L'uso dell'energia

Pubblichiamo alcuni stralci dell’intervento di Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, in presso la commissione Ambiente della camera dei deputati, dedicata ai cambiamenti climatici.

L’impegno preso dall’Unione europea è di aumentare il consumo di energie rinnovabili dal livello attuale fino al 20 per cento entro il 2020 per l’insieme dei 27 paesi Ue. Al momento, nel bilancio energetico italiano del 2050 il contributo delle fonti rinnovabili è stato pari al 6,8 per cento del consumo interno lordo complessivo.

In termini di uso razionale dell’energia, invece, l’Italia ha precorso i tempi dell’Europa, attuando con i decreti ministeriali del 20 luglio 2004 un intervento fortemente innovativo, anche nel panorama internazionale, che ha riformato profondamente la politica nazionale di promozione dell’efficienza energetica negli usi finali, affidando all’Autorità per l’energia elettrica e il gas i relativi compiti di regolazione e di gestione. Ciò si è concretizzato nell’introduzione di un mercato di titoli di efficienza energetica.

Molteplici sono le tipologie di intervento incentivate con questo sistema, ad esempio: interventi sul patrimonio edilizio, interventi sugli usi elettrici attraverso una maggiore efficienza degli apparecchi illuminanti o degli elettrodomestici, interventi sui sistemi di pubblica illuminazione, introduzione di sistemi di telegestione e telecontrollo degli impianti termicci o di termoregolazione e contabilizzazione del calore e interventi di miglioramento dell’efficienza energetica negli usi finali che consentano di ridurrei davvero i consumi al di sottodel livello connesso all’utilizzo delle tecnologie medie di mercato [il cosiddetto “principio di addizionalità”.

Dall’avvio del meccanismo alla fine del mese di marzo 2007, l’Autorità ha verificato circa 2000 progetti, realizzati da distributori e società energetici, certificando circa 864.055 tep [tonnellate equivalenti di petrolio] di risparmio energetico; di questi, il 79 per cento ottenuto grazie a minori consumi di energia elettrica, il 17 per cento a minori consumi di gas naturale e il rimanenete ad altre forme di energia; è stato così ampiamente superato l’obiettivo prefissato dall’Autorità per il biennio 2005-2006 e da questa attribuito ai distributori di energia elettrica e di gas naturale di maggiori dimensioni [pari a circa 468.000 tep].

I risparmi energetici totali realizzati fino ad oggi equivalgono al consumo domestico annuo di una città di più di un milione di abitanti e alla produzione elettrica annua di una centrale di circa 500 MW e hanno permesso di evitare emissioni per circa 2,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Anche se di impatto complessivo limitato, l’esperienza italiana sta dimostrando che il meccanismo dei titolo di efficeienza energetica funziona e si conferma essere l’approccio più efficiente e di più rapida implementazione in funzione del raggiungimento di un altro modello di economia eco-sostenibile.

I benefici complessivi prodotti dal meccanismo sono infatti ampiamente superiori ai costi registrati dal sistema. Guardando alla sola spesa energetica evitata dai consumatori presso i quali sono stati realizzati gli interventi di risparmio energetico certificati dall’Autorità, essa risulta significativamente superiore [dalle sei alle dieci volte] al prezzo medio dei certificati bianchi scambiati dal mercato e al valore del contributo tariffario erogato dall’autorità per ogni tonnellata equivalente di petrolio risparmiata.

Considerando, dunque, i risultati positivi conseguiti nei primi due anni di funzionamento del meccanismo e del contributo che esso potrà dare anche in futuro al perseguimento di benefici economici e ambientali, l’Autorità ritiene che vada tempestivamente potenziato, per evitare che fenomeni già in atto di eccesso di offerta deprimano eccessivamente i prezzi rallentando quindi gli investimenti.

Per questo occorre: il prolungamento temporale degli obblighi, con la fissazione di obiettivi ben superiori agli attuali da perseguirsi a livello nazionale per gli anni successivi al 2009, al fine di dare maggiore certezza agli investitori e promuovere investimenti in interventi di carattere strutturale.

Ma occorre anche un’estensione degli obblighi ai distributori di minori dimensioni [eliminando per questa via il divario tra gli obiettivi nazionali definiti dai decreti ministeriali e gli obiettivi ad oggi assegnabili dall’Autorità sulla base dei criteri definiti dagli stessi decreti; divario pari attualmente al 22 per cento circa su base annua].

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