Amato alla Camera sulla morte di Sandri

Questa mattina il ministro degli Interni Giuliano Amato ha riferito alla camera dei deputati sui fatti di domenica: la morte di Gabriele Sandri e gli episodi di violenza, in particolare a Bergamo e Roma. Un discorso oscillante tra un’assunzione di responsabilità implicita e la manifesta incompletezza delle informazioni su quel che è accaduto, cosa che non ha mancato di sollevare polemiche.
«Il Viminale – ha dichiarato il ministro – non ha occultato nulla che sapesse, non aveva nessuna informazione precisa, non l’avevo io e non l’aveva il capo della polizia. La questura di Arezzo soltanto dopo le 13,30 è stata in grado di comunicare le modalità, che si trattava di un tragico errore».
Un errore, dunque, sarebbe la morte di quello che i media continuano a chiamare «un giovane tifoso», attributo che nulla in realtà ha a che vedere con le circostanze della morte di Sandri. «Poteva capitare a chiunque di trovarsi sulla linea di tiro», ha sottolineato il capogruppo del Prc, Gennaro Migliore, «deluso» dal ministro, che non ha speso parole «su come educare all’uso delle armi la polizia». Argomento ripreso anche da Pier Ferdinando Casini, che parla di inadeguatezza, ma non dei poliziotti, bensì delle risorse a loro destinate.
La versione del tragico errore trova una sponda nell’accusa di omicidio colposo addebitata al poliziotto indagato. Una ricostruzione che potrebbe venir contraddetta, in sede giudiziaria, da quel che ha riferito lo stesso ministro: «Sembra definitivamente accertato che lo sparo è avvenuto con le braccia tese, dall’altra parte dell’autostrada». Dunque, non in aria. Per questo Amato, pur ribadendo la fiducia nelle forze dell’ordine, ha affermato che gli accertamenti saranno fatti con «severità, perché essere poliziotti non esime dal rispetto delle regole».
Oggi diversi giornali, come il manifesto, aprono puntando l’indice proprio sulla mancata tempestività con cui la dinamica della morte di Sandri è stata resa nota, e Amato si difende argomentando che la violenza degli ultras è scoppiata prima che si avesse il tempo per i necessari accertamenti da parte del Viminale.
Il ministro difende anche l’operato di Manganelli, il capo della polizia: «Mi assumo la responsabilità politica della condivisione delle scelte che ha fatto il capo della polizia», il quale così agendo avrebbe evitato una «mattanza», ha dichiarato Amato. L’allusione è al fatto che la polizia ha evitato di intervenire, domenica sera, intorno allo stadio Olimpico, appunto per evitare ulteriori degenerazioni della situazione. Salvo sottolineare, dopo essere stato interrotto da alcuni deputati: «Io non voglio fare il capo della polizia. Io ne porto la responsabilità politica davanti al parlamento».
E se Alleanza nazionale e Lega incalzano Amato battendo sul tasto della sicurezza [e della repressione], il ministro non si fa trovare impreparato su quello che è diventato un vero tema «bipartisan» tra maggioranza e opposizione: «Oggi di prima mattina 5 persone sono state arrestate in flagranza differita a Taranto, 6 a Milano e 7 a Bergamo», ha detto il ministro, fermi che si vanno a sommare ai 4 di ieri a Roma. Questi arresti sono stati eseguiti grazie alla innovazione giudiziaria introdotta dopo la morte a Catania del funzionario di polizia Raciti, la flagranza differita, cui si aggiunge l’aggravante, da parte dell’accusa, di «terrorismo». Il che dà di che riflettere, dato che viene all’indomani di quella accusa di «devastazione e saccheggio» che viene mossa ai manifestanti al G8 di Genova.
Per il governo, nella persona di Giuliano Amato, quella del «terrorismo» è un’ipotesi da verificare. Nel frattempo, sono stati sospesi i campionati di B e di C. E le radio e i siti degli ultras non cessano di incitare allo scontro con la polizia.

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestini clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia