce un contributo di 0,016 euro; smaltire un chilogrammo di rifiuti costerebbe invece al Comune di Faenza, e ai suoi cittadini, circa 0,15 euro.
“Le 3.951 tonnellate raccolte, selezionate e avviate al riciclaggio – spiega Michele Dotti, socio lavoratore della cooperativa e volontario di Mani Tese a Faenza – costituiscono l’11 per cento del totale dei Rifiuti solidi urbani prodotti dalla città, e quasi il 32 per cento di tutto ciò che viene riciclato”.
Oramai, il Centro di via Testi è, nel campo del volontariato, la struttura che raccoglie i maggiori quantitativi di materiale riciclabile e riutilizzabile. A livello nazionale.

Carta canta
Il conto (del beneficio) ambientale di questa attività è evidente parlando in termini di alberi e di acqua: 1.455 tonnellate di carta raccolta e riciclata ogni anno risparmiano il taglio di 20.800 alberi (sono sufficienti 70 chilogrammi di carta riciclata per salvare la vita di un albero) ed oltre 630 milioni di litri d’acqua (per produrre 1 chilogrammo di carta occorrono 440 litri d’acqua; per un chilo di carta riciclata solo 1,8). E tra le montagne di carta del Centro incontriamo Salvatore. È un pensionato e, come tanti, ha iniziato a frequentare il mercatino della Cooperativa per acquistare libri usati. “Poi, poco a poco, non so come sia successo, mi son trovato qui, dopo aver visto che c’erano altri volontari”. Oggi è l’addetto alla “carta bianca”: molti – aziende e commercialisti su tutti – gettano “carta bianca”. Lui si occupa di sceglierla, separandola da quella stampata: così viene pagata fino a dieci volte di più.

“La nostra storia inizia con un carretto…”
Carta e stracci. Nel 1964, l’avventura del riciclaggio, a Faenza, è iniziata grazie a Maria Laura Ziani. “Vedova, professoressa di scuola media, nel 1964 partecipò con altri volontari faentini alla nascita di Mani Tese”, racconta Raffaele Gaddoni, presidente del Comitato di Amicizia. “In quegli anni costituì il Comitato faentino di lotta contro la fame -poi divenuto Comitato di Amicizia – che presto divenne gruppo di appoggio di Mani Tese. Girava con un carretto a raccogliere carta e stracci. Poi, dal 1972, si andava con la mia Fiat 124. In seguito cominciammo con i primi pulmini in prestito”.
Nel 1983 arrivò la prima convenzione con il Comune, che riconobbe l’importanza dell’azione di informazione e di riciclaggio avviata. Dal 1985 la raccolta avviene presso il Centro di via Testi. Poco per volta il carretto ha lasciato il posto a furgoni, camion, container.
“A Faenza iniziammo noi a riciclare il vetro. Il primo anno ne raccogliemmo trenta quintali; oggi tiriamo su 350 quintali ogni mese”, continua Gaddoni, senza nascondere una certa soddisfazione. È un uomo di 65 anni, ma mostra l’energia di un adolescente. È appena sceso da un camion e sta per ripartire per l’ultimo carico di carta della giornata.

Il mercatino
È venerdì pomeriggio e al Centro ci sono molti volontari: preparano per l’apertura al pubblico del sabato (dalle 9 alle 12; l’altra è il martedì, stesso orario). Me li presenta Valerio Magnani. Per alcuni anni è stato segretario di Rete Lilliput. Residente sulle colline intorno a Faenza, ora lavora part-time per la Cooperativa. Oggi è di turno a coordinare i lavori al “campo”, dopo la scomparsa nella primavera scorsa di Matteo Solaroli, giovane volontario e socio di Mani Tese, fondatore e presidente della Cooperativa riciclaggio e solidarietà.
In un capannone Maria sta lucidando le scarpe. “È la ‘titolare’, da 24 anni volontaria in questo settore”, la introduce Antonio, che lavora con lei. Lui viene al campo quasi ogni giorno, tre ore al mattino e tre al pomeriggio, da cinque o sei anni. Dopo una vita spesa a lavorare all’estero, ha trovato nel volontariato con Mani Tese una valida occupazione, tornato a Faenza a godersi la pensione. “Dopo qualche anno in cui venivo a comprare – mi spiega – Matteo mi disse che cercavano dei volontari: la Maria aveva bisogno d’aiuto”. Mentre Salvatore smista la carta, altre signore si stanno occupando della cernita dei vestiti e dei libri, aiutate dalle due ragazze in Servizio civile volontario presso il gruppo Mani tese di Faenza: nell’ultimo fine settimana c’è stata raccolta a Marradi, una cittadina dei dintorni, dove i volontari di Mani Tese effettuano periodicamente il ritiro di materiali da avviare al riciclo o al riutilizzo.

Metallo non metallo
Dall’altro lato del campo, alcuni container raccolgono i metalli. Ferro, alluminio, ottone e rame vengono divisi: ogni metallo ha il suo prezzo. Se ne occupano Adam e Juan. Entrambi lavorano per la Cooperativa e, mentre parliamo con loro, sono alle prese con i cestelli di alcune lavatrici. Adam viene dal Benin, dove ha lavorato in un progetto di cooperazione internazionale olandese. È in Italia da cinque anni e dopo quattro a Caserta a impastare in un forno, da uno lavora per la Cooperativa a Faenza. Juan, invece, viene dall’Argentina, dove aveva un’agenzia di comunicazione. È in Italia dal 2003. Divide il suo tempo tra il Centro e l’isola ecologica, da cui arrivano parte degli elettrodomestici che vedo accumulati intorno al bancone.
“Molti privati cittadini, poi, li portano direttamente qui, oppure le aziende di elettrodomestici”. Con loro lavora come volontario ogni mattina Gigi, che si occupa del riciclaggio dei metalli. Da 18 anni. “Con due o tre biciclette usate e rotte – mi racconta – ne faccio una, che poi viene rivenduta al mercatino”.

Un camion carico di toner
Nel tardo pomeriggio arriva anche Max con il suo furgone. Insieme a Luca “Santa” Santandrea si occupa di raccogliere dalle aziende i toner e le cartucce usate che poi vengono rigenerate. Le aziende (oltre 2.500) contattano la Cooperativa che gratuitamente ritira le cartucce usate. È un servizio realizzato per conto di Ecorecuperi, un’azienda di Solarolo, che garantisce alla Cooperativa un tot a cartuccia. Solo nell’ultimo anno l’attività, che occupa un operatore a tempo pieno e uno part-time ed è in piena espansione, ha garantito utili di oltre 17.000 euro.
Al “mercato” tradizionale, costituito – da ormai otto anni – da Forlì, Faenza, Ravenna, Imola e Lugo, si è aggiunto da un paio d’anni anche quello di Bologna, seguito da Max.

Le campagne di informazione e il commercio equo
Sobrietà, sostenibilità, commercio internazionale e squilibri Nord Sud sono al centro dell’attività di educazione, che nel 2005 ha occupato per 564 ore Michele Dotti, formatore del Centro ricerche per l’educazione allo sviluppo di Mani Tese.
Insieme a Michele c’è Tiziano Ragazzini, che si occupa della promozione del commercio equo e solidale (Comes) nei negozi di Faenza. Con l’iniziativa “Equo anch’io” Mani Tese promuove “dal basso” la presenza dei prodotti del Comes nella distribuzione ordinaria. È così che i faentini possono trovare il caffè delle Cooperative di produttori indigeni del Messico o lo zucchero di canna delle Filippine nell’alimentari sotto casa, o mobili in legno massiccio africani nei negozi di arredamento della zona.
Il tutto condito da un’informazione completa circa i prodotti che stanno acquistando: perché sia una scelta consapevole, anche fuori dalla Botteghe del mondo.

“Abbiamo un sogno…”
Riciclaggio, riutilizzo, informazione e, naturalmente, progetti nel Sud del mondo: il gruppo Mani Tese di Faenza ed il Comitato d’amicizia sostengono da anni, grazie all’attività di riciclaggio e riutilizzo, progetti di cooperazione e di promozione umana in Africa, Asia ed America Latina.
Il gruppo dei “giovani” organizza ogni anno anche i campi di studio e lavoro, e pubblica una pagina mensile sui due principali settimanali della città, Il Piccolo e Settesere.
Recentemente, il Consiglio comunale di Faenza ha concesso al Comitato di Amicizia-Mani Tese l’uso del terreno di via Testi per cinquant’anni, a fronte però di un impegno di investimenti di oltre 250 mila euro in lavori di ristrutturazione, ampliamento e adeguamento della struttura e dell’area. Da un lato, un riconoscimento del lavoro svolto in tanti anni; dall’altro, la possibilità di sviluppare ulteriormente le attività che questo Centro permette di realizzare, fra cui anche il reinserimento sociale di ragazzi “svantaggiati” attraverso borse lavoro concordate coi servizi sociali della zona, visite didattiche, mostre, concorsi e attività artistiche.
Un’utopia concreta che i volontari e i soci della Cooperativa hanno deciso concordi di dedicare a Matteo Solaroli. In via Testi sorgerà quindi il Centro “Matteo Solaroli”. Laboratorio di ecologia solidale, centro raccolta di materiali usati e riciclabili, mercatino dell’usato e attrezzato per ospitare percorsi didattici sulla sostenibilità ambientale.

Per saperne di più visita il sito www.abbiamounsogno.com: è la campagna d’informazione e raccolta fondi lanciata a sostegno dell’iniziativa dal gruppo Mani Tese di Faenza e dal Comitato d’amicizia

Mani tese
L’universo Mani Tese a Faenza è fatto di realtà distinte e interconnesse. Il Comitato d’amicizia è l’associazione madre, nata nel 1972 a Faenza, prima del gruppo Mani Tese locale, ed è l’ente che ha ricevuto dal Consiglio comunale l’uso del terreno di via Testi per cinquant’anni. È socio storico dell’associazione Mani Tese. Nel 1994, in seno al Comitato, un gruppo di giovani volontari da vita al locale gruppo Mani Tese, che “convive” e collabora strettamente col Comitato, cercando una maggiore integrazione con l’associazione. Da una costola del locale gruppo Mani Tese è infine nata la Cooperativa riciclaggio e solidarietà nella quale lavorano persone che hanno deciso di dedicarsi professionalmente all’impegno che fino a quel momento avevano svolto come volontariato; la Cooperativa collabora col Comitato tramite il lavoro di riciclaggio e riutilizzo, per finanziare progetti di cooperazione. Il 50 per cento del finanziamento viene destinato ai progetti di Mani Tese e l’altro 50 per cento ad altri progetti di solidarietà che il Comitato gestisce autonomamente. Molti volontari del gruppo Mani Tese, poi, sono anche volontari del Comitato, e alcuni anche soci della Cooperativa.

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