Crescono gli orti urbani con la cacca e la pipì

Qual è il fine ultimo dell’essere umano? Filo sofi e teologi hanno prodotto infinite congetture… ma se ci affidiamo alla biologia possiamo avere confortevoli certezze: l’uomo esiste per fare la cacca e la pipì. Questo è il contributo del quale siamo debitori all’ecosistema. Si penserà che l’organizzazione urbana non possa consentire una gestione ecologica degli «scarti» umani, ma non è così. Ogni città ha un asso nella manica nascosto: l’agricoltura urbana.

Un settore che vive nell’informalità ma che ha un grosso peso nell’economia reale, garantendo sicurezza alimentare e posti di lavoro. Gli orti urbani possono usare le feci come ammendante e le urine come fertilizzante. L’agricoltura cittadina fa parte della nostra storia. I centri medievali vengono spesso chiamati «città giardino»: l’agricoltura era, infatti, parte integrante della struttura urbana. La città italiana che forse meglio conserva il suo paesaggio originario è Siena, con vaste distese di terreno coltivato adiacenti al centro della città. Uno degli esempi più belli nella nostra regione è la lussureggiante striscia di orti che divide la parte medievale di Ronciglione dalle case nuove. Tutto il ‘900 ha visto un declino dell’agricoltura urbana, ma a partire dagli anni ’70 il fenomeno ha avuto una brusca inversione di tendenza, visibile sopratutto nelle città del Sud del mondo: in Argentina la produzione urbana di alimenti è addirittura decuplicata tra il 1990 e il 1994. Anche dalle nostre parti c’è un incremento, ed è legato sopratutto alla necessità dei migranti più poveri di avviare attività di sussistenza. A Roma gli orti urbani sono tornati a essere migliaia.

Ma torniamo alla cacca e alla pipì: come si possono rifornire gli orti urbani? In Cina, Vietnam, Svezia, Messico, Zimbabwe viene sperimentata con successo la pratica del «sanitario ecologico»: wc anatomici che consentono la «separazione a monte» di feci e urine, che poi vengono incanalate in appositi serbatoi. Un sistema molto più economico di quello fondato su fogne, tubature e depurazione [spesso inefficace] delle acque reflue.

Non solo per le inferiori spese di investimento, ma anche perché cacca e pipì in agricoltura hanno un valore di mercato. Non tanto alto da esportarle fuori città, ma sufficiente a rivolgersi alla microimpresa cittadina e ottenere entrate preziose per una gestione efficiente del sistema.

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