La bocca del drago chiamato Sviluppo da queste parti è larga 32,5 metri. Tale è il fronte di una normale autostrada a tre corsie. Chi ha la sfortuna di trovarcisi davanti non ha scampo. I denti del drago sono potenti ruspe che abbattono e triturano ogni cosa. Nelle campagne disordinatamente urbanizzate della pianura padana [«agro-polis», come è stata definita dai geografi] non esistono più «varchi» di simili dimensioni. Gli ingegneri delle società autostradali sono quindi costretti ad avanzare insinuandosi tra le aree urbane con ampie curvature, lambendo paesi, zone industriali, capannoni, ville storiche, casere. Spesso il «serpentone» di cemento e asfalto deve alzarsi per scavalcare fiumi e ferrovie o incunearsi sotto terra per oltrepassare strade e nuclei abitati.
Ma non basta. Nel caso del Passante di Mestre, 32 e rotti chilometri più 60 di viabilità «complementare », gli ostacoli da superare sono 375. I tecnici le chiamano «interferenze». Tra queste, 132 case da abbattere e relativi abitanti da allontanare. «Fortunati loro!», mi dice Aldo Bertoldo, capo storico di uno dei comitati di cittadini sorti lungo il percorso del nuovo colossale raccordo autostradale.
Si può vivere su un’autostrada?
Per comprendere questa apparentemente assurda affermazione bisogna andare a fare un sopralluogo lungo il percorso, sapendo che il Commissario ad acta, ing. Silvano Vernizzi, dirigente della Regione, nominato dal governo per la realizzazione della «grande opera» [Legge Obiettivo dell’ing. Lunardi & C., governo Berlusconi, n.190 del 2001] ha stabilito che le case da abbattere [il valore degli indennizzi, si dice, raggiunge i 1.900 euro a metro quadro] sono solo quelle che rientrano nella fascia di terra occupata dal Passante autostradale. Nella ulteriore fascia di venti metri dal ciglio dell’autostrada, la trattativa con i proprietari avviene caso per caso: o abbattimento o indennizzo. Oltre i venti metri e fino ai sessanta vi è solo un riconoscimento monetario forfettario del danno.
Ma si può vivere ai bordi di un’autostrada? Siamo andati a vedere, casa per casa, accompagnati dai comitati che ci hanno fatto la staffetta tra i dodici comuni attraversati dal Passante.
Il drago Sviluppo è interclassista, colpisce senza fare distinzioni di censo. Abbiamo incontrato il riverito dottore in pensione del paesino di Bonisiolo, che vive in una villa decisamente sopra la norma e che ha ingaggiato una contesa ingegneristico-legale con gli uffici tecnici del Commissario, riuscendo a spostare di una decina di metri il tracciato di un sottopasso così da salvare la cancellata del suo parcogiardino. Poco distante c’è la casupola che Ahmed molto orgogliosamente è riuscito a comprarsi dopo la «regolarizzazione» e dove abita con moglie, bambino e amici. Ahmed si è svegliato una mattina con la casa che tremava, «come durante un terremoto»; è andato dai Carabinieri, che hanno fermato le ruspe. L’impresa edile, molto semplicemente, ha interrotto per qualche decina di metri gli scavi e l’infissione dei pali. Hamed attende che qualcuno si faccia vivo. A Quarto d’Altino sorgerà il megasvincolo di raccordo con l’autostrada per Trieste. La signora Adelina ci apre il cancello di una villetta che più linda non si può, prato inglese e fiori alle finestre. Sotto l’altalena dei bambini la signora, con la voce affranta, ci indica un paletto rosso, e poi un altro e un altro ancora che corrono tutto attorno : è il tracciato dello svincolo di uscita che «avvolgerà» la sua casa. «Ci hanno detto che hanno calcolato il prezzo del terreno del giardino espropriato: 12 mila euro. Per la casa ci hanno offerto un danno di 150 euro».
A Mogliano, altro svincolo e altra storia. Un’antica azienda agricola in mattoni rossi, alti porticati, un’aia grande come una piazza d’armi, sembra d’essere sul set di «Novecento», in realtà è uno splendida trasformazione edilizia che ospita una rinomata impresa [la Belstaf] di ideazione di moda per motociclisti griffati.
Il Nordest è qui. Il titolare, signor Melotti, ci mostra i segni lasciati dal cantiere che procede giusto alle spalle dell’azienda: muri crepati, travature in legno spostate. Le vibrazioni dovute al conficcamento di lunghissime palancolate hanno provocato fastidi fisici ai disegnatori e ai lavoranti, che si sono rivolti al sindacato, tanto da dover interrompere l’attività. Per una volta operai e padroni uniti. Anche qui avvocati, periti, vertenze giudiziarie in corso. Chi si ricorda di Alfredo Sabbadin? Io avevo la sua figurina sui «cimbali» [tappi di bottiglia] con cui giocavamo a «fragnoccole» al Giro d’Italia. Grande scalatore, vincitore di tappe. Un incidente automobilistico gli distrusse un ginocchio, si ritirò da queste
parti con la sua simpaticissima moglie emiliana. Si sono fatti una villa meravigliosa. Un bagno per ogni stanza, tutto di marmo. Alfredo zoppica. No, non è l’incidente di 35 anni fa, è caduto dentro una trivellazione che quelli dell’autostrada hanno praticato sul suo campo per lo «sminamento» e le prospezioni geologiche. Peccato che non le ricoprano. È la stessa preoccupazione di molti «frontisti». I lavori, iniziati a tratte con tredici cantieri aperti, sono mal segnalati e mai recintati.
Si passa dagli orti ai terrapieni che costituiscono il fondo della futura autostrada senza alcuno sbarramento. Siamo a Zero Branco, è sabato pomeriggio, vediamo numerosi bambini giocare tra immensi tubi e altri materiali di cantiere.
La famiglia Manente è un caso straordinario. Tra fratelli e cugini hanno edificato attorno alla vecchia casa dei genitori un vero e proprio borgo, cinque o sei abitazioni senza confini tra loro, fontane di risorgiva, animali da cortile, insomma una grande famiglia allargata con quindici bambini che vivono felicemente. Il Passante ha tagliato gli orti dai campi.
Questo è il caso di molte aziende agricole. La più sconvolta è quella di Ciro Vecchiato, a Marano, dove ritrovo una vecchia amica. Faceva le prime «televisioni libere». Poi con altri amici del sindacato mollò la città e dette vita alla cooperativa di produzione agricola biologica Bronte, in omaggio alle lotte bracciantili siciliane. Un altro Nordest c’è ed è qui. Fatiche di decenni per avere finalmente un frutteto e campi di ortaggi con produzioni tra le più qualificate. La scuola tecnica di agraria di Mirano porta i suoi allievi a fare gli stage. La stessa Regione finanzia alcune ricerche. Quattro famiglie sul lastrico. Il mostro di asfalto sventrerà ogni cosa. Sotto la pergola si interrogano: «Anche se ci pagano non abbiamo più le forze per ricominciare in un altro posto».
Il pavimento più bello della vita
Piangono ogni sera una signora di 72 anni e suo marito di 78. Sono nati in questa casa di Luneo. Con i soldi dell’esproprio sua figlia sta cercando un’alternativa. Intanto devono andare in affitto. «Piuttosto che in condominio mi lascio morire, vede sono dimagrita di dieci chili», mi dice la signora. Piange per un altro motivo un signore a Crea di Spinea. Ha appena finito di costruirsi una villetta. Ci mostra il salone al pian terreno con tanto di caminetto e uno splendente pavimento alla veneziana intarsiato con madreperle e ghirigori. Era il suo mestiere e voleva farsi il pavimento più bello della sua vita. E c’era riuscito. Guarda sconsolato a terra, immobile. Noi non riusciamo a dirgli una parola di conforto. Una storia di vita in ogni cortile. Una storia per ognuno dei 1.148 espropriandi, 4 milioni di metri quadrati di terreno che il drago si sta mangiando, metro dopo metro. E tra cancello e cancello una fila di cartelli: «Vendesi». Auguri.






