Le doghe immobili della Laguna

Tra le “grandi oprere” e le grandi operette che il governo Berlusconi ha messo in cantiere c’è anche il veneziano Mose [acronimo per Modulo sperimentale elettromeccanico, i lettori di Carta lo conoscono già bene], che desta perplessità almeno pari a quelle, più note, che solleva l’ormai moribondo Ponte sullo stretto di Messina. L’ardito sistema di paratie mobili, infatti, non è l’unico rimedio per il problema dell’acqua alta nella città di Venezia. Di progetti alternativi ne esistono almeno sei, tutti di gran lunga meno costosi e, questione essenziale, reversibili, se si rivelassero alla prova dei fatti inefficaci o inadatti e perciò con un più ridotto impatto ambientale, come è necessario che sia, data la delicatezza e l’unicità dell’ambiente della laguna veneta.

Con il Mose, invece, l’acqua alta a Venezia resterà come prima e gli stivaloni dovranno essere ancora utilizzati. Le paratie verranno alzate solo nei casi di maree molto sostenute o eccezionali, superiori cioè ai 110 centimetri. Nel corso dell’autunno-inverno 2003-2004, ad esempio, non sarebbero mai state sollevate, mentre come ben sappiamo per esperienza diretta, le parti basse della città e soprattutto piazza San Marco sono state allagate moltissime volte. Non solo. Se capitasse un altro 4 novembre 1966, molto probabilmente il Mose si rivelerebbe del tutto inefficace, data la repentinità con cui l’acqua è cresciuta quella volta: le paratie hanno infatti bisogno di almeno tre ore per essere sollevate. E non sempre l’Adriatico quando decide di affacciarsi in piazza concede tanto preavviso. Alcuni dati aiutano a capire in cosa consisterà il sistema di paratie mobili: tre dighe foranee [lunate] alle tre bocche di porto; una conca di navigazione alla bocca di Malamocco; il rialzo del fondale a Malamocco; 79 paratoie di acciaio. E ancora: 157 cassoni; 146 selle di appoggio; 5.960 palancole metalliche; 12.055 pali di calcestruzzo; 8,5 milioni di tonnellate di materiale lapideo; 236 mila metri cubi di calcestruzzo; 4,6 milioni di tonnella te di materiale da dragare; 350 mila metri cubi di demolizioni.

C’è da chiedersi cosa succederà in caso di malfunzionamento del sistema: un’opera idraulica così complessa e “pesante” può essere considerata esente da difetti o avarie? Ancora, se si presentasse un evento alluvionale durante le frequenti manutenzioni ordinarie del sistema che richiedono la sostituzione di una paratoia ogni 2-3 settimane, cosa potrà succedere? Qualsiasi imprevisto a una delle bocche di porto, inoltre, bloccherebbe tutto il sistema. E se le paratoie funzionassero senza problemi, ma il mare sfondasse il litorale in qualche punto a causa del dislivello delle acque con la laguna?

Questi sono solo alcuni degli interrogativi che non solo le associazioni ambientalistiche, ma anche molti cittadini cominciano finalmente a porsi.

Ormai sono decenni che le associazioni, ecologiste e non, indicano soluzioni alternative alla chiusura delle bocche di porto: soluzioni sperimentali e “leggere”, di cui si diceva. Il Mose è invece un’opera irreversibile nel suo devastante impatto ambientale: da qui l’enfasi posta in alcuni casi sull’assenza della Via [Valutazione di impatto ambientale]. È merito degli ambientalisti l’aver smentito la fiaba che il Mose, stando sott’acqua, non si vedrà e quindi non avrebbe alcun impatto ambientale. Le sue opere di supporto emergeranno ben al di sopra del livello marino, con muraglioni e un’isola artificiale di dieci ettari [in avanzato stato di costruzione in mezzo alla laguna, alla base della bocca di porto di San Nicolò], porti rifugio, scogliere, conche di navigazione per le grandi navi, centrali elettriche… Il paesaggio alle bocche di porto verrà completamente stravolto, con sottrazione di grandi porzioni di territorio pregiato e di larghe fette di orizzonte alla vista. L’oasi naturalistica di Ca’ Roman verrà seriamente e irrimediabilmente compromessa e quella degli Alberoni stravolta.

Bisogna poi aggiungere gli effetti perversi sul bilancio dello Stato e degli Enti locali in un periodo di tagli selvaggi alla spesa pubblica: il costo complessivo previsto per il MoSE è di 4 miliardi di Euro, senza calcolare le spese finora già sostenute [qualcuno ipotizza che si tratti di una cifra analoga] e quelle previste per la ordinaria manutenzione [dieci milioni di euro l’anno per cent’anni]. Intanto, i finanziamenti della legge speciale per Venezia sono stati tutti dirottati unicamente verso il Mose, rischiando seriamente di bloccare le altre opere in corso, sicuramente utili per la salvaguardia della città.

*Assemblea permanente NoMose

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