Sulla rotonda Titanìc campeggia un nuovo cartellone per ricordare a chi avesse archiviato l’emergenza come già risolta che invece non è finita affatto. Dice «Benvenuti a Marano, città della monnezza». E dal sito www.chiaianodiscarica.it i manifestanti di Marano e Chiaiano esprimono solidarietà ai giornalisti dell’Espresso per la «bruttissima vicenda delle perquisizioni». Un brutto affare per chi si affanna a far uscire fuori la verità sul destino di un territorio massacrato dagli interessi di pochi. Non ci si ferma in attesa del «Jatevenne day» del 27 settembre. Una comparsata di striscioni al Festival della Piedigrotta e una promessa di incontro strappata a Bertolaso dopo l’incursione pacifica ad un incontro napoletano domenica mattina. Insomma, a Marano e Chiaiano non si perde di vista l’obiettivo. Si va avanti con la sensibilizzazione e per lo stesso motivo, a ridosso del weekend, il presidio ha deciso di rallentare traffico a ridosso della rotonda Titanìc. Oggi si alza l’attenzione sui lavori in corso nella cava che dovrebbe ospitare la discarica. «Abbiamo il diritto di sapere a che punto sono i lavori, a che punto è la messa in sicurezza dei costoni a rischio crollo. Chiediamo che una nostra delegazione partecipi ai sopralluoghi», dicono i manifestanti che stasera, alle 17.30, si riuniranno in assemblea per valutare una scadenza. Se arriva il lasciapassare per i quindici rappresentanti delegati dal presidio, i cui nomi sono stati indicati in Questura, bene. Se non arriva, i cittadini arriveranno all’ingresso della cava, dove hanno avuto il permesso di passare solo il sindaco Perrotta e il comandante della polizia municipale. «Atteggiamento antidemocratico- tuona Ivo Poggiani, di Insurgenzia- I cittadini sono sempre rimasti fuori dalla cava». La lista è stata presentata e se l’ok non arriva entro sera, al presidio del Poggio Vallesana potrebbero decidere di presentarsi comunque ai cancelli della cantiere. E il rischio che la tensione salga alle stelle, si fa davvero alto.






