Sono in corso gli ultimi preparativi per la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne. L’appuntamento è per sabato 24 alle 14 in piazza della Repubblica, a Roma. Le adesioni arrivate da quando è stata convocata la manifestazione dalla rete Controviolenzadonne, meno di un mese fa, sono migliaia. Oltre quattrocento provengono da centri antiviolenza, associazioni femminili e femministe. Domani sono attesi pullman di manifestanti provenienti da venti città: Spoleto, Padova, Milano, Bari, Brindisi, Genova, Cagliari, Bologna, Parma, Viareggio, Gorizia, Arcavacata di Rende, Firenze, Terni, Perugia, Novara, Salerno, Torino, l’Aquila e Ascoli Piceno. Tutte le informazioni sono disponibili su www.controviolenzadonne.org.
La manifestazione dovrebbe dunque essere un successo, e sono in molti a volere appropriarsene. Oggi sono comparsi sui muri di Roma dei manifesti, firmati da Alleanza nazionale, con la scritta «Mai più violenza sulle donne». Non è l’unico tentativo di strumentalizzazione di un corteo che da subito ha affermato che la violenza di genere non è né un problema di ordine pubblico né di passaporto e non può essere risolta con una risposta securitaria. Non a caso la manifestazione di domani si aprirà con uno striscione che afferma: «La violenza degli uomini conto le donne comincia in famiglia e non ha confini».
Fin dall’inizio le promotrici hanno insistito su un dato, ricordato anche nell’appello che ha convocato la manifestazione: la violenza contro le donne avviene al 68 per cento a casa ed è commessa da mariti, conviventi, padre e fratelli. Nel 94 per cento dei casi non viene denunciata. Per ribadirlo ancora una volta, i collettivi della rete Controviolenzadonne [A/matrix, Aseemblea femminista via dei volsci 22, Centro donna L.I.S.A, Ferramenta, Infinite voglie, La mela di Eva, Luna e le altre, Martedì autogestito da femministe e lesbiche,Ribellale] hanno dichiarato ieri in un comunicato: «La violenza maschile contro le donne è una realtà drammatica e, purtroppo, è presente non nelle ‘pieghe più nascoste della nostra società’ bensì in quelle più visibili: la famiglia». La rete rifiuta l’adesione alla manifestazione «dell’Unione generale del lavoro [Ugl, il sindacato della destra] e degli altri soggetti che hanno aderito al Family day, che disconoscono l’autodeterminazione delle donne e sostengono le politiche razziste, familiste e ostili al riconoscimento dei diritti e della libertà di lesbiche, gay e trans, della destra reazionaria, rilanciate in grande stile da un governo che si definisce di sinistra».
Tra chi aderisce, la scelta «separatista», per il corteo, continua a fare discutere. Le promotrici della manifestazione, «di donne e per le donne», invitano tutte «ad accogliere la decisione dell’assemblea nazionale di organizzare una manifestazione di sole donne». «E’ importante – spiega Monica Pepe, una delle promotrici – che quella di sabato 24 sia una manifestazione di donne, per far valere la nostra autonomia politica. È importante però rispettare le esigenze di tutte. In fondo al corteo sfileranno organizzazioni, collettivi, gruppi e associazioni che hanno aderito scegliendo altre modalità».
Molti collettivi chiamano anche a marciare in nome delle donne che, nel mondo, sono coinvolte in lotte per difendere la propria dignità, dalle donne dell’India e alle contadine di Nandigram e di Singur, alle donne zapatiste, palestinesi, irachene…
Il numero di Carta settimanale in edicola da sabato 24, distribuito anche durante il corteo, dedica la copertina alla mobilitazione contro la violenza sulle donne: nel giornale troverete un reportage sul centro antiviolenza di Maddaloni, vicino Caserta, e un ampio servizio sulla manifestazione, oltre a dati sulla violenza di genere, a un’intervista alla sottosegretaria alle pari opportunità Donatella Linguiti e ad articoli di Bianca Pomeranzi, Barbara Spinelli e Valentina Stamerra, Imma Tucillo Castaldo, Lidia Campagnano e Lea Melandri.






