Lettera a Rossana Rossanda

Cristiano Gasparetto dell’Assemblea permanente No Mose risponde alla lettera sul di Rossana Rossanda pubblicata nell’edizione del manifesto di martedì 28 novembre. Questa lettera è stata spedita oggi 29 novembre contestualmente alla redazione del manifesto e a quella di Carta.

lettera a Rossana Rossanda

Che bello sarebbe se gli ambientalisti e tutti i contrari alla costruzione del MoSE, per salvare la vita ad una garzetta fossero disposti a sacrificare Venezia ed i suoi abitanti, a sollevare l’intera Piazza San Marco; se, con evidente ulteriore stupidità, pensassero che la chiusura delle bocche di porto con dighe mobili, ipso facto, trasformerebbe la laguna in un lago! E altrettanti bello sarebbe se, a dispetto di tutte le analisi scientifiche e tecniche comparative si potesse pensare che il MoSE fosse un sistema ad alta tecnologia, già sperimentato, modificabile e reversibile all’occorrenza, come prescrivono il buon senso e le leggi. O se una commissione di esperti non l’avesse collocato al 13° posto su 14 ipotesi ad esso alternative .

Sarebbe molto facile scegliere in che campo stare, mentre, cara Rossana, non saprei proprio scegliere se sia meglio sperare di affondare lentamente nelle acque della laguna veneziana con il MoSE o, senza, essere travolti da una nuova grande mareggiata: perché questa è la sola alternativa che tu prospetti.
E’ evidente che le cose non stanno così.

Il MoSE è un sistema che non combatte le cause delle aumentate alte maree in laguna (per altezza e frequenza) ma ne combatte (e malamente) gli effetti perché su 87 acque alte che hanno invaso piazza San Marco nel 2003 ne farebbe risparmiare 3 o 4; perché è costosissimo (4,2 miliardi do euro per costruirlo e 630 milioni ogni anno, per 100 anni, per la manutenzione); perché non è sufficientemente sicuro in condizioni estreme; perché, se le condizioni meteorologiche sfavorevoli si prolungassero molto, l’acqua continuerebbe a salire in laguna da 3 a 23 cm. ogni 11 ore; perché durante la costruzione ma soprattutto dopo, con un livello marino esterno aumentato per l’effetto serra, renderebbe assolutamente non competitivo il porto di Malamocco – con le conseguenti difficoltà all’economia di Porto Marghera e quindi alla sua bonifica e riconversione (con mare esterno cresciuto di 30 cm, in tre anni le chiusure potrebbero essere 548 con la perdita all’ingresso di 5.014 navi: studi CNR depositati in Comune)-.

Il MoSE è assolutamente illegittimo, violando – come riscontrato dal Comune di Venezia – norme di Piani Regolatori Comunali e Territoriali e direttive ambientali europee (è in corso una procedura d’infrazione del Parlamento Europeo); non ha avuta la necessaria Valutazione d’Impatto Ambientale favorevole (ne è stata fatta una, con esito assolutamente negativo, annullata per vizi formali, che non è stata mai rifatta); i lavori vengono eseguiti senza che sia stato approvato un progetto esecutivo complessivo, come previsto per ogni opera pubblica.
Ma se non ci fossero alternative, saremmo forse obbligati alla sua costruzione. Le alternative però ci sono e sono tutte verificabili.

L’aumentata frequenza ed altezza delle acque alte in laguna, nell’ultimo secolo e mezzo, è dipesa essenzialmente da lavori che hanno, a vario titolo, ridotto di un terzo la capacità del bacino lagunare, variandone la morfologia e, per questo, facendo aumentare quantità e forza dell’acqua entrante dal mare. Studi ed analisi di ricercatori ed idraulici, universitari e dei CNR italiano e francese, assunte dallo stesso comune di Venezia, dimostrano che è possibile ridurre di 17-21 cm. tutte le maree. Bisogna ridurre i fondali alle tre bocche di porto, in ragione dell’uso differenziato delle stesse e utilizzare navi-porta da collocare periodicamente nella stagione invernale per rallentare ulteriormente l’accesso e la forza della marea. Bisogna riaprire al flusso di marea le valli da pesca (come prevede da decenni la Legge Speciale). Con tutto ciò si riporta l’intera laguna alla situazione mareale di metà Ottocento: qualche alta marea, molto contenuta d’altezza, ogni uno-due anni. L’innalzamento del fondale alla bocca di Lido precluderà l’ingresso al bacino di san Marco alle meganavi, che sono un pericolo per la città, ma è possibile costruire uno specifico avamporto galleggiante in mare. Salvata così la laguna dalle acque alte la si salverà anche nel suo complesso (come obbliga, inascoltata, la legge) riducendo la perdita di milioni di metri cubi di sedimenti dei fondali (sabbie sottili e fanghi in sospensione) inducendo virtuosamente una naturale ricostruzione morfologica.

Per finire, cara Rossana, il vero punto su cui tutti interrogarsi, è come sia potuto accadere di arrivare ad una situazione simile, con un via libera dato dal Governo, a maggioranza, disattendendo l’accordo con le Istituzioni locali previsto nel Programma dell’Unione ed a opere complementari iniziate.

La verità è che l’opera non poteva essere pensata, studiata, progettata e realizzata dallo stesso soggetto: il Consorzio Venezia Nuova è un pool di poteri così forte da essere entrato trasversalmente in tutte le istanze decisionali, e da aver cooptato, con la forza economica, intelligenze, indipendenze e informazione in tutte le aree politiche. Non è tanto una questione di libera concorrenza, come l’Europa continuamente predica ma mai verifica. E’ invece una questione di interesse generale: la laguna rappresenta un bene comune e come tale va studiata e vi si interviene con opere pubbliche, trasparenti, condivise, congrue con norme e leggi vigenti, tecnicamente sperimentate e efficienti.
Come vedi, cara Rossana, in questo mio ragionare non ho mai usato la parola ambiente: non era proprio necessario.
Necessario è invece continuare ad essere – quando serve – dalla parte del torto.

Cristiano Gasparetto dell’Assemblea Permanete NOMOSE

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