Attrezzi, porte, finestre, mattonelle, wc, lavandini… la cosiddetta «immondizia» è piena di tesori riusabili ma che in Italia non hanno settore dell’usato. Osservando i flussi delle isole ecologiche romane, l’Occhio del Riciclone ha scoperto che il «senza settore» rappresenta ben il 18 per cento di ciò che vi viene buttato. Ma negli Usa esistono centinaia di attività che commercializzano con successo proprio questo genere di beni. I 270 magazzini dell’usato della no profit Hfh vendono materiali edili ed elettrici e impianti idraulici. Nella patria del consumismo esistono anche 38 negozi che vendono scarti agli artisti! Nelle Ressourceries francesi è invece normale vendere idrosanitari e stoviglie usate. In Gran Bretagna 21 magazzini ricavano bricolage dal legno di risulta. A volte gli esempi virtuosi vengono liquidati attribuendo loro contesti e condizioni differenti: ma in realtà, se l’offerta c’è, quale altra condizione serve per un nuovo settore commerciale se non la disponibilità della gente a comprare il prodotto? Nel Lazio tale disponibilità culturale è testimoniata dalle abitudini di una folta minoranza.
Nei monti della Duchessa c’è il rifugio di Luigi, allevatore che nei mesi caldi dell’anno vive ad alta quota assieme al padre Ernesto. La loro abitazione è fatta di pezzi di porte e ritagli di lamiera, il tetto è ricoperto dai resti di un tendone bianco e verde e da un fitto intreccio di ramoscelli secchi che dà al tutto una vaga aria ancestrale. Dove c’è economia tradizionale il riuso è ben presente. La famiglia Battisti di Terracina separa accuratamente gli scarti organici per nutrire i propri polli, mentre la famiglia Lauro di Anzio raccoglie bottiglie di birra dagli amici per metterci la passata di pomodoro. A Roma migliaia di baracche e orti urbani sono fatti di scarti, mentre nelle occupazioni di case viene praticato lo scambio comunitario; perché gettare qualcosa se potrebbe essere utile al mio compagno? Meglio lasciarlo a disposizione nell’androne e, se serve, lanciare un annuncio anche nelle altre occupazioni. Ma il riuso non coinvolge solo pastori, agricoltori e fasce deboli: chiunque può accorgersi dello spreco che si cela dietro i cassonetti. A Lavinio la signora Carla fruga assiduamente le campane della carta: «Lì trovo riviste e libri in ottime condizioni. Una volta ho trovato 12 volumi della Treccani; un’altra volta addirittura un tomo del 1881».






