Accusati di «terrorismo» tre ultrà arrestati a Roma

Ieri sera, poco prima di mezzanotte, la zona circostante allo stadio Olimpico sembrava ancora un campo di battaglia: barricate improvvisate, motorini e auto bruciate, puzza di bruciato e un via vai impressionante di mezzi di polizia e di ambulanze.
Era la coda ampiamente prevedibile di una giornata iniziata con l’omicidio di Gabriele Sandri, tifoso della Lazio, avvenuto alle 9 di mattina in un autogrill vicino Arezzo, per mano di un agente della polizia stradale. La ricostruzione dell’accaduto ormai sembra chiara: nell’area di servizio di Badia al Pino lungo l’A1, due piccoli gruppi di tifosi juventini e laziali avevano avuto una discussione accesa, forse una rissa durata nemmeno due minuti. Le due macchine stavano ripartendo quando, dall’altra parte della carreggiata, una pattuglia della polizia ha pensato bene di intervenire sparando alcuni colpi di pistola. Uno di questi ha attraversato il lunotto posteriore della automobile dei laziali colpendo al collo Gabriele, che muore dopo pochi minuti. Autore dello sparo è l’agente Giuseppe Ledda, 32 anni, «una carriera irreprensibile», come dirà subito il questore di Arezzo.
Da questo momento, una gigantesca catena di errori, reticenze, depistaggi, sottovalutazioni segna gli sviluppi della giornata. A partire dalle forze di polizia e dal ministero degli interni che, fin dal mattino, offrono una versione lacunosa dei fatti che, addirittura, lascia ipotizzare uno scontro armato tra tifosi. In una difesa preventiva e a oltranza delle forze dell’ordine, il capo della polizia Manganelli spinge la Federcalcio a non sospendere tutte le partite, imponendo soltanto il rinvio di Inter-Lazio e il posticipo del calcio di inizio. Una decisione assurda che scatena l’ira degli ultras di tutta Italia. La domanda corre da una curva all’altra: perchè la vita di un tifoso vale meno di quella di un poliziotto? Il riferimento ovvio è all’uccisione dell’agente Filippo Raciti avvenuta a Catania, in circostanze ancora oscure, nello scorso febbraio. A Bergamo, i tifosi della nord decidono che lo spettacolo si deve fermare. Stessa sorte a Taranto, mentre tutte le curve d’Italia tolgono gli striscioni in segno di protesta e intonano cori contro polizia e carabinieri.
Nel frattempo, la grancassa mediatica mostra il suo lato peggiore, discettando amabilmente di «violenza negli stadi», «ricatti ultras», «legislazione speciale». L’assassinio di un innocente, prima che di un tifoso di calcio, scompare nei deliri securitari di questi tempi.
Per toccare il fondo bisogna attendere il tardo pomeriggio, quando in una conferenza stampa surreale, il portavoce della polizia Roberto Sgalla [lo stesso del G8 di Genova] chiede ai cronisti di non fare domande per non interrompere la lettura della «velina» del questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe: «Questa mattina alle 9 e 10, due pattuglie della Stradale di Arezzo erano all’interno dell’area di servizio direzione sud. All’improvviso hanno sentito forti rumori e urla provenienti dall’altro lato della stessa area di servizio, quello in direzione nord…Allora uno degli agenti, da 60-70 metri di distanza, ha pensato di sparare due colpi in aria… Lungo il tragitto gli occupanti della Megan Renault si sono accorti che Gabriele Sandri era stato attinto al collo. L’intervento dell’ambulanza del 118, subito chiamata, serviva solo a constatare il decesso del ragazzo».
Una farsa che rimanda immediatamente all’uccisione di Carlo Giuliani, con il relativo corollario di perizie balistiche «creative», proiettili vaganti, reticenze di stato e varie impunità. Ma anche ai casi più recenti di Federico Aldovrandi e Aldo Bianzino, morti in circostanze sospette dopo l’arresto da parte delle forze di polizia. Come era facile immaginare, la campagna «legge e ordine» inaugurata dal governo e sostenuta dai media mainstream, rischia di produrre un circolo vizioso di esasperazione e violenza. Gli incidenti di ieri, la loro diffusione, la trasversalità sportiva e politica, annuncia una «dinamica banlieue» all’italiana, che esplode nel suo punto più critico in termini di aggregazione sociale e di «laboratorio del controllo»: lo stadio. Una spirale che sembra non arrestarsi. È di pochi minuti fa la notizia che i tre tifosi arrestati ieri sera a Roma non saranno giudicati per direttissima, ma gli atti saranno trasmessi all’ufficio del Gip per la convalida dei fermi. Per la prima volta nella storia del calcio, i tre tifosi sono accusati di «terrorismo». A chi tocca domani?

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