Il mestiere di commerciante di cose usate è molto antico. Forse uno dei più antichi. Nel ‘500 i rigattieri romani diventano addirittura una corporazione. Carlo Maria Travaglini, ordinario di storia economica all’università Roma 3, racconta che a quell’epoca i rigattieri «compravano i pegni perduti al Monte della Pietà, oppure acquistavano oggetti direttamente dalle persone». Fino all’800 la loro categoria era molto influente. Nel ‘900, invece, il loro peso politico si riduce quasi fino a scomparire. D’altronde, dice Travaglini, «mentre oggi viviamo nel consumismo, nel passato c’era una forte cultura del riuso». Una cultura ancora presente nel Sud del mondo: nei quartieri poveri di Città del Messico, ad esempio, è pratica comune esporre oggetti e mobili davanti casa in attesa che il primo «chacharrero» acquisti lo stock per portarlo in un mercatino dell’usato. Ma anche da noi il settore dell’usato è tutt’altro che scomparso: i rigattieri continuano a lavorare, e nel Lazio sono molte migliaia. Sgomberano locali e frugano nei cassonetti, o trovano chi lo fa per loro. Ma anziché ricevere incentivi per l’innegabile servizio che offrono all’ambiente, i rigattieri vengono messi al margine. Il mercato dell’usato di Porta Portese, il più grande del Lazio e d’Italia, è totalmente abusivo nonostante gli operatori ne chiedano la regolarizzazione. E agli angoli delle strade miriadi di mercatini sono costretti a scomparire e ricomparire dal giorno alla notte.
Nel frattempo si moltiplicano le fiere del «baratto », che accettano solo gli ambulanti che dichiarano di essere «hobbisti». Ma come spiega Augusto, uno dei papà di Bidonville [la più grande fiera amatoriale italiana] «la cantina si svuota una o due volte l’anno. Le fiere settimanali o mensili ospitano necessariamente professionisti». La figura del rigattiere non è riconosciuta. «Con il risultato – spiega Vincenzo dell’associazione Porta Portese – che i giovani non diventano più rigattieri perché temono la precarietà». Anche reperire la merce sta diventando più difficile. Paolo, venditore di libri usati di Palestrina, seleziona eccedenze di magazzino dalle cartiere, ma ora, si lamenta, «queste sono sempre più blindate e vincolate a distruggere ciò che ricevono». Silvio, titolare di una rigatteria in conto terzi a Viterbo, lo dice chiaro e tondo: «Il nostro lavoro fa bene all’ambiente. Ci dovrebbero dare un premio!»






