Compleanno tra i rifiuti a Malagrotta

Compie un anno il 19 giugno la catena del digiuno dei residenti di Malagrotta [Roma], decisa durante il presidio davanti alla sede della Regione Lazio in via della Pisana. L’idea era stata ripresa da una iniziativa avviata due anni prima in Trentino, dove un gruppo nutrito di cittadini aveva dato vita a questa forma di opposizione/testimonianza contro la costruzione di un inceneritore alla periferia del capoluogo. A turno, i cittadini di Malagrotta, sostenuti dalla Rete regionale rifiuti del Lazio, hanno deciso di digiunare per un giorno coinvolgendo, nel corso dell’anno, altri cittadini romani e della regione, oltre ad alcuni esponenti politici e consiglieri regionali.

A decidere la via dell’incenerimento sono state le ordinanze della precedente giunta regionale, mai ritirate dall’attuale, che autorizzano l’ampliamento della discarica di Malagrotta e la costruzione di un impianto di gassificazione dei rifiuti in un’area a forte rischio ambientale dove insistono la megadiscarica, una raffineria, un inceneritore di rifiuti ospedalieri, depositi di carburanti e cave. I cittadini, però, non hanno chiesto lo spostamento dell’ impianto in altra area, cadendo così nella tipica [e dileggiata] sindrome nimby, ma hanno sollecitato, affiancando la Rete del Lazio, un piano regionale dei rifiuti basato sulla riduzione, sul riuso e sul riciclo dei materiali contenuti nei prodotti post-consumo, raccolti separatamente con il metodo del porta a porta.

Con i cittadini trentini è stato fatto un gemellaggio al quale da un paio di mesi si è aggregato anche un gruppo di Genova, che sta contestando la costruzione di un inceneritore a Scarpino. Questo esporsi in prima persona si sta estendendo ad altre analoghe situazioni italiane che lottano contro inceneritori e per una gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti. Così, sono partite catene del digiuno anche a Napoli e Forlì e se ne sta discutendo nel Veneto. Quello che sta avvenendo in questi giorni a Roma e in provincia sta dando ragione ai cittadini e alla Rete. L’esperimento, il primo seriamente progettato e monitorato, di una raccolta domiciliare dei rifiuti nella capitale, sta dando risultati che appaiono incredibili solo a chi in questi anni si è affannato a far credere indispensabili gli impianti di incenerimento. I primi dati resi pubblici dal Comune di Roma parlano del 63 per cento di raccolta differenziata nel quartiere di Colli Aniene; in venti giorni, cioè, il 63 per cento dei rifiuti prodotti nel quartiere non ha preso la strada della discarica di Malagrotta.

Anche nella provincia di Roma stanno avvenendo cose che appaiono straordinarie sempre e soltanto a quei personaggi che si aggirano nelle segreterie dei partiti e nei consigli istituzionali curando gli interessi delle lobby inceneritoriste. Dopo l’ottima risposta al bando della Provincia per la raccolta differenziata da parte della totalità delle amministrazioni, tra poco avvieranno il sistema del porta a porta alcune decine di Comuni con il coinvolgimento di circa 250 mila cittadini. Questo cambio di sistema verrà sostenuto con la creazione di isole ecologiche e con la costruzione di impianti di compostaggio dei rifiuti organici.

Intanto, il commissario straordinario all’emergenza rifiuti del Lazio, Piero Marrazzo, che con i tavoli di concertazione pensava di far passare una linea impiantistica pesante, dall’inizio del 2007 è stato costretto a inseguire i target di raccolta differenziata imposti dalla Finanziaria [aveva fissato il 35 per cento al 2009, mentre la legge impone il 50 per cento] e si è fatto bloccare il Piano dal ministero dell’ambiente che lima il numero degli impianti e ne mette in discussione la tecnologia. Con la sua difesa di un Piano tenuto segreto, arretrato rispetto alla realtà, Marrazzo sembra vivere in un mondo dal quale non si accorge di quanto gli sta accadendo intorno. Insistendo sugli impianti di incenerimento o altra tecnologia, sembra ignorare gli ottimi risultati di raccolta differenziata ottenuti con il metodo domiciliare che mettono decisamente fuori gioco tali impianti, per i quali non ci sarebbero più le quantità di rifiuti sufficienti ad alimentarli. I trattamenti a freddo diventano, a questo punto, la sola alternativa per ridurre ulteriormente il conferimento in discarica e senza pericoli per le popolazioni, a differenza dei residui dell’incenerimento.
I cittadini di Malagrotta, che nel quartiere Massimina saranno coinvolti nella prossima estensione del porta a porta nella capitale, in attesa di un segnale di presa di coscienza del commissario, iniziano il secondo anno del loro digiuno/testimonianza.

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