Cara Rossana

Ricorderai quel canale che divide S. Marta dalla Marittima, collegando Piazzale Roma al Porto. Si chiama rio della Scomenzera.
E’ un paradigma di metodo per affrontare gli interventi su quell’organismo delicato che è la Laguna. I veneziani lo chiamarono così perché cominciarono ("scomenzar") a scavare, avviarono il passaggio delle acque, e conclusero l’opera solo quando furono certi che non c’erano effetti negativi. La Repubblica di Venezia disponeva di grandi idraulici, ma negli interventi in Laguna chiese sempre alla scienza di lavorare con il vincolo della reversibilità delle opere: si prova, si studiano gli effetti sull’equilibrio del sistema, si va avanti e si conclude.

Non può essere obiettivo di una breve lettera rifarsi alla grande produzione scientifica e sistemica – non ti devo certo convincere io che qualsiasi opera va valutata anche per gli effetti collaterali che produce – che hanno indotto la gran parte della città a cercare in ogni modo di difendersi dal Mose.
Utilizzo solo questo apologo per dirti dello stupore e del dolore provocato in me, e in molti amici e compagni, dal leggere sul manifesto parole così semplicistiche a sostegno dei tre argomenti che metti in campo per dichiarare quel “sono per il Mose per diversi motivi” che mi ha agghiacciato.
Le fondazioni. interventi come l’isola artificiale che ci porterà via la spiaggia del Bacan, tutto nel Mose è il contrario dell’ipotesi “sperimentale e reversibile” che ci voleva.

Questo è il metodo che ci ha conservato la Laguna, e per “limitare e rallentare l’impatto delle molto alte maree” erano state messe in campo dal Comune alcune “ipotesi alternative” (tutte dotate del carattere fondamentale delle reversibilità).
Secondo molti pareri queste opere, se unite agli “interventi diffusi” e complementari, che tu stessa ritieni utili e necessari, sono in grado di creare lavoro in misura forse maggiore, e sicuramente più stabile, del Mose. Penso a interventi di sistematica manutenzione urbana e lagunare – quello fondamentale è costituito dal riequilibrio idrodinamico – interramento canale dei petroli ed espansione della marea nelle parti intercluse, come le valli da pesca.

Metodologia dell’amministrazione. E’ vero, non tutto è limpido nel processo che porta a formare le decisioni, e spesso non c’è coerenza nel comportamento dei singoli politici. Ma devo dirti che questo episodio mi induce soprattutto una amara riflessione sull’impotenza della politica di rappresentanza. Ma come: il “governo amico” ha un mandato programmatico a rispettare l’orientamento delle comunità locali e passa sopra a questo e all’assenza di una Valutazione d’Impatto Ambientale (poi ci lamentiamo per l’atteggiamento dell’Europa nei confronti della nostra capacità di by passare le regole …), per servire un “blocco dei produttori” (il Consorzio Venezia Nuova, controllore e controllato) che ormai nelle sue ramificazioni ha messo le mani sulla città, nel controllo dei suoi processi di trasformazione e delle sue rendite e, fortunatamente non del tutto, sul suo ceto intellettuale.

Con amarezza

*Rifiutologo

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