Non un omicidio con una chiara matrice politica, ma una banale rissa tra «balordi». Quattro mesi dopo la sentenza che ha condannato il 19enne
Vittorio Emiliani a 15 anni di carcere per l’omicidio volontario di Renato Biagetti, il gup Giovanni Giorgianni ha reso note le motivazioni di quella
decisione. E la lettura del provvedimento ha suscitato dubbi e rabbia nella famiglia e negli amici di Renato assassinato nell’agosto del 2006 lungo il litorale romano. «Le motivazioni insultano la memoria di Renato», affermano compagni e familiari. Per il gup si trattò di una rissa finita male perché qualcuno dei litiganti aveva con sé il coltello. Una ricostruzione contestata dai compagni di Biagetti: «Non ci fu nessuna colluttazione tra due gruppi la violenza è stata unilaterale. Inoltre gli avvocati denunciano che ancora non si è fatta chiarezza su alcuni aspetti fondamentali. Rispetto alle armi del delitto, non è mai stato trovato il secondo coltello che per la difesa è stato utilizzato dal minore, e rispetto alla mancata verbalizzazione delle ultime parole dette da Renato in ospedale. «Non è dalle aule di tribunale che uscirà mai la verità sull’omicidio», commenta Stefania, la mamma di Renato, che denuncia le omissioni e i depistaggi. Intanto l’avvocato difensore annuncia di voler procedere contro il minore in sede civile, per un risarcimento e perché «quella sede servirà per fare piena chiarezza sui fatti». informazioneindipendente.noblogs.org






