Lo avevano detto, lo avevano scritto in tutti i modi e lo hanno fatto: non si sono lasciate mettere «il cappello», le donne che avevano deciso, sabato 24, di manifestare contro la violenza maschile. Niente palco finale, perché «siamo tutte protagoniste». Invece La7, che al corteo a dedicato la diretta, ha pensato bene di installare in piazza Navona un gazebo dove intervistare le ministre Giovanna Melandri [politiche giovanili e attività sportive], Barbara Pollastrini [pari opportunità] e Livia Turco [salute]. Le tre ministre sono state accolte dal grido «vergogna, vergogna», il palco è stato occupato e le tre hanno dovuto lasciare la piazza in fretta, accompagnate da un grande applauso all’autonomia delle donne. Domenica, in un’intervista rilasciata a Repubblica, Giovanna Melandri ha qualificato le contestatrici come «poche, arrabbiate, violente, sciagurate, cretine». La ministra ha poi ammesso, ingenuamente: «Sto cominciando a realizzare adesso che questo è il vero punto: ce l´hanno con il governo per il pacchetto sicurezza. Per questo ci hanno contestato». Come dire che non aveva idea di quale fosse l’oggetto del corteo: cosa commentava, alla televisione? D’altra parte, lo stesso Tg3 ha omesso di citare il «pacchetto sicurezza», nel fare la cronaca della manifestazione.
E durante il corteo, in via Cavour, un altro «caso»: Stefania Prestigiacomo arrivata con la scorta, è stata accerchiata da manifestanti che l’hanno costretta ad andarsene, con lei lun’altra parlamentare di Forza Italia, Mara Carfagna. «Eravamo in piazza proprio per dire che quando una donna dice no è no, e così abbiamo fatto», spiega Marina di A/matrix, uno dei collettivi romani della rete Controviolenzadonne. Che aggiunge: «Questo corteo è solo l’inizio».
Un inizio piuttosto riuscito. C’erano almeno centomila donne, dietro lo striscione «La violenza degli uomini contro le donne comincia in famiglia e non ha confini», in una manifestazione in modo colorata, divertente e creativa. Moltissime donne, in grandissima quantità giovani, e anche qualche uomo, per ribadire che la prima causa di morte tra le donne è la violenza di mariti, conviventi, fratelli e conoscenti, e che contro questa violenza «familiare» non c’è soluzione securitaria che valga. Nel mirino delle manifestanti appunto il «pacchetto sicurezza», come ricordavano molti striscioni. Tra i tanti: «Se la violenza è in casa che ci faccio con più polizia?» e «La violenza entra in casa con le chiavi». C’erano anche molte donne migranti e tra di loro un gruppo di giovani donne rom.
Per Flavia D’Angeli, del comitato promotore [www.controviolenzadonne.org], «il successo della manifestazione, al di là di ogni nostra aspettativa, ha dimostrato le potenzialità del protagonismo delle donne. Sabato in piazza era evidente come il corteo fosse partito dal basso. La radicalità delle assemblee nazionali e l’esigenza di autonomia si sono ritrovate tra le donne presenti, sugli striscioni. Non a caso ci sono state forti critiche all’operato del governo. Le contestazioni delle donne politiche che tentavano di appropriarsi della piazza sono state l’esemplificazione del rifiuto di ogni delega e della strumentalizzazione della violenza sulle donne per fare passare strette repressive».
Quello che succederà ora ancora non è certo. Di sicuro, da sabato sera è iniziato un dibattito collettivo sul da farsi, e com’era prevedibile sono tornate anche le differenze che si erano manifestate prima del corteo. Giovedì 29 novembre un’assemblea cittadina a Roma [alle 18 a via dei volsci 22] discuterà la convocazione di una nuova assemblea nazionale, da tenersi probabilmente a metà gennaio.
Per ora, aggiunge Flavia, «non abbiamo richieste da fare al governo, come qualcuno ci ha chiesto all’indomani della manifestazione. Andremo avanti per allargare il coinvolgimento delle donne. Ma quello che rivendichiamo è un cambiamento culturale complessivo. Abbiamo qualcosa da dire a tutti gli uomini e poi, se interessa, teneteci d’occhio, che qualcosa verrà fuori».
In edicola fino al 30 novembre c’è un numero di Carta settimanale dedicato alla violenza di genere e ai movimenti delle donne.






