Avete mai frugato in un cassonetto? È facile: basta tenere aperto il coperchio con un’asticella e poi smuovere i sacchetti con un manico di scopa. Quando si trova qualcosa lo si prende con le mani. Chi fruga sa bene che i cassonetti del tutto privi di oggetti interessanti sono rari. Nei cassonetti c’è anche tanto cibo buono: nelle città ammonta a un terzo del rifiuto organico. Per chi ha fame, quindi, aprire i sacchetti di plastica è un buon modo per riempirsi lo stomaco. Negli Usa i membri del movimento Freegan lo fanno per principio! In verità, non è un’abitudine consigliabile. Se poi proprio volete farlo, assicuratevi che i sacchetti siano stati appena gettati e siano ben chiusi: i topi e i bacarozzi portano malattie. Ma in Italia, di solito, chi fruga non cerca cibo bensì oggetti da rivendere ai mercatini dell’usato.
Questa pratica un tempo era comune tra i rigattieri autoctoni, oggi è invece sopratutto diffusa tra i rom di etnia Korakané. Secondo Aleramo Virgili della cooperativa Phralipé, i Korakané che vivono con questo mestiere sono 500 solo a Roma. Grazie a loro, montagne di scarti vengono costantemente sottratti dal flusso diretto in discarica. A Buenos Aires l’attività di frugare è stata riconosciuta dal governo come socialmente utile: i «cartoneros » [detti anche «chirurghi della spazzatura »] deviano infatti dalla discarica ben 17 mila tonnellate di rifiuti l’anno! In Italia, purtroppo, lungi dal riconoscere l’utilità del loro lavoro, i frugatori vengono accusati di fare sporcizia. Per colpa di qualche sozzone pagano tutti. A New York capita lo stesso: i portieri dei condomini mettono i sacchi neri dell’immondizia fuori dai palazzi un attimo prima del passaggio della nettezza urbana, per evitare che «i pigliatutto» li assaltino con i loro taglierini spargendo poi il residuo sul marciapiede. Anche lì la colpa è solo di qualcuno.
D’altronde, da noi come a New York, quando un settore non ha regole qualche controindicazione nasce sempre. Ma come si regolamenta il «frugamento »? Semplice: introducendo una raccolta differenziata porta a porta dove si selezionano anche le cose riusabili. Distribuendo poi le merci usate agli operatori che normalmente attingono ai cassonetti. Ferid, «pulciaro» Korakané, non ha dubbi: «Se ci vendessero all’ingrosso le stesse cose che troviamo nei cassonetti le compreremmo al volo, risparmiando in benzina, tempo e fatica».






