Centocinquantamila donne

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Sì è vero siamo incorreggibili, birichine, scalmanate e sciagurate. Siamo certamente pazze, nel voler scendere in piazza da sole e nel continuare a ripetere che la politica è anche–soprattutto–quella che fanno i movimenti e che si costruisce dal basso. A quanto pare siamo pure in tante: sabato abbiamo attraversato Roma in centocinquantamila, arrivate da tutta Italia. Siamo altresì testarde e, quando serve, di poche parole. E se abbiamo detto «no, è no».
Lo avevamo detto a proposito del palco, di presenze che volessero mettere sigle e cappelli ad un’iniziativa plurale e indipendente, apartitica ma non apolitica. L’ultima stupidaggine è sentirsi dire che siamo un altro simbolo dell’antipolitica. Abbiamo invece lanciato un inequivocabile segnale politico, nel dire chiaro e netto che per combattere la violenza maschile sulle donne non servono leggi o norme di impronta razzista e familista, o retoriche sulla sicurezza. Serve un ripensamento culturale di fondo, e se azioni istituzionali ci devono essere, che abbiano come interlocutrici privilegiate le migliaia di donne scese in piazza a Roma.
Tutto questo era chiaro dall’inizio, quindi abbiamo reagito al tentativo di appropriazione della piazza da parte di media e di politiche, come la ex ministra Prestigiacomo, venuta provocatoriamente anche scortata e ben sapendo di non avere nulla in comune con le nostre idee e pratiche.
La7, in particolare, ha tentato di trasformare la nostra manifestazione in una vetrina di presenze istituzionali estranee allo spirito e ai contenuti chiaramente espressi nella convocazione del corteo. Il nostro percorso non si fermerà qui, intendiamo continuare a prendere parola con la stessa radicalità con cui siamo scese in piazza. Ma lo faremo con i nostri tempi, senza inseguire l’agenda e le provocazioni dei media.

Foto della manifestazione

Tags assegnati a questo articolo: genere, violenza

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